Criogenesi ….una risposta alla morte?

Il 12 gennaio 1967, James Bedford, professore di psicologia dell’Università della California, fu ibernato all’età di 73 anni. Si tratta della prima ibernazione della storia e il suo corpo è tuttora conservato. Questa pratica, nota anche come criogenesi, si fonda sul concetto che un giorno sarà possibile riportare in vita persone che sono state “congelate” e che potranno essere guarite dalle malattie che hanno provocato la loro morte, grazie ad avanzate procedure scientifiche.

Per definizione, la criogenesi, o crionica, viene definita come la pratica di preservare la vita mettendo in pausa il processo di morte utilizzando temperature sotto lo zero con l’intento di ripristinare una buona salute con la tecnologia medica in futuro. Questa sorta di processo di “congelamento” è molto simile ad alcune strategie utilizzate nel mondo animale per sfuggire a condizioni estreme e severe.

Nonostante ciò, l’abbassamento della temperatura può essere indotto artificialmente, come nel caso dell’ipotermia terapeutica, una tecnica ampiamente utilizzata nella pratica clinica, per esempio durante la cardiochirurgia, in quegli interventi in cui il cuore deve essere fermato per molto tempo o nei casi di sofferenza cerebrale. In questi casi, però, la temperatura raggiunge i 32 gradi, e serve generalmente con lo scopo di limitare il danno cerebrale conseguente ad arresto cardiaco.

Il concetto alla base della criogenesi è molto simile a quanto appena descritto: essa consiste nell’abbassamento graduale ma rapido della temperatura corporea di persone dichiarate legalmente morte, fino al raggiungimento della temperatura dell’azoto liquido. Il tutto deve avvenire entro mezz’ora dalla morte: in questo modo il processo di decomposizione si blocca.ate queste premesse, è possibile l’ibernazione sull’uomo? Nel mondo sono tre le aziende che si occupano di criogenesi: l’Alcor in Arizona, il Cryonic Institute vicino a Detroit e il KryoRus in Russia. Il procedimento che viene applicato per portare a termine il processo di criogenesi prevede diverse fasi. La crioconservazione dipende dalla rapidità con cui può iniziare la procedura. Generalmente, questo processo viene iniziato subito, entro mezz’ora dal decesso. In questi primi minuti, immediatamente in seguito all’arresto cardiaco, gli organi sono ancora vitali. Di conseguenza, per evitare che il cervello subisca dei danni, la circolazione sanguigna e la respirazione vengono ripristinate artificialmente.

A questo punto, il paziente viene trasferito in un bagno di acqua ghiacciata e il suo sangue viene sostituito con una soluzione per la conservazione degli organi. I crioprotettori utilizzati vengono perfusi direttamente nel flusso sanguigno e sono necessari per impedire un congelamento incontrollato. Un abbassamento della temperatura troppo rapido può provocare la formazione di cristalli di ghiaccio, che possono danneggiare le membrane cellulari e causare danni a tutti gli organi, incluso il cervello.

Una volta raggiunta la corretta temperatura, i tecnici organizzano il trasferimento nelle sedi apposite dove effettuare la criogenesi.  Una volta arrivato a destinazione, i tecnici regolano la temperatura in modo da portare gradualmente il corpo a -196 ° C, che crioconserva il paziente allo stato solido ed, infine, trasferiscono il corpo in contenitori metallici, dove viene conservato a temperature inferiori allo zero, utilizzando azoto liquido. Il corpo del paziente è quindi protetto dal deterioramento e può essere conservato a lungo termine.Farsi ibernare non è sicuramente una cosa economica. I costi variano da centro a centro ma in ogni caso si aggirano intorno ai 50 mila dollari. Il più caro è il servizio di Alcor, che chiede circa 200 mila dollari per la criopreservazione di tutto il corpo e 80 mila per il solo cervello. Cryonics ha tarriffe leggermente inferiori, mentre la più economica è la KryoRus chiede 36 mila dollari per tutto il corpo e 18 mila per il cervello.Sarà possibile in futuro rianimare i corpi ibernati? A questa domanda non esiste una risposta certa. La fiducia nel progresso tecnologico e nelle scoperte scientifiche è uno dei pilastri su cui si fonda la criogenesi. Non solo, anche la certezza che la personalità e la memoria di un individuo rimangano integre all’interno della struttura del cervello anche quando la sua attività viene interrotta e che sarà possibile ripristinare la completa attività cerebrale delle persone criopreservate. Non ci sono risposte ad oggi a tutte queste ipotesi, poichè non esiste alcuna tecnica in grado di provarlo.Tuttavia, gli scienziati che la praticano credono fortemente nelle potenzialità di questa tecnica. Come mai? Nel corso degli ultimi anni alcuni studiosi sono stati in grado di riportare in vita campioni biologici, criopreservati e conservati in azoto liquido. Fra questi si contano interi insetti, alcuni tipi di anguille e molte tipi di tessuti umani e organi di mammiferi.

/biomedicalcue.it

Stecchiti. Le vite curiose dei cadaveri.

di Mary Roach

Pensate che una salma, possa essere solo un corpo inerte e da piangere?Leggete Le vite curiose dei cadaveri di Mary Roach e aprite la vostra mente a nuove interessanti opportunità.

 Ironica, brillante, a tratti comica, Mary Roach, ci trascina in un curioso viaggio.

Per esempio, potete scegliere di trascorrere un soggiorno presso la Body Farm di Alcoa Hwy, dove polizia scientifica e medicina legale studiano la decomposizione di corpi lasciati all’aperto in preda alle più diverse condizioni atmosferiche. Lo scopo? Migliorare sempre di più i metodi utilizzati per stabilire l’ora di decesso, procedura che in un’indagine investigativa ha indubbiamente la sua rilevanza.

Se preferite invece attività più adrenaliniche, perché non aiutare le case automobilistiche a rendere più sicure le automobili, diventando omini di crash test? Infatti i manichini utilizzati (i famosi dummies) sono tarati su corpi veri affinché la simulazione dei danni sia il più accurata possibile e si possano raggiungere livelli di sicurezza sempre più elevati.

Non dimentichiamo, naturalmente, il campo medico. A meno che non vogliate prestarvi al vostro prossimo ricovero come cavia per uno specializzando chirurgo, l’utilità della donazione di corpi alla scienza medica è innegabile, sia per la sperimentazione di nuove procedure che per la pratica sul campo.

Insomma, possiamo pensare ad una uscita di scena originale, e probabilmente utile!