Pensare ad un ELOGIO

La parola elogio deriva dal greco per "lode"

In termini di funerale, un elogio funebre è un'opportunità per tenere un discorso commemorativo. Permette il tempo di ricordare e concentrarsi sulla persona che è morta. L'elogio funebre medio di solito dura tra i 5 ei 10 minuti. Non c'è molto tempo per illustrare una persona e la sua vita, quindi è importante essere concisi e usare il tempo in modo efficace.

La maggior parte di noi ritiene importante che la vita e la personalità del defunto siano ben rappresentate durante una cerimonia funebre. Un celebrante verrà addestrato su come scrivere e pronunciare un buon elogio funebre. Tuttavia qualcuno che non conosceva il defunto potrebbe non essere la persona più adatta per fornire questa parte del servizio. I membri della famiglia potrebbero sentirsi incapaci di parlare da soli e preferirebbero che l'elogio fosse pronunciato da un amico o da qualcuno che conosceva bene la persona amata.

Essere invitato a scrivere un elogio funebre è un onore ma può anche sembrare un compito arduo: da dove inizi?

Prima di tutto questo non è qualcosa da affrettare, quindi concediti un sacco di tempo. Parlare con gli amici e la famiglia del defunto è un buon punto di partenza. Fai domande, ottieni informazioni, condividi aneddoti e ricordi divertenti.

Pensa a chi ti rivolgerai. Non tutti al funerale conosceranno molto bene il defunto, quindi è utile includere una "storia in vaso" sintetica e informativa della loro vita. Dove hanno lavorato, vissuto, socializzato, praticato hobby ecc. Potresti menzionare familiari o amici intimi nel discorso. Un buon elogio funebre avrà un equilibrio di fatti, storie e umorismo. È facile cadere nella trappola di scrivere un pezzo molto formale, ma il tuo pubblico si impegnerà molto di più se il tono è leggero e colloquiale. Scrivi dal cuore e non affinare troppo il tuo discorso. Soprattutto, sii onesto nel tuo elogio, non ha senso descrivere un santo o parlare di qualità straordinarie che la persona non possedeva!

Dopo aver redatto un discorso scritto, provalo con alcune persone diverse, idealmente questo dovrebbe includere un membro della famiglia del defunto. Sicuramente migliorerà la tua fiducia se sai che le tue parole hanno l'approvazione della famiglia. Ricorda anche che anche l'elogio più bello scritto può essere rovinato se l'oratore si limita a leggere le parole dalla pagina. Prova e familiarizza con il discorso in modo che fluisca quando vieni a pronunciarlo. Probabilmente ti sentirai apprensivo ed emotivo mentre parli, quindi è utile avere delle note davanti a te, come promemoria delle parole chiave.

È immensamente soddisfacente aver pronunciato un elogio funebre di successo. Può essere una grande fonte di conforto per le famiglie che sentono che tu e loro avete reso giustizia alla memoria della persona amata.



fonte:https://www.funeralmagazine.co.uk/eulogy/

Pensieri

La vita e la morte sono due eventi che accadono a tutti, ma nessuno sa veramente come funzionino. La vita è come un gioco di roulette: non sai mai quale sarà il tuo prossimo passo o se avrai la fortuna di vincere o perdere. E la morte? Beh, è come il commesso del gioco: ti aspetta sempre alla fine.

La vita è piena di alti e bassi, momenti felici e momenti tristi, e proprio quando pensi di avere tutto sotto controllo, ti ritrovi a dover affrontare un nuovo ostacolo. E poi c’è la morte, che arriva senza preavviso, senza che tu possa farci niente, come un fulmine a ciel sereno.

Ma la vita e la morte non sono solo una questione seria, sono anche piene di ironia. Pensa solo a quanto sia divertente vivere solo per morire alla fine. O come ci preoccupiamo di cose futili come il lavoro, il denaro o la fama, quando alla fine moriremo comunque.

Insomma, la vita e la morte sono una vera e propria barzelletta, ma alla fine è meglio non prenderle troppo sul serio e godersi il viaggio, per quanto folle e caotico possa essere. Perché, come dice il vecchio adagio, “non è la destinazione, ma il viaggio che conta”.

Criogenesi ….una risposta alla morte?

Il 12 gennaio 1967, James Bedford, professore di psicologia dell’Università della California, fu ibernato all’età di 73 anni. Si tratta della prima ibernazione della storia e il suo corpo è tuttora conservato. Questa pratica, nota anche come criogenesi, si fonda sul concetto che un giorno sarà possibile riportare in vita persone che sono state “congelate” e che potranno essere guarite dalle malattie che hanno provocato la loro morte, grazie ad avanzate procedure scientifiche.

Per definizione, la criogenesi, o crionica, viene definita come la pratica di preservare la vita mettendo in pausa il processo di morte utilizzando temperature sotto lo zero con l’intento di ripristinare una buona salute con la tecnologia medica in futuro. Questa sorta di processo di “congelamento” è molto simile ad alcune strategie utilizzate nel mondo animale per sfuggire a condizioni estreme e severe.

Nonostante ciò, l’abbassamento della temperatura può essere indotto artificialmente, come nel caso dell’ipotermia terapeutica, una tecnica ampiamente utilizzata nella pratica clinica, per esempio durante la cardiochirurgia, in quegli interventi in cui il cuore deve essere fermato per molto tempo o nei casi di sofferenza cerebrale. In questi casi, però, la temperatura raggiunge i 32 gradi, e serve generalmente con lo scopo di limitare il danno cerebrale conseguente ad arresto cardiaco.

Il concetto alla base della criogenesi è molto simile a quanto appena descritto: essa consiste nell’abbassamento graduale ma rapido della temperatura corporea di persone dichiarate legalmente morte, fino al raggiungimento della temperatura dell’azoto liquido. Il tutto deve avvenire entro mezz’ora dalla morte: in questo modo il processo di decomposizione si blocca.ate queste premesse, è possibile l’ibernazione sull’uomo? Nel mondo sono tre le aziende che si occupano di criogenesi: l’Alcor in Arizona, il Cryonic Institute vicino a Detroit e il KryoRus in Russia. Il procedimento che viene applicato per portare a termine il processo di criogenesi prevede diverse fasi. La crioconservazione dipende dalla rapidità con cui può iniziare la procedura. Generalmente, questo processo viene iniziato subito, entro mezz’ora dal decesso. In questi primi minuti, immediatamente in seguito all’arresto cardiaco, gli organi sono ancora vitali. Di conseguenza, per evitare che il cervello subisca dei danni, la circolazione sanguigna e la respirazione vengono ripristinate artificialmente.

A questo punto, il paziente viene trasferito in un bagno di acqua ghiacciata e il suo sangue viene sostituito con una soluzione per la conservazione degli organi. I crioprotettori utilizzati vengono perfusi direttamente nel flusso sanguigno e sono necessari per impedire un congelamento incontrollato. Un abbassamento della temperatura troppo rapido può provocare la formazione di cristalli di ghiaccio, che possono danneggiare le membrane cellulari e causare danni a tutti gli organi, incluso il cervello.

Una volta raggiunta la corretta temperatura, i tecnici organizzano il trasferimento nelle sedi apposite dove effettuare la criogenesi.  Una volta arrivato a destinazione, i tecnici regolano la temperatura in modo da portare gradualmente il corpo a -196 ° C, che crioconserva il paziente allo stato solido ed, infine, trasferiscono il corpo in contenitori metallici, dove viene conservato a temperature inferiori allo zero, utilizzando azoto liquido. Il corpo del paziente è quindi protetto dal deterioramento e può essere conservato a lungo termine.Farsi ibernare non è sicuramente una cosa economica. I costi variano da centro a centro ma in ogni caso si aggirano intorno ai 50 mila dollari. Il più caro è il servizio di Alcor, che chiede circa 200 mila dollari per la criopreservazione di tutto il corpo e 80 mila per il solo cervello. Cryonics ha tarriffe leggermente inferiori, mentre la più economica è la KryoRus chiede 36 mila dollari per tutto il corpo e 18 mila per il cervello.Sarà possibile in futuro rianimare i corpi ibernati? A questa domanda non esiste una risposta certa. La fiducia nel progresso tecnologico e nelle scoperte scientifiche è uno dei pilastri su cui si fonda la criogenesi. Non solo, anche la certezza che la personalità e la memoria di un individuo rimangano integre all’interno della struttura del cervello anche quando la sua attività viene interrotta e che sarà possibile ripristinare la completa attività cerebrale delle persone criopreservate. Non ci sono risposte ad oggi a tutte queste ipotesi, poichè non esiste alcuna tecnica in grado di provarlo.Tuttavia, gli scienziati che la praticano credono fortemente nelle potenzialità di questa tecnica. Come mai? Nel corso degli ultimi anni alcuni studiosi sono stati in grado di riportare in vita campioni biologici, criopreservati e conservati in azoto liquido. Fra questi si contano interi insetti, alcuni tipi di anguille e molte tipi di tessuti umani e organi di mammiferi.

/biomedicalcue.it