RITI FUNEBRI NELL’ANTICA GRECIA


Ai tempi di Omero i funerali per i personaggi di spicco erano spesso accompagnati da giochi di tipo sportivo, organizzati in onore del defunto e da vari sacrifici, che mettevano in risalto l’elevato status sociale del morto e della sua famiglia, ostentando pubblicamente le ricchezze e le risorse di cui disponeva; col passare del tempo, però, le città-stato introdussero delle leggi volte a limitare e a contenere queste ostentazioni esagerate di opulenza.
Più raro il caso in cui il defunto, invece di essere arso, veniva sepolto in una tomba a forma di rettangolo insieme ad armi, gioielli e oggetti di uso quotidiano che gli erano appartenuti in vita, ai quali veniva aggiunta un’urna in cui i familiari e gli amici potevano mettere le loro offerte di vino e miele ogni volta che visitavano il tumulo. In alcune città-stato, come ad esempio Sparta, venne in seguito proibito per legge tumulare cibo e oggetti con il morto.

Dei e mitologia

Suggestiva è la mitologia greca legata all’Aldilà, con le sue divinità funerarie come il tenebroso Ade, fratello di Zeus e di Poseidone, che regna incontrastato nell’Oltretomba in qualità di dio degli Inferi; Thanatos, temibile personificazione della morte naturale, fratello di Hypnos, il sonno; le Keres, che nelle opere di Omero incarnano la morte violenta, e, infine, le Moire: Cloto, Lachesi e Atropo, che tessono e tagliano il filo del destino di ogni essere umano, decretandone così ineluttabilmente il decesso, le quali simboleggiano in maniera davvero efficace l’aleatorietà della vita umana e l’impotenza di ogni essere vivente davanti al proprio sconosciuto destino di morte. Nemmeno gli dei più potenti, infatti, potevano restituire la vita al defunto una volta avvenuta la rescissione del filo da parte di Atropo.

L’Oltretomba greco, molto più di quello dell’antico Egitto, rimanda a considerazioni filosofiche sulla natura della morte e sulla precarietà dell’esistenza, riflettendo le inclinazioni profondamente pensose di una cultura che in Occidente è stata la culla dell’arte e della filosofia così come ancora oggi vengono spesso pensate. Rappresentazioni pittoriche o scultoree di vari episodi legati alla discesa agli Inferi attestano con vividezza l’interesse mostrato per l’ignoto e il misterioso da parte dei vari strati della popolazione greca. La rappresentazione dell’Aldilà greco è poi stata accolta nella cultura dell’antica Roma, che ha fatto proprie leggende e figure mitologiche preesistenti, modificando i nomi delle divinità e amalgamando le loro caratteristiche con quelle di dei autoctoni. Immortale e indimenticabile la discesa agli Inferi di Enea, eroe tragico, nell’Eneide di Virgilio.

Linda Savelli: dottoressa in tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità e filosofa

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