La vita è un film; la morte è una fotografia. – Susan Sontag

Il fotogiornalismo, in particolare, è intrinsecamente legato al soggetto, poiché, sin dal suo inizio, è stato saldamente fondato sulla guerra, con Roger Fenton, Valle dell’ombra della morte, (uno degli oltre trecento catturati durante la guerra di Crimea) la prima rappresentazione iconica di questo tipo. Come tutte le sue immagini, la morte umana non è raffigurata, ma le centinaia di palle di cannone che tappezzano la strada, simboleggiano lo spargimento di sangue che ha avuto luogo lì.

Gli ultimi anni hanno visto immagini sorprendenti che rappresentano la morte di un tipo diverso: quella del nostro pianeta. Poche regioni esemplificano questa distruzione ecologica in modo più vivido della foresta pluviale amazzonica; il più grande del mondo, comprende oltre la metà della restante foresta pluviale della terra, ma è in rapido declino, accelerato in modo drammatico dai recenti incendi che hanno avvolto gran parte della regione.

Fotografo spagnolo Sebastián Liste ha documentato gran parte della devastazione, inclusa questa straordinaria immagine di una chiesa travolta dalle fiamme. Intriso di simbolismo apocalittico: il bagliore infernale delle fiamme che penetrano nell’oscurità; la croce solitaria; agisce sia come un cupo testamento degli incendi, sia come potente metafora della distruzione del nostro pianeta nel suo complesso.

Come abbiamo visto, il rapporto della fotografia con la morte è sia lungo che storico; un rapporto che ha prodotto alcune delle immagini più importanti della storia e che senza dubbio continuerà. L’incombente ineludibilità della morte lo rende un argomento che risuona profondamente con tutti noi.

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