Il capolavoro che segna una vera e propria svolta nella produzione artistica di Pina Bausch è “Café Müller”, nel quale si possono intuire anche gli echi del suo passato di giovane lavoratrice nel ristorante paterno. Si tratta di quaranta minuti di danza su musica di Henry Purcell, con sei interpreti, compresa la stessa coreografa. In esso c’è la scoperta del verbo, della parola e di un’intera gamma di suoni originari, sintomatici di emozioni forti e pure, altamente sceniche e di grande impatto, come il ridere e il piangere, oltre a suoni più forti e talvolta di rottura, come urla, sussurri improvvisi, colpi di tosse e piagnucolamenti.
Anche con lo spettacolo del 1980, “Ein Stück von Pina Bausch”, si può vedere ancora più chiaramente dove sia arrivato il lavoro della coreografa tedesca, ormai lanciatissima nel suo neo-espressionismo coreutico, se così si può chiamare. Il ballerino, la sua figura, si “trasforma” in persona, che si muove e vive la scena con abiti quotidiani, facendo cose anche solite, e creando così una sorta di scandalo negli edulcorati ambienti del balletto europeo. Le accuse di un certo tipo di critica sono forti e Pina Bausch viene anche tacciata di volgarità e cattivo gusto, soprattutto da parte della critica americana. C’è troppo realismo, a dire di alcuni, nei suoi innovativi lavori.
Inizialmente sposata con l’olandese Rolf Borzik, scenografo e costumista , si lega a Ronald Kay, che resta per sempre il suo compagno, dandole anche un figlio, Salomone.
Nel 2009 si lancia in un impegnativo progetto cinematografico in 3D realizzato dal regista Wim Wenders, il quale però si interrompe con la morte improvvisa proprio della coreografa. Pina Bausch muore il 30 giugno 2009, a Wuppertal, all’età di 68 anni.

