Le metafore religiose di Einstein

Einstein qualche volta usò metafore religiose per sostenere le sue idee, come quando, per sottolineare la sua difficoltà ad accettare la casualità insita nella meccanica quantistica scrisse a Bohr che “Dio non gioca a dadi con l’universo”, ma la sua visione religiosa era molto personale. Criticò l’ateismo dichiarato di Bertrand Russell, sostenendo che “La convinzione profondamente appassionante della presenza di un superiore potere razionale, che si rivela nell’incomprensibile universo, fonda la mia idea su Dio”. In un articolo sul New York Times Magazine del 9 novembre 1930, scrisse che “È difficile spiegare questo sentimento [la religione cosmica] a qualcuno che ne è completamente privo, specialmente se non esiste nessuna raffigurazione antropomorfica che possa corrispondere. (…) L’esistenza di ognuno di noi viene percepita come una specie di prigione e ricerchiamo un’esperienza dell’universo come un singolo significante tutto. I geni religiosi di tutte le epoche si sono distinti per questo tipo di sentimento religioso, che non concepisce né dogma né Dio a immagine dell’uomo; e così non ci possono essere chiese i cui principali insegnamenti siano basati su questi principi”. Il padre della relatività tuttavia non mescolò mai le sue idee religiose con la sua attività scientifica, e Andrews è abbastanza accorto da ammetterlo. La sua tesi non è rozza e non vuole appropriarsi di Einstein come persona, ma delle sue idee come scienziato. Per farlo, intavola una lunga discussione filosofica e ripercorre le tappe della nascita della teoria di Einstein per sostenere che l’assoluta separazione tra oggetto e soggetto della concezione prima meccanicista e poi positivista dell’universo è stata messa in crisi dalla relatività, che mette necessariamente in relazione il fenomeno osservato con l’osservatore. “In tutta l’opera di Einstein, l’universo meccanicista si dimostrò insoddisfacente. Ciò fu reso evidente dalla scoperta del campo elettromagnetico e dal fallimento della fisica newtoniana di spiegarlo con concetti meccanicisti. Poi ci fu la scoperta delle geometria quadridimensionale e, con essa, l’idea che le strutture geometriche della fisica newtoniana non potevano essere separate dai cambiamenti nello spazio e nel tempo che la teoria dei campi comportava. (…) Einstein utilizzò Newton e le equazioni differenziali di Maxwell nella teoria dei campi per sviluppare un tipo di razionalità chiamata invarianza matematica. L’invarianza matematica stabilì un’autentica ontologia nella quale il soggetto coglie le strutture oggettive e l’intrinseca intellegibilità dell’universo”.

“Le categorie di Einstein non sono una qualche forma di a priori kantiano, ma concetti che sono liberamente inventati e si devono giudicare in base alla loro utilità, alla loro capacità di promuovere l’intelligibilità del mondo, che dipende dall’osservatore. La differenza tra il suo pensiero e quello di Kant sta proprio in questo fatto: Einstein comprende le categorie come invenzioni libere invece che come inalterabili(condizionate dalla natura della comprensione). Einstein dichiara che in fisica il reale va considerato come un tipi di programma, al quale non si è obbligati a legarsi a priori”. Capita l’antifona? Con quei cattivoni di Newton e Kant dio era stato cacciato dalla casa della fisica, con Einstein egli può rientrare dalla finestra della libera invenzione! Sconfitto il dualismo epistemico, Einstein ridarebbe fiato alla teologia scientifica, curioso ossimoro che si ripete nell’articolo di Andrews, il quale può così affermare senza ritegno che“Se il mondo è in realtà una creazione di Dio, allora esiste un terreno ontologico per un impegno teologico nelle scienze della natura. Non è un impegno arbitrario, che regredisce all’impegno newtoniano, ma è un dialogo naturale, basato sulla fede fondamentale che il Dio di cui parla la teologia cristiana è lo stesso Dio che creò il mondo che le scienze naturali investigano”. Così l’autore può concludere che “L’influenza di Einstein sulla teologia naturale ha giocato un ruolo rivitalizzante fornendo dati matematici e fisici che supportano la conclusione metafisica che Dio esiste. L’impatto indelebile di Albert Einstein non ha separato la scienza dalla religione, al contrario, sembra che abbia fatto precisamente l’opposto”. E anche Einstein è arruolato nell’Armata del Bene.

Tratto da Max L. E. Andrews (2012). “Albert Einstein and Scientific Theology

Funerali del futuro? La Svezia vede un netto aumento delle sepolture senza cerimonia

Il numero di persone che seppelliscono i loro parenti morti senza alcuna cerimonia ufficiale è in rapido aumento in Svezia, da meno di 2% un decennio fa a 8% quest’anno. In molte grandi città, i corpi di circa una persona deceduta su dieci vengono trasferiti direttamente dall’ospedale in un crematorio, con le ceneri spesso disperse o sepolte dal personale in anonimi parchi commemorativi.

Secondo La Swedish Funeral Home Association, che ha diffuso i dati, tali sepolture sono estremamente rare in altri paesi. Sebbene secondo i nuovi dati del più grande direttore funebre del Regno Unito, Co-op Funeralcare, sono anche in aumento nel Regno Unito – con uno nei funerali 25 essendo cremazioni dirette, forse ispirate al compianto musicista David Bowie.

Una spiegazione per la loro popolarità in Svezia potrebbe essere che lo sia uno dei più laici paesi nel mondo, e spesso resiste alla tradizione. Ma con la maggior parte dei giovani nei paesi europei 12 riferendo che non hanno fede, potrebbe decollare anche altrove? E significa che i rituali in generale stanno per uscire?

In Svezia, il numero di fedeli regolari è in calo da qualche tempo e continua a farlo. Sembra che i rituali tradizionali della chiesa non attraggano persone moderne e secolari, che possono sentirle insignificanti.

 necrologi offrono un’altra visione di come gli svedesi si stiano allontanando dalla religione. Oggi, i simboli usati nei necrologi per riferirsi al defunto sono spesso segni indicativi piuttosto che la croce tradizionale, che originariamente indicava la vita eterna. Un orsacchiotto può essere usato quando il defunto è un bambino, una barca a vela per il marinaio, fiori per un amante della natura e così via.

E i funerali stanno cambiando da tempo. Mentre la maggior parte dei funerali sono ancora effettuato dalla chiesa, alcuni optano per cerimonie non religiose. Oggi in molti paesi occidentali vengono spesso suonate canzoni pop o ballate amate dai defunti piuttosto che inni religiosi tradizionali. Uno storico popolare canzone funebre svedese era basato sull’immagine del paradiso come “una città sopra le nuvole”, con “spiagge affogate dal sole”.

Ma quel messaggio non fa appello alla persona moderna. Le persone non religiose non ripongono le loro speranze nell’aldilà. È la vita qui e ora che deve essere realizzata. Questo si riflette in una canzone dal famoso film svedese Come è in paradiso che ora viene spesso suonato anche ai funerali: “E il paradiso che pensavo esistesse … lo troverò qui da qualche parte … Voglio sentire di aver vissuto la mia vita”.

Con questi nuovi rituali incentrati sull’individuo, incentrati sulla vita presente piuttosto che sull’aldilà, non sorprende che molti svedesi siano seppelliti senza alcuna cerimonia. Spesso ci sono richieste di diffusione della cenere in luoghi a cui il defunto era stato collegato, come il mare.

In molti di questi casi, il defunto aveva richiesto una simile sepoltura, a volte perché non voleva creare lavoro extra per i loro parenti. In altri casi, è una decisione finanziaria, oppure i parenti non potevano concordare su quale cerimonia dovesse essere usata.

A volte non ci sono parenti – la Svezia ha maggior numero di persone che vivono sole nel mondo.

Ma quanto è probabile che questo tipo di funerale diventerà una pratica standard – in Svezia o altrove? Probabilmente è improbabile che accada presto. Molte persone in lutto sentono il bisogno di segnare la fine di una vita in qualche modo – qualcosa che si adatta anche all’individualismo. Detto questo, è probabile che i funerali non religiosi e le cerimonie private diventeranno più comuni dei funerali tradizionali nei paesi sempre più secolari negli anni a venire.

La ricerca ha anche dimostrato che Internet offre un nuovo modo di piangere, dando la vita eterna ai morti via Facebook per esempio. Ciò consente ad altri di inviare saluti di compleanno o condividere ricordi dei morti il ​​giorno della loro morte – una sorta di cerimonia.

È chiaro che, nonostante la secolarizzazione, la modernità e l’individualizzazione, i rituali non stanno scomparendo, stanno solo cambiando forma e adattandosi a nuovi contesti.

Questo articolo è ripubblicato da The Conversation sotto una licenza Creative Commons. 

Anne-Christine Hornborg, Professoressa emerita di Storia delle religioni, Università di Lund.