La perdita di un animale domestico

Affrontare la perdita di un animale domestico è un’esperienza profondamente toccante, un passaggio emotivo che lascia un’impronta indelebile nell’anima. Quando un compagno a quattro zampe se ne va, non perdiamo solo un animale, ma un confidente silenzioso, un rifugio emotivo, una presenza costante che ha scandito il ritmo delle nostre giornate con affetto e dedizione incondizionata. Il legame che si crea con un animale è fatto di momenti semplici ma straordinari: lo sguardo complice, l’entusiasmo nell’attesa di una carezza, il conforto muto nei momenti difficili.

La loro partenza segna un’assenza che si fa sentire ovunque: nel silenzio improvviso della casa, nell’abitudine di aspettarsi una coda scodinzolante dietro la porta, nel vuoto lasciato da una routine costruita insieme. È un lutto autentico, eppure troppo spesso sottovalutato dalla società, che tende a minimizzare la profondità di questo dolore. Invece, per chi ha condiviso la propria vita con un animale, la perdita può essere devastante, simile a quella di un familiare. Non si tratta solo di una compagnia, ma di un amore puro, privo di filtri, che ha arricchito la nostra esistenza in modi che solo chi lo ha vissuto può comprendere.

Il dolore del distacco si manifesta in forme diverse: c’è chi si trova a fare i conti con il senso di colpa, chiedendosi se avrebbe potuto fare di più, e chi sperimenta una sensazione di solitudine profonda, perché quell’amico silenzioso che c’era sempre, ora non c’è più. A volte, il lutto per un animale è accompagnato da sintomi fisici come stanchezza, insonnia, perdita di appetito. Si tratta di una reazione naturale: quando perdiamo qualcuno che amiamo, il nostro equilibrio emotivo e fisico viene scosso.

Oltre all’aspetto emotivo, la perdita di un animale porta con sé implicazioni pratiche ed economiche che spesso vengono trascurate fino all’ultimo momento. Le cure veterinarie nelle fasi finali della vita possono essere particolarmente costose, soprattutto se si opta per trattamenti palliativi o cure intensive. Anche il momento dell’addio comporta delle scelte: esistono diverse opzioni per la cremazione, che può essere individuale o collettiva, e per la sepoltura in appositi cimiteri per animali. Alcuni preferiscono mantenere con sé un ricordo tangibile, attraverso urne commemorative, gioielli contenenti una piccola parte delle ceneri o addirittura la piantumazione di un albero in loro memoria.

Negli ultimi anni sono nate numerose agenzie specializzate che offrono servizi di commemorazione e gestione della perdita, supportando i proprietari in un momento così delicato. Alcune realizzano rituali di addio personalizzati, altre offrono spazi dedicati dove poter visitare il proprio animale, mantenendo un legame tangibile con il suo ricordo. Questi servizi non solo aiutano a dare dignità al passaggio dell’animale, ma forniscono anche un aiuto psicologico per chi rimane, facilitando il percorso di elaborazione del lutto.

Come si affronta, dunque, un dolore così profondo? Non esiste una risposta universale, ma alcuni gesti possono aiutare a trasformare il senso di perdita in un omaggio all’amore condiviso. Creare un album di foto o un diario con i ricordi più belli, scrivere una lettera al proprio animale esprimendo gratitudine per il tempo passato insieme, o dedicare uno spazio speciale della casa ai suoi oggetti più cari sono modi per mantenere vivo quel legame. Alcuni trovano conforto nell’aiutare altri animali in difficoltà, facendo volontariato in rifugi o adottando un nuovo compagno quando si sentono pronti. Non per sostituire chi non c’è più, ma per dare nuova vita a quell’amore che continua a esistere dentro di noi.

Affrontare il lutto per un animale non significa dimenticare, ma imparare a custodire i ricordi senza che il dolore li offuschi. Ogni lacrima versata è il riflesso di un amore profondo, di una connessione speciale che nemmeno la morte può cancellare. Invece di concentrarci sulla perdita, possiamo scegliere di ricordare con gratitudine ciò che il nostro animale ci ha donato: la sua lealtà, la sua gioia di vivere, il suo affetto sincero. Perché alla fine, l’amore che abbiamo ricevuto e dato resta la cosa più importante e continuerà a vivere dentro di noi, per sempre.

I Funerali del Futuro

Mentre il mondo cambia rapidamente, anche i riti funebri stanno evolvendo per adattarsi alle esigenze e ai valori della società moderna. Esploriamo come i funerali del futuro potrebbero essere ecosostenibili, personalizzati e abbracciare le nuove tecnologie per onorare i defunti in modo più significativo.

Tecnologie Innovative per l’Addio

Ologrammi Commemorativi

Proiezioni tridimensionali dei defunti permetteranno ai parenti di interagire con il loro essere amato anche dopo la scomparsa.

Servizi Digitali

Piattaforme online faciliteranno la condivisione di memorie, foto e video per celebrare la vita del defunto.

Funerali Virtuali

Persone in tutto il mondo potranno partecipare ai riti funebri in remoto, attraverso realtà aumentata e videoconferenze.

Opzioni di Sepoltura Ecosostenibili

Tombe Ecologiche

Tombe biodegradabili e pratiche funebri a basso impatto ambientale come la cremazione a freddo diverranno più diffuse.

Foreste Cimiteriali

Aree naturali adibite a sepoltura, dove le salme vengono inserite nel suolo per nutrire nuova vita, senza monumenti permanenti.

Personalizzazione e Digitalizzazione dei Riti

Servizi su Misura

Famiglie potranno creare cerimonie uniche che riflettono la vita e i valori del defunto.

Memorie Digitali

Ricordi, messaggi e omaggi virtuali sostituiranno gradualmente i fiori e gli oggetti fisici.

Tecnologie Emozionali

Esperienze immersive come realtà virtuale e contenuti multimediali arricchiranno i momenti di lutto e di celebrazione.

Sfide e Opportunità per un Futuro più Umano

Mantenere la Dignità

Garantire che le nuove tecnologie e i servizi funebri rafforzino anziché diminuire l’umanità e il rispetto per i defunti.

Accessibilità per Tutti

Assicurare che le opzioni future siano accessibili indipendentemente dalle condizioni economiche o dalle capacità tecnologiche.

Tradizioni Rispettate

Preservare e incorporare riti e credenze tradizionali per onorare la storia e la cultura di ogni comunità.

Forse non esaustive ma sicuramente vicine al nostro futuro.

Claudio

La morte rappresenta nell’arte.

Il soggetto della morte nell’arte è stato rappresentato nel corso dei secoli con vari stili passando dapprima dall’antichissima tecnica del mosaico. Proprio l’opera presente a Napoli assunse un ruolo simbolico, anticipando quelle che saranno anche delle successive rielaborazioni sul tema.

In questo mosaico il teschio è appeso ad un filo di piombo che dondola sopra una farfalla posta sopra una ruota. È proprio qui che troviamo tutti gli elementi simbolici che poi hanno dato il titolo all’opera Memento Mori. Il teschio rappresenta la morte, la farfalla l’anima, la ruota la fortuna.

Nel corso del Medioevo santi, soldati, e uomini in generale sono stati raffigurati mentre vengono trafitti da una lama o uccisi nel peggiore dei modi. Osservandoli notiamo chi i loro volti sono praticamente impassibili mentre subiscono le più atroci torture e non possiamo fare altro che accennare ad un sorriso. Quello che pensiamo è: “muoiono in modo atroce, e non gliene importa nulla!”

La domanda che sorge spontanea è: perché?

Osservando in particolar modo le figure dei santi notiamo che questi sono quasi contenti. Il motivo risiederebbe nel fatto che il santo, in quanto tale, è sicuro della sua ascesa diretta in Paradiso, per cui non la sua morte non può essere drammatica.

Diverso è il caso della morte di un uomo normale. Il guerriero è consapevole che prima o poi morirà, l’uomo comune invece probabilmente preferisce non immaginare cosa accadrà dopo la sua morte. Ciò si basa sul fatto che durante il Medioevo la Chiesa cercava di incutere paura affermando di non dover cedere al peccato per poter raggiungere il Paradiso.

È solo con la pittura di Giotto che i personaggi inizieranno a cambiare, si comincerà a preferire la rappresentazione della realtà rispetto ad immagini idealizzate.A partire dalla seconda metà del Duecento nasce l’iconografia della Morte chiamata anche La Nera Signora, che rimarrà tale fino alle fine del Seicento. Si tratta di uno scheletro animato, spesso sorridente, che in alcuni casi conserva ancora brandelli di pelle.

L’enorme affresco Trionfo della Morte, eseguito nel 1446 e conservato presso la Galleria Regionale della Sicilia nel Palazzo Abatellis di Palermo, è forse l’opera più rappresentativa di questa iconografia.

In questo affresco troviamo la Morte mentre fa irruzione in un rigoglioso giardino a dorso del suo destriero, anch’egli ridotto quasi a scheletro, e scaglia frecce a uomini e donne sotto gli occhi quasi indifferenti di alcuni personaggi.

Nonostante la scena risulti fortemente drammatica e il contrasto tra la vita e la morte sia evidente, non compare neanche una goccia di sangue.

Un’altra opera fortemente drammatica è il dipinto di Alessandro Magnasco, Furto Sacrilego. La scena è tratta da un evento realmente accaduto: un furto avvenuto presso la chiesa di Santa Maria di Campomorto a Siziano, nei pressi di Pavia. In questo dipinto gli scheletri trascinano negli inferi i ladri che avevano profanato la chiesa. Realizzata nel 1731-1735, è oggi conservata presso il Museo Diocesano di Milano.

La morte nell’arte non la ritroviamo solo tramite personificazioni animate della morte stessa, ma anche ad esempio attraverso la figura del teschio. La ritroviamo in alcuni dipinti di santi, in particolar modo sulla figura di San Girolamo.

Il santo è raffigurato come un uomo anziano, nudo, e avvolto solo da un drappo rosso. A volte ai suoi piedi è presente il cappello da Cardinale a dimostrazione che egli rinuncia alla gloria terrena.

Molto più spesso è rappresentato nell’atto di scrivere nel suo studio, o nell’atto di colpirsi il petto con una pietra in gesto di penitenza, ma ciò che sicuramente ci balza subito all’occhio è la presenza del teschio sempre accanto a lui a simboleggiare come la vanità è destinata a finire.

Tra i dipinti più belli del santo troviamo quello realizzato da Caravaggio conservato presso la Galleria Borghese a Roma. La luce colpisce San Girolamo e il teschio poggiato sulla scrivania facendoli emergere dallo sfondo completamente scuro.

Tuttavia i teschi presenti nei ritratti dei santi sottolineano la saggezza e la consapevolezza della loro morte che era un pensiero costante. Li spingeva a raggiungere la perfezione, è impossibile sfuggire alla morte e i santi non volevano dimenticarlo.

La morte nell’arte non è presente solo nella pittura, ma anche in numerose sculture, basti pensare alla famosissima Pietà di Michelangelo, conservata nella Basilica di San Pietro a Roma. La figura della Vergine Maria sorregge delicatamente il corpo di Cristo.

Ed è sempre a San Pietro che troviamo un’altra scultura altrettanto importante: il sepolcro di Papa Urbano VIII scolpito da Gian Lorenzo Bernini nel 1628. Il Papa è raffigurato in atteggiamento maestoso, ma sotto di lui appare uno scheletro nell’atto di collocare l’epitaffio sul sepolcro, come se volesse ricordare al Papa che la vita non è eterna.

Bernini non si ferma qui, intatti è sempre sua la scultura del sepolcro di Papa Alessandro VII realizzata nel 1672 e collocata sempre all’interno della Basilica di San Pietro. L’opera è a dir poco scenografica: il marmo bianco delle figure contrasta in modo netto con il bronzo dorato dello scheletro che emerge da sotto un drappeggio in marmo mostrando una clessidra simbolo dello scorrere del tempo che sta volgendo al termine.

arteinbreve. it

Tradizioni di Capodanno e rituali scaramantici.

L’avvicinarsi del 31 dicembre molti di noi iniziano a stilare i famosi “buoni propositi” per l’anno che verrà, e da sempre, tutti desiderano che l’anno nuovo sia più felice e prospero di quello appena trascorso. Anche per quest’anno, risulta facile desiderare che il 2024 sia meglio di quello che si sta per concludere. Ciò non toglie che la festa del 31 dicembre sia da sempre particolarmente ricca di tradizioni e usanze di Capodanno.

Nonostante si stia vivendo un periodo storico al quanto tragico , sia per le guerre e la situazione economica del paese, alcuni gesti scaramantici se pur bizzarri possiamo metterli in pratica sia mai che qualcuno di questi funzioni!

il vademecum per seguire tutte le superstizioni made in Italy e cosa non può mancare sulle nostre tavole l’ultimo dell’anno:

Le lenticchie? Un must, non si rifiutano mai. Cucinate le lenticchie e mangiatene in abbondanza, simboleggiano fortuna e ricchezza. Piccole e tonde, sono quelle più famose come rito propiziatorio per la loro somiglianza alle monete, fin dai tempi dei romani, erano considerate di buon auspicio per le finanze. Più se ne mangiano, tanto più ricchi si diventa. Dunque… l’abbuffata di lenticchie è obbligatoria, ma occhio a non fare indigestione – come saprete hanno qualche effetto collaterale.Ma non limitatevi solo a mangiarle! Mettetele crude in una ciotolina, insieme ad oggetti fatti d’oro, come un anello o una collana, e aggiungete anche qualche moneta. La tradizione lo ritiene un mix infallibile se si vuole avere un anno positivo dal punto di vista economico.

L’uva: seguendo gli strascichi delle usanze spagnole, che hanno lasciato il segno in tutt’Italia e soprattutto a Napoli, si devono mangiare dodici chicchi d’uva, simbolo di fortuna e ricchezza, uno per ogni rintocco della mezzanotte seguendo i dodici rintocchi d’orologio, o anche uno per ogni mese dell’anno. Se qualche acino non sarà troppo buono e dolce, il mese corrispondente potrà dare qualche preoccupazione.

La frutta secca: a tavola non può mancare, e va goduta seguendo una regola ben precisa. Per avere prosperità e fertilità, se ne devono mangiare 7 tipi diversi: nocciole, noci, arachidi, mandorle, datteri, fichi, uvetta; non dimenticate di conservare gelosamente il nocciolo del primo dattero che mangiate e nascondetelo nel portafogli, sarà il vostro amuleto segreto per tutto l’anno nuovo.

Il colore rosso: tutti abbiamo ricevuto almeno una volta nella vita da amici o parenti un capo di biancheria intima, spesso di dubbio gusto, ma sicuramente simbolo di forza, passione e buon auspicio per il nuovo anno. Ma il colore rosso non vale solo per l’intimo, bensì non fatevi mancare il grande classico sulle vostre tavole, oltre agli addobbi, anche i chicchi rossi della melagrana, simboleggiano fecondità e abbondanza. Si può notare la presenza di questa frutta in molte opere d’arte antiche, nelle tombe degli Etruschi e negli ornamenti dei parametri sacri.

Un bacio sotto al vischio: chiudiamo in bellezza, con il rituale che simboleggia il legame fra le persone e la tenacia dei sentimenti. Questo verde arbusto dalle minute bacche perlacee, infatti, vive sugli alberi e lì sta abbarbicato, resistendo alle intemperie.

Cose da non fare l’ultimo dell’anno
13 a tavola?

Mai e poi mai. Questa scaramanzia, collegata alla tradizione cattolica dell’ultima cena, fa si che si eviti una tavolata che porti sfortuna.

Un grande NO anche a granchi e gamberi: camminano all’indietro e quindi simboleggiano regresso.

Invitare ospiti il venerdì.

Il venerdì sarebbe proprio un giorno nefasto per fare grandi cene o pranzi perché, sempre per la tradizione cattolica, è il giorno in cui Gesù morì sulla croce.

Posare il pane capovolto sul tavolo: non deve succedere. Pare che le fortune della tavolata in questione andrebbero in senso esattamente contrario. Quindi ricordate di girare il pane, se fosse necessario.

Ognuno scelga il suo , sta di fatto che mancano poche ore alla fatidica mezzanotte che sposterà con le lancette l’inizio di un nuovo anno.

Sia che lo festeggiate in compagnia oppure avete scelto di restare soli per non rincorrere a rituali forzati, auguro a tutti un Felice 2024!

Imparare a gioire dopo una perdita.



Il Natale è un periodo particolarmente difficile per le persone in lutto, perché le vacanze sono di solito un momento in cui si guarda al futuro, ma ora il futuro appare difficile, inimmaginabile e l’incertezza crea sempre paura. Siamo dunque preoccupati per quello che dovremo affrontare.

Molte persone o famiglie in lutto, specialmente il primo Natale dopo la perdita, scelgono di non festeggiare nulla. Provano ad andare avanti con le loro vite, fanno come se fosse un giorno normale. Altre famiglie preferiscono fare qualcosa di diverso, come organizzare un viaggio in un posto diverso. Si tende a fare qualcosa che non ricordi queste date, che non ricordi quello che è successo, si tende a stare dove non si conosce nessuno… al sicuro dai rituali di Natale.

Consigli su come affrontare il Natale

Ciò che è chiaro è che dopo la perdita di una persona cara, nulla è più lo stesso. Tuttavia, prima o poi sarai costretto a costruire un nuovo Natale, ad affrontare la celebrazione che si ripeterà anno dopo anno e a creare nuovi modi di vivere queste vacanze.

L’assenza di una persona cara diventa più evidente quando nessuno ne parla. Anziché evitare di parlare di chi non c’è più, impegnatevi a condividere ricordi e storie che riguardano quella persona durante le riunioni con amici e parenti, consiglia la psicoterapeuta Mayra Mendez, coordinatrice di un programma per le disabilità intellettive e dello sviluppo, nonché dei servizi per la salute mentale, presso il Providence Saint John’s Child and Family Development Center di Santa Monica, California.

Mendez consiglia di concentrarsi sugli aneddoti divertenti e ricordarsi che va bene ridere e godersi questi ricordi insieme agli altri. È un modo perfettamente normale e sano per fare i conti con la tristezza.

È importante parlare di ciò che si prova, condividere storie e ricordi sulla persona amata, e ricordare la vita di chi non c’è più in una cornice positiva, che celebri e onori l’esistenza di quella persona”, ha spiegato Mendez.

Riduci i fattori di stress legati al periodo.

Le feste sono piene di obblighi stressanti, come gli eventi sociali, lo scambio di regali e cucinare. Concediti il permesso di ridurre gli impegni per avere più spazio per guarire.

Annullarsi completamente e non prendere parte ai festeggiamenti non è un’opzione salutare, ma di sicuro puoi prenderti delle pause e un po’ di spazio dagli eventi e dagli obblighi che causano uno stress non necessario.

Tuttavia, Mendez sottolinea che è importante restare in contatto con la tua “rete di supporto” e comunicare i tuoi piani se scegli di rinunciare ad attività o incontri.

Prova a chiedere aiuto.

Mendez invita a cercare una cura o un sostegno che possa aiutarti se il dolore ti sembra insopportabile. Unisciti a gruppi di supporto, partecipa a conferenze o eventi della comunità religiosa e cerca l’aiuto professionale di un analista.

Entrare in connessione con altre persone che condividono la tua stessa esperienza può aiutarti ed evitare l’isolamento, che potrebbe aumentare il rischio di depressione, aggiunge Mendez. Accettare ed affrontare la tua perdita è un passo importante nell’elaborazione del lutto. E anche se le vacanze sono un periodo frenetico, il tuo benessere mentale ed emotivo è troppo importante per essere trascurato.

Fai attenzione ai comportamenti potenzialmente dannosi.

Mendez dice che il periodo delle feste può intensificare le sensazioni di dolore e perdita, perciò fa’ attenzione alle tue emozioni.

Spossatezza, perdita dell’appetito e sensazioni di apatia e impotenza possono indicare che il dolore provato potrebbe esporti al rischio di depressione. Gli esperti avvertono che questo può condurre a comportamenti poco sani, come consumo eccessivo di alcol, allontanamento dalle situazioni sociali o autolesionismo.

Le prime festività senza una persona amata sono difficili. Anche se niente rimpiazzerà mai ciò che hai perso, prenderti cura di te stesso, dedicare del tempo al ricordo di quella persona e goderti le tradizioni delle feste può alleviare un po’ di sofferenza aiutandoti ad andare avanti nell’elaborazione del lutto.

spiega Mendez

“Ci vuole tempo per adattarsi all’esperienza profonda e improvvisa della morte di una persona cara… Il dolore è il processo di adattamento generato da questa mancanza irreversibile”.

E ricorda: Anche se i festeggiamenti, forse, non saranno più gli stessi, possono essere comunque gioiosi mentre ricordi una persona amata.

psicologinews.it

Cos’è il tempo.



Per la nostra realà nulla ci è più misterioso e sfuggente del tempo; esso ci appare come la forza più grande ed inarrestabile dell’universo, che ci accompagna inesorabilmente dalla culla alla tomba.
Che cos’è dunque il tempo? Molti filosofi, scienziati, poeti e artisti hanno cercato di dare una qualche risposta a quello che è uno dei grandi interrogativi irrisolti dell’uomo.
Nel VII secolo Sant’Agostino nelle Sue Confessioni diceva: “Se nessuno me lo chiede, so cos’è il tempo, ma se mi si chiede di spiegarlo, non so cosa dire”. Il noto filosofo esistenzialista contemporaneo Martin Heidegger, allorché si accinse a scrivere un saggio sul tempo, affermò che gli mancavano le parole per poter parlare di questo argomento.
La maggior parte di noi uomini coscienti tende ad associare il tempo ai fenomeni di cambiamento e/o evoluzione, ma sotto c’è forse dell’altro, che nella nostra fretta di vivere ci sfugge!
Le domande non mancano. Il tempo si muove in una sola direzione, dando vita a un presente in costante cambiamento? Il passato esiste ancora? Se si, dov’è finito? Il futuro è già determinato, e ci aspetta, anche se non lo conosciamo? Ecc.
Può sembrare strano, ma la fisica classica ha sempre cercato di evitare questa domanda, lasciando piuttosto l’arduo compito ai filosofi. Il motivo è probabilmente dato dalla schiacciante autorevolezza di Newton ed Einstein per il modo con cui hanno plasmato lo spazio, il tempo ed il moto.
Entrambi hanno costruito modelli dell’universo di straordinaria chiarezza, ma poi, una volta fatta la struttura, non si sono preoccupati eccessivamente delle fondamenta; e questo lascia spazio a potenziali confusioni.
Senza alcun dubbio, le loro teorie sono piene di grandi verità, ma tutt’e due danno il tempo come qualcosa di scontato: è un mattone al pari dello spazio, un elemento primario. Einstein lo ha addirittura fuso con lo spazio per creare uno “spazio-tempo” a quattro dimensioni; infatti una delle grandi rivoluzioni della fisica moderna:“la relatività”, è completamente imperniata sul “Tempo”.
Nella “relatività” Einstein aveva eliminato il concetto più Newtoniano di spazio e tempo assoluti, infatti gran parte della difficoltà nostra a comprendere la teoria della “relatività”, proviene dalla riluttanza umana a riconoscere che il senso del tempo, come ad esempio quello del colore, è solo una nostra forma di percepire alcune cose che ci succedono attorno.
Come non esiste in realtà ciò che noi definiamo “colore” senza il nostro occhio per recepirlo, così un istante, un’ora un giorno, sono indistinguibili senza gli avvenimenti che li caratterizzano; quindi come lo spazio possiamo identificarlo come un possibile ordine di oggetti materiali, così il tempo è identificabile come un possibile ordine di avvenimenti.
Eistein spiegava la soggettività del tempo con queste parole: “le esperienze di un individuo ci appaiono ordinate in una serie di singoli avvenimenti, che Noi ricordiamo apparire ordinati secondo il criterio di anteriore e posteriore. Esiste quindi per l’individuo un tempo suo proprio soggettivo che in se stesso non è misurabile”.
Noi possiamo associare numeri ed eventi in modo tale che un numero maggiore sia associato ad un avvenimento posteriore, piuttosto che anteriore, e questa continuità possiamo quantificarla per mezzo di un orologio, che è uno strumento nostro utilizzato per contare lo scorrere di una serie di avvenimenti; per cui, mentre noi svolgiamo il nostro lavoro quotidiano, l’orologio atomico di Bonn tiene il tempo terrestre.
Ma comunque sia, che il tempo sia segnato dall’orologio di Bonn, dal vostro, dal mio, o quello di un abitante di un pianeta della galassia di Andromeda, sono sempre solamente tutti tempi soggettivi che gli esseri coscienti avvertono in relazione all’ambiente in cui si trovano a vivere; ad esempio un paziente seduto sulla poltrona di un dentista avverte sicuramente in modo diverso il tempo scandito dall’orologio atomico di Bonn, rispetto ad un ascoltatore seduto in poltrona mentre ascolta una sinfonia di Mozart.
Sin dai tempi più antichi due concezioni diverse del “tempo” si sono scontrate, per esempio tra i Filosofi Greci, Eraclito sosteneva la necessità dell’eterno scorrere di tutto, e Parmenide sosteneva invece che il tempo ed il moto non esistessero.
Ben pochi pensatori nelle epoche successive presero sul serio le idee di Parmenide, per trovarne uno bisogna arrivare sino ai tempi nostri; l’Inglese Julian Barbour teorico di astrofisica e del tempo, il quale sostiene nella sua tesi, che l’eterno fluire di Eraclito non è che una Nostra radicata illusione.
La sua teoria è che l’universo “quantico” sia statico, esistente come una serie di stati indipendenti dal tempo, governati solo dalla loro probabilità di esistere.
Dice Barbour: “la nostra nozione di tempo deriva dall’osservazione di questi stati, il tempo è una nostra pura illusione, in quanto che i fenomeni dai quali deduciamo la sua esistenza sono reali, ma Noi li interpretiamo in modo sbagliato per il motivo che le radici del nostro sapere affondano essenzialmente ad oggi in due teorie di fisica definite come: meccanica classica, e meccanica quantistica, che danno una visione non olistica del Tutto, e quindi a volte possono anche risultare fuorvianti”.
Comunque la teoria più vicina al concetto del tempo di Barbour sicuramente è la meccanica quantistica, in quanto essa presume che non ci sia una singola successione di stati, ma ogni possibile successione di stati, e che quindi tutti i possibili avvenimenti siano presenti nello stesso tempo; siamo noi con la nostra mente che decidiamo che stato seguire e/o vivere, mentre per la meccanica classica il tempo è qualcosa come un invisibile filo sul quale vengono appesi in successione gli avvenimenti.
La nuova fisica vivifica ed apre nuovi orizzonti verso una miglior comprensione circa l’antico enigma esistente tra i concetti di tempo, libero arbitrio e determinismo; infatti la teoria della relatività di Eistein ci apre una visione di un universo esteso nel tempo oltre che nello spazio, senza toglierci una certa qual libertà d’azione; e la teoria dei quanti, che attribuisce alla nostra mente un ruolo così importante, ci aiuta a capire più a fondo la questione del libero arbitrio poichè, in effetti, il fattore quantico ha spazzato via la vecchia concezione deterministica dell’universo, secondo cui tutto ciò che facciamo è stato prestabilito dai meccanismi universali prima ancora della nostra nascita.

riflessioni.it

È possibile superare la perdita di un figlio?

La morte di un figlio è la perdita più devastante. Piangi per la perdita della sua esistenza, per ciò che avrebbe potuto vivere e per il suo futuro mancato. La tua vita ora è cambiata per sempre, ma sappi che non è finita. È possibile attraversare il dolore e superarlo.

Accetta e riconosci tutti i tuoi sentimenti e le emozioni. Hai diritto di vivere tutti gli stati d’animo che provi. Potresti provare una rabbia intensa, sensi di colpa, la negazione, il dolore e la paura; sono tutti sentimenti prevedibili in un genitore in lutto. È del tutto normale, non c’è nulla di “sbagliato” in questo. Se hai voglia di piangere, fallo. Concediti il diritto di provare emozioni. Tenerle soffocate è semplicemente troppo difficile e non va bene. Se le tieni dentro, starai solo peggio per la cosa più triste che hai mai vissuto. È assolutamente naturale e anche sano concederti di provare tutti i sentimenti possibili sulla perdita, perché questo ti metterà sulla strada giusta per accettarla. Non riuscirai mai a superarla pienamente, ma potrai trovare la forza per affrontare la morte di tuo figlio. Se non accetti i tuoi sentimenti, non sarai in grado di andare avanti.

Butta via il calendario. Non ci sono tempi stabiliti per elaborare un lutto. Ogni individuo è proprio questo: un individuo. I genitori in lutto possono sperimentare molte emozioni e difficoltà simili tra loro; tuttavia, il percorso di ognuno è diverso a seconda della personalità e del contesto sociale in cui vive.

  • Per anni, ci siamo basati sulla convinzione popolare che un lutto si supera attraverso cinque fasi del dolore, che iniziano dalla negazione e finiscono con l’accettazione. Il pensiero moderno invece è che non ci sono fasi da completare per elaborare il lutto. Al contrario, le persone sperimentano un “miscuglio” di sentimenti e stati d’animo che si alternano, vanno e vengono, e a volte riemergono. In una recente ricerca, gli studiosi hanno constatato che molte persone accettano la morte di una persona cara fin dall’inizio e che vivono più la mancanza dell’individuo perduto che sentimenti di rabbia o depressione.
  • Dato che il processo del lutto è strettamente personale per ogni individuo, a volte le coppie vanno in crisi perché non riescono a capire come il partner gestisce la perdita. Devi tenere presente invece che il tuo coniuge può avere dei meccanismi per affrontare il dolore che possono essere diversi dai tuoi, e devi permettergli di viverli nel modo che ritiene più opportuno per sé.Non preoccuparti se provi uno stato di torpore. Durante l’elaborazione del lutto, molte persone vivono uno stato di intorpidimento e apatia. In questa situazione il mondo può sembrarti un sogno o apparire distante. Le persone e le cose che una volta davano felicità ora rappresentano il nulla. Questo stato d’animo potrebbe passarti rapidamente, ma potresti anche viverlo per un po’ di tempo; è una reazione del corpo che cerca una protezione dalle emozioni travolgenti. Con il tempo, tornerai a sentirti presente e interattivo con il mondo esterno.
    Per molti, il torpore comincia a svanire dopo il primo anniversario della morte del figlio, a quel punto la consapevolezza della vera realtà può colpire molto duramente. Molti genitori affermano infatti che il secondo anno è il più difficile.Allontanati un po’ dal lavoro …oppure no. Alcuni genitori trovano insopportabile il pensiero di tornare al lavoro.
    Non permettere che la paura di perdere il posto di lavoro ti costringa a rientrare prima di essere psicologicamente pronto.
  • Evita di prendere decisioni significative. Aspetta almeno un anno prima di prendere decisioni importanti. Non pensare di vendere la casa, cambiare località, divorziare o cambiare la tua vita in modo sostanziale. Attendi che svanisca la sensazione di torpore, finché potrai vedere con chiarezza e lucidità le varie opzioni che hai a disposizione.
    Fai attenzione a non prendere decisioni impulsive nel quotidiano. Alcune persone rischiano di adottare la filosofia di: “La vita è breve” che le spinge a correre rischi inutili nel cercare una vita migliore. Osserva il tuo comportamento per essere certo di non impegnarti in attività potenzialmente dannose.
  • Abbi fiducia nel tempo. La frase: “Il tempo guarisce tutte le ferite” può sembrarti un luogo comune privo di significato, ma la verità è che ti riprenderai da questa perdita, con il tempo. Inizialmente, i ricordi saranno dolorosi, anche quelli belli, ma a un certo punto inizierai a cambiare sentimenti e ti ritroverai ad amare quei ricordi. Ti faranno sorridere e ritroverai la gioia nel farli riaffiorare alla memoria. Il dolore assomiglia un po’ alle montagne russe o alla marea dell’oceano.Rivaluta le tue relazioni sociali, se diventa difficile gestirle. Non è raro che gli amici si allontanino in circostanze di lutto. Alcune persone semplicemente non sanno cosa dire e coloro che sono genitori possono sentirsi a disagio nel ricordare che la perdita di un figlio è possibile. Se gli amici ti spingono a “dimenticare” il dolore e cercano di accelerare la tua elaborazione del lutto, stabilisci dei confini con loro in merito ai possibili argomenti di conversazione. Se necessario, mantieni le distanze da chi insiste nel decidere per te quale deve essere il tuo processo di lutto.
    Tieni presente che va bene prenderti dei momenti “fuori dal lutto” per sorridere, ridere e goderti la vita. Ciò non significa che ti stai dimenticando di tuo figlio, questo sarebbe impossibile.
  • Organizza un incontro commemorativo. Un paio di settimane dopo il funerale o in un momento che ti sembra adatto, invita amici e persone care a una festa o una cena per ricordare il tuo bambino. Rendi questo incontro un’occasione per riportare alla memoria i bei ricordi che ognuno di voi ha di tuo figlio. Invita le persone a condividere storie e/o foto. L’incontro può svolgersi a casa tua, oppure puoi scegliere un luogo che piaceva al bambino: un parco, il parco giochi o l’oratorio.Parla con un terapeuta. Un professionista può aiutarti, soprattutto se è specializzato nella consulenza del dolore.
  • Trova un forum online. Ci sono molti forum online dedicati al sostegno delle persone che hanno sofferto una perdita; tuttavia, tieni presente che molti di questi comprendono tutti i tipi di perdita (genitori, partner, fratelli, anche animali domestici). Cercane uno che sia specifico per i genitori in lutto per la perdita di un bambino, se vuoi trovare maggiore comprensione del tuo stato d’animo.
  • Perdere un figlio è una tra i lutti più difficili da elaborare. Se dopo un anno, vi sentite ancora molto sofferenti il consiglio che posso dare è di rivolgersi a specialisti di conclamata competenza che vi supporteranno in un percorso di convivenza.

The image was created with the use of AI (Artificial Intelligence).

Each person, place represented is not real or existing.

L’immagine rappresentata è stata creata con l’utilizzando un programa di Intelligenza Artificiale(AI). Nessuna persona, luogo da me raffigurato è reale, e/o esistente.

Pensare ad un ELOGIO

La parola elogio deriva dal greco per "lode"

In termini di funerale, un elogio funebre è un'opportunità per tenere un discorso commemorativo. Permette il tempo di ricordare e concentrarsi sulla persona che è morta. L'elogio funebre medio di solito dura tra i 5 ei 10 minuti. Non c'è molto tempo per illustrare una persona e la sua vita, quindi è importante essere concisi e usare il tempo in modo efficace.

La maggior parte di noi ritiene importante che la vita e la personalità del defunto siano ben rappresentate durante una cerimonia funebre. Un celebrante verrà addestrato su come scrivere e pronunciare un buon elogio funebre. Tuttavia qualcuno che non conosceva il defunto potrebbe non essere la persona più adatta per fornire questa parte del servizio. I membri della famiglia potrebbero sentirsi incapaci di parlare da soli e preferirebbero che l'elogio fosse pronunciato da un amico o da qualcuno che conosceva bene la persona amata.

Essere invitato a scrivere un elogio funebre è un onore ma può anche sembrare un compito arduo: da dove inizi?

Prima di tutto questo non è qualcosa da affrettare, quindi concediti un sacco di tempo. Parlare con gli amici e la famiglia del defunto è un buon punto di partenza. Fai domande, ottieni informazioni, condividi aneddoti e ricordi divertenti.

Pensa a chi ti rivolgerai. Non tutti al funerale conosceranno molto bene il defunto, quindi è utile includere una "storia in vaso" sintetica e informativa della loro vita. Dove hanno lavorato, vissuto, socializzato, praticato hobby ecc. Potresti menzionare familiari o amici intimi nel discorso. Un buon elogio funebre avrà un equilibrio di fatti, storie e umorismo. È facile cadere nella trappola di scrivere un pezzo molto formale, ma il tuo pubblico si impegnerà molto di più se il tono è leggero e colloquiale. Scrivi dal cuore e non affinare troppo il tuo discorso. Soprattutto, sii onesto nel tuo elogio, non ha senso descrivere un santo o parlare di qualità straordinarie che la persona non possedeva!

Dopo aver redatto un discorso scritto, provalo con alcune persone diverse, idealmente questo dovrebbe includere un membro della famiglia del defunto. Sicuramente migliorerà la tua fiducia se sai che le tue parole hanno l'approvazione della famiglia. Ricorda anche che anche l'elogio più bello scritto può essere rovinato se l'oratore si limita a leggere le parole dalla pagina. Prova e familiarizza con il discorso in modo che fluisca quando vieni a pronunciarlo. Probabilmente ti sentirai apprensivo ed emotivo mentre parli, quindi è utile avere delle note davanti a te, come promemoria delle parole chiave.

È immensamente soddisfacente aver pronunciato un elogio funebre di successo. Può essere una grande fonte di conforto per le famiglie che sentono che tu e loro avete reso giustizia alla memoria della persona amata.



fonte:https://www.funeralmagazine.co.uk/eulogy/

Pensieri

La vita e la morte sono due eventi che accadono a tutti, ma nessuno sa veramente come funzionino. La vita è come un gioco di roulette: non sai mai quale sarà il tuo prossimo passo o se avrai la fortuna di vincere o perdere. E la morte? Beh, è come il commesso del gioco: ti aspetta sempre alla fine.

La vita è piena di alti e bassi, momenti felici e momenti tristi, e proprio quando pensi di avere tutto sotto controllo, ti ritrovi a dover affrontare un nuovo ostacolo. E poi c’è la morte, che arriva senza preavviso, senza che tu possa farci niente, come un fulmine a ciel sereno.

Ma la vita e la morte non sono solo una questione seria, sono anche piene di ironia. Pensa solo a quanto sia divertente vivere solo per morire alla fine. O come ci preoccupiamo di cose futili come il lavoro, il denaro o la fama, quando alla fine moriremo comunque.

Insomma, la vita e la morte sono una vera e propria barzelletta, ma alla fine è meglio non prenderle troppo sul serio e godersi il viaggio, per quanto folle e caotico possa essere. Perché, come dice il vecchio adagio, “non è la destinazione, ma il viaggio che conta”.