The World at War in 2022

May 8, 2021 marked 76 years since the end of the Second World War in Europe – VE Day. While the conflict which claimed millions of lives on European soil is firmly committed to the annals of history, conflict in the East of the continent is still a harsh reality in the present day. Even before the recently increased risk of a Russian invasion, the Ukrainian crisis, ravaging the Donbass region of the country, had amassed a death toll above the 13 thousand mark.

As data collection by the Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED) shows, a substantial portion of the globe is still engulfed in some form of conflict. This infographic shows countries in which there have been reports of armed clashes involving state forces and/or rebel groups in 2022. Even as early as February 4, and using this simplified definition, the presence of war across the world is extensive.

Unlike the situations in Donbass and Syria, for example, not all conflicts fit the picture we may have in our minds when thinking of war. In Mexico in 2021 for example, ACLED recorded 6 armed clashes involving state forces. Each one though was a battle between different law enforcement entities – providing a snapshot of the ongoing fight against police corruption and the deep-seated influence of organized crime. So far for 2022, no such incidents have been recorded in the country.

by Martin Armstrong, statista.com

Feb 14, 2022

Fusione Funecap-Altair funeral: nasce il primo gruppo pan-europeo nel settore funebre

Funecap Groupe e Altair Funeral sono lieti di annunciare la finalizzazione della loro partnership. L’unione delle due Società condotte dagli imprenditori Xavier Thoumieux e Thierry Gisserot in Francia e Paolo Zanghieri in Italia segna la creazione del primo Gruppo pan-europeo nel settore dei servizi e delle infrastrutture funebri guidato dai tre imprenditori con il sostegno di Latour Capital e Charterhouse Capital Partners. 

Funecap Groupe è presente in Francia e in Belgio con oltre 50 impianti crematori, 300 case funerarie, 700 agenzie funebri e una posizione di leadership nel settore delle assicurazioni funebri.
Altair Funeral è il leader italiano nella gestione di crematori e cimiteri con oltre 35 siti.
Il Gruppo appena creato ha un fatturato di 450 milioni di € e serve oltre 300 mila famiglie all’anno. 

Il Gruppo continuerà ad operare animato dal forte spirito imprenditoriale e dalla visione a lungo termine che i tre fondatori condividono. L’obiettivo è quello di continuare a crescere in tutta Europa, riunendo in un progetto operativo e di investimento di capitali gli imprenditori locali più dinamici nel mercato funebre per fornire i più alti standard di servizio e le migliori infrastrutture alle famiglie.

Il gruppo mira a gestire più di 500 infrastrutture funerarie di alta qualità in tutta Europa entro la fine dell’anno, tra cui di gran lunga il più grande portafoglio di crematori.
Fedele ai suoi valori, il Gruppo continuerà a innovare nel settore dei servizi funebri per rispondere ai bisogni in evoluzione delle famiglie, investirà massicciamente per fornire infrastrutture altamente qualitative nell’ambito degli impianti crematori e delle case funerarie, e anticiperà le tendenze future attraverso lo sviluppo dei servizi digitali e la diffusione delle assicurazioni funebri.

Funecap Groupe è stata assistita da Freshfields, Mayer Brown, New Deal Advisors, Simone Toricelli. Altair Funeral è stata assistita da Houlihan Lokey e Biscozzi Nobili Associated.

fonte Hermes funeraria.eu

Dark matter is really dark, but not totally dark: Scientists are dialing in the darknessBy Rachel Feltman

A few weeks ago, we reported that dark matter — the mysterious, quite unknowable stuff that makes up a large portion of the mass of the universe — was even darker than previously thought. Now the same researchers involved in that study report that dark matter may be super-duper dark, but it isn’t totally dark. Their new findings were published Tuesday in the Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

I’d like to again suggest that we start calling this stuff “idk matter,” which at least one scientist involved in the studies supports me on:

But okay, okay, dark matter: The “darkness,” in this case, refers to the matter’s ability to not interact with itself, or anything at all but gravity: When clusters of galaxies collide, it seems that the dark matter inside them can butt up against other dark matter (and gas and dust) without slowing down. If you’ve ever collided with another human (or a wall), you know this isn’t how “normal” matter works.

[Dark matter is apparently ‘darker’ than we thought]

In the new study, the researchers turned their gaze from galaxy clusters to four individual galaxies colliding simultaneously. When they studied collisions on that scale, they saw that clumps of dark matter lagged behind their galaxies in the aftermath — something that they believe to be the result of tiny bits of friction created during the collision.

Lead author Richard Massey of Durham University’s Institute for Computational Cosmology explained that the two studies don’t contradict each other.

“In our previous work we said, wow, dark matter interacts very little with anything,” he said. “In this new study we’re saying, okay, so it’s less than point five, but not zero.”In between nothing and very little, he said, is the mystery of dark matter just waiting to be solved. And now he and his colleagues can continue to home in on its behavior.

“We looked at a galaxy that’s moving through a big soup of dark matter, and sure enough we’ve seen that dark matter has ended up — for whatever reason — in a different place.”

[Scientists are creating the first maps of the universe’s dark matter]

Five thousand light years away from its galaxy, in fact. That suggests that the dark matter interacted with something other than gravity to steer it off course.

The results are far from definitive, and Massey and his team hope to use more time with the Hubble to look for signs of dark matter and its interaction with the rest of the universe.It’s just really exciting, because for about 10 years now, the news has all been about how little dark matter interacts. It seems to do less and less,” Massey said. “But finally, dark matter seems to be doing something! It seems to care about the world around it.”

By Rachel Feltman

April 14, 2015

by The Washington Post

A volte ritornano.

foto: U.A.A.R

Il morto vivente, detto anche non morto o morto che cammina (in inglese undead, in francese revenant), è una creatura mostruosa immaginaria generata dalla resurrezione di un cadavere. L’accezione morto vivente può riferirsi a vari tipi di creature fantastiche, come ad esempio vampiri, zombie, mummie, personaggi di serie fantasy e giochi di ruolo.

In ambito letterario e cinematografico i morti viventi si sono spesso accavallati o confusi con gli zombie. Lo zombie (o italianizzato zombi) è una parola di origine haitiana collegata ai miti del vudù (o voodoo), e si riferisce ad uno spirito evocato con riti magici dall’aldilà che si incarna in un cadavere. Figura quanto mai leggendaria, su cui si è molto speculato, specialmente durante la dittatura sull’isola della famiglia Duvalier.

A partire però dalla metà circa del XX secolo, il morto vivente ha assunto una forma diversa da quella dello zombie haitiano, che, seppur ancora legata in parte a quella dello zombie (e del quale spesso mantiene la definizione), si è modificata in favore di una nuova immagine più corrispondente alla natura delle paure di una società occidentale moderna. Tale tipologia di morto vivente ha avuto il suo sviluppo principalmente attraverso il cinema e la narrativa.Nella letteratura fantastica del XVIII secolo, il “revenant” veniva generalmente correlato al tema della necromanzia. Spesso il revenant stesso era uno stregone tornato dal regno dei morti, o un altro essere umano riportato in vita da un negromante come suo schiavo. Nella maggior parte dei casi si trattava di un essere umano malvagio, per esempio un assassino. Per alcune fonti esisteva un nesso anche fra il ritorno alla vita come revenant e l’essere “nato con la camicia”, ovvero con la membrana amniotica sul corpo o sulla testa.

Il revenant è in genere un non morto con poteri magici fortissimi; nel caso sia stato risvegliato da un necromante, può succedere che i poteri magici del non morto siano superiori a quelli del suo “padrone”. Il folklore vuole che se chi governa il revenant dovesse morire, il revenant stesso cesserebbe di esistere perché mentalmente ed “energicamente” legato al suo padrone.

Per impedire ad una persona morta di diventare un revenant, la leggenda vuole che si dovessero infilare dei chiodi benedetti nel cranio, oppure amputargli arti e testa per segregarlo per sempre nel buio della tomba. La figura del revenant è stata recuperata da diverse opere di letteratura horror e fantasy moderne, nonché da altre forme di finzione come i giochi di ruolo. Un esempio è il mostro Revenant nella serie di videogiochi Final Fantasy, dove il Revenant è appunto, un tipo di mostro umanoide della classe non-morto o zombie, a volte con arti mancanti.Secondo poi un’ottica prettamente religiosa la figura del morto vivente cinematografico incarna l’immagine stessa del mito dell’Apocalisse di Giovanni (o Libro della Rivelazione) – dove è scritto che al finire dei tempi i morti resusciteranno dalla tomba per il Giudizio Finale.

How did Shakespeare die?

We don’t know the cause of Shakespeare’s death, but there is a theory that Shakespeare died after contracting a fever following a drinking binge with fellow playwrights Ben Jonson and Michael Drayton. The source of this theory is John Ward, the vicar of Holy Trinity Church in, who wrote many years after Shakespeare’s death that “Shakespeare, Drayton, and Ben Jonson had a merry meeting, and it seems drank too hard; for Shakespeare died of a fever there contracted.” Most historians agree, however, that given Stratford upon Avon’s reputation for scandalous stories and rumors in the 17th  Century this an overblown anecdote with no base in fact.

A more convincing theory is that Shakespeare was sick for over a month before he died. The evidence comes from the fact that on 25 March 1616 (just 4 weeks before his death) Shakespeare dictated his will – in keeping with the 17th Century tradition of drawing up wills on one’s deathbed. This suggests  Shakespeare could have been aware his life was coming to an end. Some scholars also point to his signature on his will being somewhat shaky, giving evidence of his frailty at the time.Despite all of the theories, the cause of Shakespeare’s death at the age of just 52 will likely remain a mystery.

But living in Elizabethan England where the average life expectancy was just 35 years, Shakespeare died a grandfather after living a relatively long and healthy life.

from nosweatshakespeare.com

The 10 Weirdest Jobs in the World

Feeling a bit bored with your job and fancy a change? Why not try one of these jobs out?

They’re probably not to everyone’s taste, but believe it or not, these are actually real jobs done by real people.

Here are the top 10 weirdest jobs in the world:

10) Professional sleeper:

A hotel in Finland hired a member of staff as a ‘professional sleeper’ to test the comfort of their beds. The individual sleeps in a different one of the hotel beds each night and writes a review about her satisfaction with each one.

9) Drying paint watcher:

No, this isn’t a joke. Someone actually earns a living watching paint dry. A man in the UK currently has the job and he spends his days painting sheets of cardboard to test how long new paint mixes take to dry and watching for changes in color and texture.

8) Full-time Netflix viewer:

Imagine being paid to watch TV all day! Well for one lucky employee this dream has become a reality. Netflix has hired someone to watch all of their content before it is available to the public and their role is to review and assign each program its correct tag, which helps us viewers find exactly what we’re after, whether it’s a romantic crime movie based on classic literature or witty talking-animal TV show.

7) Train Pusher:

If you think the London Underground is bad, you should see the trains in Japan. ‘Oshiyas’ are hired to help cram as many people onto a train as possible by pushing them from the outside until the doors will close.

6) Professional Mourner:

It is a tradition in South East Asia that a loud funeral will assist the dead as they travel to the afterlife, so professional mourners are hired to cry and weep loudly throughout the service.

5) Snake Milker:

Not for the light-hearted. The job of a snake milker is to collect the venom of poisonous snakes in jars for use in anti-venoms and other medication. Thank god someone’s brave enough!

4) Dog food taster:

The dog food tester’s job is to taste new dog food products, including bones, tinned meat, and biscuits. They do this to test for flavor and texture in comparison to rival dog food brands and human food. Hmm…tasty?

3) Odor Judge:

In order to test the effectiveness of new products, ‘odor judges’ are hired to smell volunteers’ breath, feet, and armpits. They make sure their judgment is accurate, the members of staff have their sense of smell tested monthly. Let’s hope those products are doing the trick, for the judges’ sake!

2) Marmite Taster:

They say you love it or hate it and in the case of St John Skelton, he really takes his appreciation for it to another level. As part of a team of marmite tasters, he is responsible for checking each batch of Marmite is the correct texture, consistency, and flavor. In the 30 years he has been working there, he has eaten around 3,000 jars of the stuff!

1) Scuba Diving Pizza Delivery Man:

If the fact that there’s an underwater hotel in Florida isn’t bizarre enough, to add on to that, they have a scuba diving pizza delivery man who supplies them with pizza by carrying them through the sea in a watertight case. What service.

Do you do an unusual job? We’d love to hear about it, so let us know!ìè

Potremmo suggerire il necroforo , che nella lista non e’ menzionato!

da theundercoverrecruiter.com

MODIFICAZIONI TANATOLOGICHE DEL CARO ESTINTO.

La Tanatologia studia le manifestazioni della morte nei loro aspetti medico-legali e deve:

1. stabilire con certezza che un individuo è morto (tanatodiagnosi);

2. determinare il momento in cui è avvenuto il decesso (cronologia della morte);

3. differenziare i fenomeni post-mortali da quelli vitali.

Alla tanatologia si collegano importanti aspetti dell’attività medica: la rianimazione , la morte cerebrale e i trapianti d’organo.

Il fenomeno della morte. La morte è uno stato definitivo che coincide con l’arresto assoluto ed irreversibile delle attività vitali. Il concetto di morte è infatti legato alla perdita delle funzioni indispensabili per la vita (cardiaca, respiratoria e nervosa) e alla irreversibilità di tale perdita.

La morte reale o morte clinica o somatica, corrisponde al momento in cui viene rilevato con mezzi obiettivi l’arresto delle funzioni anzidette, cioè quando l’individuo non presenta più segni clinici di vita. Essa coincide con la morte legale la quale segna il momento estintivo della persona fisica nei riguardi del diritto.

La morte apparente consiste nella perdita di coscienza e della sensibilità generale, immobilità del corpo, apparente cessazione del moto del cuore e del respiro tanto che l’individuo appare morto. Possono manifestare tale sintomatologia i soggetti affetti da letargia isterica, commozioni cerebrali, sincopi, crisi di M.A.S. con bradicardia permanente, folgorazione, assideramento o inanizione, intossicazione da alccol e stupefacenti, coma uremico.

Il graduale estinguersi delle attività organiche ha suggerito l’identificazione di tre fasi della morte:

a) morte relativa: è caratterizzata dalla cessazione delle attività vitali, senza possibilità di reversibilità spontanea, ma possibile con manovre rianimatorie (arresto cardiaco intraoperatorio, post-infartuale, post-traumatico) che devono essere tempestive prima che l’arresto di circolo produca danni irreparabili ai tessuti nervosi;

b) morte intermedia: le funzioni vitali sono definitivamente spente, senza possibilità di recupero, ma persistono temporaneamente attività elementari e incoordinate a livello cellulare;

c) morte assoluta: avviene con la cessazione anche dell’attività cellulare residua.

La sopravvivenza di una cellula è inversamente proporzionale al suo fabbisogno d’ossigeno: prima muoiono le cellule nervose, poi quelle cardiache, infine gli elementi dei tessuti di sostegno. Persistono la peristalsi intestinale spontanea 2 h, i movimenti vibratili delle mucose respiratorie 12-30 h, l’attività secretoria delle ghiandole digerenti, la motilità degli spermatozoi, l’attività fagocitaria degli istiociti e leuociti, i processi cariocinetici del midollo osseo 24-48 h, la sensibilità delle arteriole all’adrenalina 48 h.

Il cuore, a distanza di 24 h dalla morte, continua a presentare movimenti fibrillatori dell’atrio destro.

Ogni vita residua viene a cessare quando si esauriscono le riserve di ossigeno e inizia l’acidificazione dei tessuti.

Fenomeni cadaverici.

1. Fenomeni abiotici. Dipendono dalla cessazione delle attività vitali e perciò sono segni negativi, sono suddivisi in:

a) immediati, in quanto si rendono evidenti appena si arrestano le funzioni cardiaca, respiratoria e nervosa;

b) consecutivi, che compaiono ad una certa distanza dalla morte per effetto e come conseguenza diretta della cessazione delle attività vitali, mentre perdurano i fenomeni della vita residua.

2. Fenomeni trasformativi. Determinano profonde trasformazioni dell’aspetto e della struttura del cadavere, sono perciò segni positivi e si suddividono in:

a) ordinari, rappresentati da processi che portano alla distruzione autolitica e putrefattiva della materia organica e alla decomposizione del cadavere;

b) speciali, consistenti in processi legati a condizioni ambientali particolari, le quali provocano una decomposizione anomala del cadavere, talora temporanea, altre volte definitiva.

Fenomeni abiotici immediati. Rappresentano i primi segni esteriori della morte e consistono nella assenza di motilità, respiro, battito cardiaco, polso arterioso, coscienza, riflessi pupillari e corneali. Questi segni esteriori non hanno valore di certezza per la diagnosi di morte.

Fenomeni abiotici consecutivi.

Raffreddamento del cadavere. Col cessare delle attività vitali produttive di calore il cadavere va incontro ad un progressivo raffreddamento fino a livellarsi con la temperatura ambiente.

a) nelle prime 3-4 h la temperatura si abbassa soltanto di 0,5 gradi/h, perchè prosegue la produzione di calore per fenomeni di vita residua;

b) nelle successive 5-10 h il calo è di circa 1 grado/h;

c) nelle successive 12 h la perdita si riduce progressivamente a 3/4, 1/2 e 1/3 di grado/h fino a raggiungere la temperatura ambiente.

1.I fattori intrinseci che favoriscono la dispersione di calore sono: l’età neonatale o giovanile, lo scarso sviluppo della massa corporea e il minore spessore del grasso sottocutaneo. Può essere importante la causa di morte, essendovi malattie che producono ipertermia (forme infettive acute, colpo di sole o di calore), altre ipotermia (cachessia, inanizione, etilismo acuto) altre contratture tetaniche (tetano, epilessia, avvelenamento da stricnina, traumi cranici).

2.I fattori estrinseci sono rappresentati dalla temperatura, umidità, e ventilazione dell’ambiente, dalla stagione. La permanenza in aria favorisce la dispersione, i vestiti la riducono.

L’abbassamento della temperatura corporea a 24-22 gradi rappresenta un segno sicuro di morte.

Disidratazione. L’arresto della circolazione ematica blocca il rifornimento di liquidi ai tessuti, per cui l’evaporazione transcutanea comporta una disidratazione proporzionale allo spessore cutaneo, è quindi molto più manifesto nei cadaveri di feti o piccoli bambini.

a) Essicamento cutaneo: la cute diventa permanganacea particolarmente a livello dello scroto, delle pinne nasali e delle labbra, nelle zone disepitelizzate (escoriazione, abrasione ecc.).

b) Modificazioni del bulbo oculare: si ha un’afflosciamento del bulbo (segno di Louis) talvolta già durante l’agonia, un’intorbidamento dei mezzi oculari che è completo fra le 12 e le 24 ore a seconda se le palpebre sono aperte o chiuse, lo sfaldamento dello strato superficiale della cornea la ricopre di uno straterello biancastro a guisa di ragnatela (tela viscida di Winslow), La sclera diventa diafana e traspare il pigmento coroideo agli angoli dell’occhio (macchia scleroticale di Sommer).

c) A carico degli organi interni compare una retrazione dei polmoni, e l’essicamento del pericardio.

Eccitabilità neuromuscolare. L’eccitabilità dei muscoli striati si attenua 5 ore dopo la morte e, rigidità a parte, scompare dopo 8-12 ore, estinguendosi per prima nei muscoli più piccoli, le basse temperature e la morte rapida la fanno durare più a lungo. Quando la contrazione da stimolazione osteo-tendinea accenna a scomparire si può ancora ottenere una risposta positiva stimolando i tronchi nervosi con corrente elettrica.

L’eccitabilità della muscolatura liscia dura più a lungo e scompare talvolta 2-4 giorni dopo la morte. Ad essa si attribuisce il fenomeno della orripilazione osservato nel cadavere che ha soggiornato nell’acqua o in ambienti freddi.

L’instillazione congiuntivale di pilocarpina o atropina provoca miosi o midriasi fino a 18 ore dalla morte.

L’eccitabilità del miocardio dopo la morte è possibile ancora dopo un’ora con stimoli meccanici e dopo 2 ore con stimoli elettrici.

Acidificazione: Nel cadavere la reazione dei liquidi e dei tessuti diviene nettamente acida per l’accumulo dei cataboliti acidi nei tessuti (ac. lattico e fosforico). L’acidità cessa col sopraggiungere della putrefazione, la quale dà luogo ad un’alcalinità dei tessuti per formazione di basi ammoniacali.

L’acidità post-mortale del cadavere è un segno certo di morte poichè l’ambiente acido dei liquidi e dei parenchimi è incompatibile con la vita.

Ipostasi. Col cessare della circolazione il sangue si deposita nelle regioni declivi del cadavere e riempie i vasi del derma facendo comparire nella cute una colorazione rosso vinosa (macchie o lividure cadaveriche). Ciò determina un contrasto fra le parti elevate che impallidiscono e restano asciutte e quelle declivi che diventano umide, succulente e colorate.

Nella posizione supina le ipostasi si formano alla nuca, al dorso e alla faccia posteriore degli arti; nella posizione prona le ipostasi sono ventrali: negli impiccati si formano nelle parti distali degli arti, disposte a guanto o a calzino; negli annegati sono disposte al viso, alle spalle e nel torace anteriore.

Si formano macchie anche in sede epistatica (fossetta giugulare, radice delle cosce) per spostamento del sangue dovuto alla residua attività contrattile delle arteriole.

Le ipostasi mancano nei punti di appoggio del cadavere al piano rigido (scapole, glutei, polpacci); la presenza di lacci. indumenti stretti e pieghe cutanee impedisce pure la formazione di macchie ipostatiche.

Iniziano a comparire 1/2 ora dopo la morte, ma sono ancora tenui, sparse e di colore rosa pallido; confluendo si rendono più evidenti dopo circa 3 ore, raggiungendo la massima estensione ed intensità dopo circa 12-18 ore. Sono precoci ed intense negli stati di fluidità del sangue (asfissie acute, morti improvvise, avvel. da anticoagulanti); sono tardive e scarse nelle rapide coagulazioni del sangue (ustioni), nelle disidratazioni (colera) e nella morte per dissanguamento. Quando la massa di sangue resta fluida ed esercita una forte pressione sui capillari e sulle venule del derma si formano le petecchie ipostatiche (arti inferiori degli impiccati).

Il processo di fissazione dell’ipostasi è graduale. Inizialmente avviene la semplice replezione ipostatica dei vasi da parte della massa ematica, che per qualche tempo resta fluida (ipostasi da replezione); poi si ha la dissierazione e sedimentazione degli eritrociti, quindi l’emoglobina liberata dai primi eritrociti emolizzati imbibisce i tessuti perivasali; infine anche gli eritrociti passano attraverso le pareti disgregate dei vasi.

a) Fase della migrazione totale. Nelle prime 6-8 ore dopo la morte lo spostamento del cadavere comporta la scomparsa delle ipostasi in via di formazione e la loro comparsa nelle nuove sedi declivi.

b) Fase della migrazione parziale, o di fissità relativa. Tra le 8-12 ore spostando il cadavere si provoca un impallidimento delle ipostasi primitive e la formazione di altre ipostasi tenui nelle nuove sedi declivi.

c) Fase della fissità assoluta. dopo le 15 ore le ipostasi non si modificano con gli spostamenti del cadavere.

Il colore delle ipostasi, normalmente rosso vinoso, assume tonalità cianotica nelle morti asfittiche, rosso viva nell’avvelenamento da CO, blu ardesia negli avvelenamenti da sostanze metaemoglobinizzanti, rosso accesa nell’avvelenamento da acido cianidrico e cianuri, rosso-rosee nei cadaveri degli annegati sia per rallentamento dei processi di ossidazione dovuti alla bassa temperatura, che per diffusione di ossigeno attraverso la cute umida. quando sopraggiunge la putrefazione le macchie ipostatiche assumono un colore rosso verdastro.

L’ipostasi si manifesta anche negli organi viscerali (polmoni, encefalo posteriore, meningi, cervelletto, midollo spinale, parete gastrica posteriore e reni) potendo talora simulare uno stato infiammatorio dell’organo.

Le ipostasi sono importanti perchè costituiscono un segno certo di morte, essendo legate all’arresto dell’attività cardiaca; forniscono indicazioni sulla cronologia della morte; sono un segno di posizione del cadavere e degli spostamenti di esso; infine aiutano ad identificare alcune cause di morte.

Rigidità cadaverica. La scomparsa dell’ATP favorisce l’ingresso del Ca nelle cellule muscolari che attiva il meccanismo della contrazione. La risoluzione spontanea della rigidità si ha solo quando l’autolisi distrugge la struttura dei miofilamenti.

a) fase di insorgenza: la rigidità inizia dalla mandibola 2-3 ore dopo la morte, poi si estende ai muscoli della nuca, degli arti superiori, del tronco ed infine degli arti inferiori e si completa in 12-24 ore;

b) fase di stabilizzazione: l’irrigidimento totale del corpo si mantiene per circa 36-48 ore;

c) fase di risoluzione: la rigidità si risolve secondo lo stesso ordine di comparsa, prima alla mandibola e in ultimo agli arti inferiori perdurando per 3-4 giorni, dopo i quali i muscoli riprendono lo stato di flaccidità completa e tutte le articolazioni tornano mobili.

Tutti i fattori che incidono sulla dotazione iniziale di ATP muscolare, sulla sua rapidità di defosforilazione e sulla massa muscolare influenzano anche le caratteristiche del rigor mortis.

1. Insorgenza rapidissima o istantanea (rigidità catalettica quando il corpo rimane fissato nell’ultimo atteggiamento) in muscoli affaticati da lavoro fisico o in morti precedute da convulsioni particolarmente se in ambiente caldo.

2. Insorgenza precoce, tenue e di breve durata in muscolature ipotrofiche (soggetti cachettici, defedati, neonati) o distrofiche.

3. Insorgenza tardiva, rigor intenso e generalmente di lunga durata nelle muscolature ipertrofiche, nelle morti violente ed improvvise (risparmio dell’ATP), in ambienti freschi e ventilati.

La comparsa contemporanea della rigidità sia negli agonisti che negli antagonisti può fissare l’articolazione nella posizione in cui si trova, altre volte la prevalenza di un gruppo muscolare sull’altro modifica sensibilmente l’atteggiamento del cadavere (i flessori delle dita delle mani chiudono il pugno, il tricipite surale estende il piede).

Se forzata, la rigidità si ripristina solo dopo le prime ore dalla morte.

Anche la muscolatura viscerale va incontro a rigidità: il cuore, 2-3 ore dopo la morte, assume un atteggiamento sistolico, la pelle va incontro ad orripilazione, lo scroto si raggrinza, le vescicole seminali espellono sperma, la pupilla passa dalla midriasi alla miosi, lo stomaco si retrae sollevando in pliche la mucosa e l’intestino assume un aspetto a rosario.

Fenomeni cadaverici trasformativi

Autolisi ed autodigestione. L’autolisi consiste nell’autodistruzione dei tessuti ad opera di enzimi proteolitici lisosomiali che si liberano dopo la morte della cellula. E’ evidente nelle surrenali la cui midollare è colliquata, nelle cellule di altri organi (epatociti, miocellule, epiteli renali, cellule nervose) si documenta al microscopio la vacuolizzazione citoplasmatica e la picnosi nucleare. L’Autodigestione E’ dovuta ai fermenti litici dei succhi digestivi (gastrico, pancreatico e duodenale), si può perforare la parete gastrica, con digestione anche della milza, diaframma e polmoni, il grasso peripancreatico ed omentale va incontro alla necrosi a gocce di cera. Nel cadavere questi processi hanno appena il tempo di iniziare, perchè sono subito sopraffatti dalla putrefazione microbica.

Putrefazione. E’ il più importante processo di distruzione cadaverica. Avviene ad opera dei fermenti elaborati da germi, prevalentemente anaerobi, ospiti abituali dell’intestino (clostridium perfrigens, butirrico, tetanii) e da germi esterni.

a) Stadio cromatico: è caratterizzato da una macchia verde, localizzata in fossa iliaca destra, in corrispondenza del cieco, dove inizia lo sviluppo dei germi. Nei neonati è localizzata agli orifizi respiratori. E’ dovuta al combinarsi del pigmento ematico con l’idrogeno solforato dell’intestino e produzione di solfoemoglobina. Compare 18-36 ore dopo la morte e si diffonde a tutto l’ambito cutaneo colorando di verde i vasi superficiali della radice degli arti, del tronco (rete venosa putrefattiva) e degli organi interni.

b) Stadio enfisematoso: inizia 3-6 giorni dopo la morte in ambiente caldo, più tardivamente in ambiente freddo. L’idrogeno solforato prodotto da anaerobi gasogeni (perfrigens e butirrici) si diffonde all’intestino, al sottocutaneo, alle cavità interne ed ai visceri gonfiando il cadavere che assume un aspetto gigantesco. La pressione del gas provoca lo spostamento del sangue (circolazione post-morte passiva) con sanguinamento delle ferite, fuoriuscita dagli orifizi, prolasso del retto e della vagina, espulsione del feto in donne gravide. L’idrogeno solforato è altamente infiammabile ed è responsabile dei “fuochi fatui”.

c) Stadio colliquativo: i germi anaerobi si diffondono fino alla cute, scollando lo strato corneo, che si stacca a grandi lembi con messa a nudo dei tessuti sottostanti ricchi di sierosità su cui si impiantano germi provenienti dall’ambiente esterno; la putrefazione, che in fase cromatica e gassosa aveva un decorso centrifugo, acquista ora un andamento centripeto. Cessando la produzione di gas il cadavere perde l’aspetto gigantesco, il colore da verdastro vira al bruno per trasformazione di emoglobina in ematina, gli organi parenchimatosi fluidificano trasformandosi in una poltiglia informe, fluente e maleodorante che filtra nelle cavità interne. I visceri cavi, come lo stomaco e l’intestino, perdono il rivestimento mucoso mantenendo a lungo l’impalcatura fibrosa della parete. La prostata e l’utero a riposo, per la loro compatta struttura fibro-muscolare, si conservano a lungo costituendo un utile elemento per l’dentificazione di sesso. I processi patologici comportano sclerosi e calcificazioni riconoscibili a distanza di molti mesi. Questo stadio dura da qualche mese ad alcuni anni a seconda delle condizioni climatiche.

d) Scheletrizzazione: la riduzione scheletrica del cadavere si completa in 3-5 anni con il contributo di flora e fauna cadaveriche. Già all’inizio della fase gassosa si sviluppano larve di mosche, successivamente di coleotteri, lepidotteri, imenotteri ed infine tarli dell’osso. Nei cadaveri non inumati concorrono alla scheletrizzazione anche insetti adulti e piccoli roditori. Nell’acqua si sviluppa l’azione di altri animali (pesci, insetti acquatici, crostacei). Sulla cute o visceri esposti possono svilupparsi vari tipi di muffe. L’ordine con cui si succedono gli insetti e le muffe ha consentito di elaborare un criterio entomologico e micologico al fine dell’accertamento dell’epoca della morte.

Condizioni influenti sulla putrefazione.

1. Fattori intrinseci acceleranti i vari stadi: a) età, i bambini putrefanno più facilmente a causa della maggiore superficie del loro corpo in rapporto al volume; b) malattie, lo sviluppo precoce ed abbondante di germi(setticemie, peritoniti) inizia i processi ancora nell’agonia; c) fluidità del sangue, tipica delle morti violente.

2. Fattori intrinseci ritardanti: a) dissanguamento del cadavere; b) disidratazione dei tessuti; c) somministrazione premortale di antibiotici.

3. Fattori estrinseci favorenti la putrefazione: a) temperatura, “un’ora d’estate equivale ad un giorno d’inverno” Devergie; b) l’umidità dell’aria, perché facilita l’azione degli aerobi, ciò non avviene se il cadavere è immerso nell’acqua, “un giorno di esposizione all’aria equivale a due giorni di permanenza nell’acqua ed a quattro di permanenza nella terra” Casper.

4. Fattori estrinseci ritardanti la putrefazione: a) la ventilazione, riduce l’umidità e può condizionare la mummificazione; b) l’inumazione, soprattutto se in cassa di zinco a tenuta stagna.

Cose pratiche…

Cosa bisogna fare con i documenti del defunto?

Onde evitare spiacevoli incidenti e che qualcuno si appropri indebitamente dei documenti personali del defunto, è importante che l’erede si ricordi di:

  • Riconsegnare in Comune la carta d’identità
  • Riconsegnare alla Questura il passaporto ed il porto d’armi
  • Riconsegnare alla Motorizzazione Civile la patente
  • La tessera sanitaria, invece, può essere conservata.

Cosa bisogna fare per sospendere la pensione?

L’iter per la cessazione della pensione o per la pensione ai superstiti avviene previa comunicazione del decesso presso la filiale INPS di competenza. La pensione ai supersiti può essere sostanzialmente di due tipi:

  • Di reversibilità: se la persona venuta a mancare era già pensionata
  • Indiretta: ovvero se la persona prima del decesso aveva accumulato un minimo di 15 anni di contributi oppure era assicurato da almeno 5 anni di cui 3 versati nei cinque anni precedenti alla data del decesso.
    Questo tipo di pensioni spettano a:
  • Al coniuge, anche in caso di separazione e divorzio, che non si sia risposato. Nello specifico, al coniuge separato con addebito di colpa se beneficiario di assegno di mantenimento, al coniuge divorziato se titolare di assegno divorzile
  • Ai figli che siano legittimi, legittimati, adottivi, naturali, riconosciuti legalmente o giudizialmente dichiarati, nati da precedenti matrimoni, e che alla data della morte del genitore siano a suo carico.
  • Ai nipoti che erano a carico del parente defunto (nonno o nonna).

In mancanza sia del coniuge, che dei figli e dei nipoti, ad averne diritto sono anche i genitori, qualora abbiano compiuto il 65° anno di età e non siano titolari di altre pensioni, e i fratelli celibi e le sorelle nubili.
La domanda è disponibile sul sito ufficiale dell’INPS (www.inps.it) oppure presso gli Uffici Inps in zona. Può essere sia presentata direttamente presso gli uffici oppure spedita o ancora trasmessa tramite i Patronati gratuiti che si occupano di questo genere di pratiche.

Cosa bisogna fare se il defunto possedeva veicoli o ciclomotori?

E’ necessario rivolgersi alla Motorizzazione Civile. Nel caso si debba richiedere la Cessazione della circolazione di un veicolo a motore si deve presentare una dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi dell’art. 47 DPR 415/00 contenente sia la data di morte del’intestatario del veicolo che l’attestazione della qualità di erede.

Questa procedura è valida nel caso in cui l’erede si discendente, ascendente o coniuge, in caso di persone che non rientrano in queste categorie la procedura è leggermente diversa: alla dichiarazione che attesta la qualità di erede deve essere accompagnato un certificato di morte in carta semplice.

Cosa fare per disdire le utenze (Bollette Enel, gas, Telefono ed altre)?

La cessazione della fornitura deve essere comunicata a tutte le aziende fornitrici di servizi. La comunicazione deve inoltre essere fatta dagli eredi. Nel caso di subentro deve essere data notifica dell’inserimento del nuovo intestatario.

Abbonamento RAI

L’abbonamento è personale e non può essere ceduto a terzi. Nel caso di morte del titolare però, l’erede può chiedere l’intestazione oppure con il preavviso di rinnovo. Se invece l’erede è già abbonato deve richiedere l’annullamento dell’intestazione dandone comunicazione e indicando la data e il luogo di decesso del titolare dell’abbonamento.

Cosa fare con i conti correnti bancari

Cosa accade dopo la morte? Il conto viene in automatico “congelato” fino alla dichiarazione di successione dell’eredità. Per agevolare questa procedura è bene che gli eredi aprano un altro conto corrente per le eventuali transazioni e soprattutto si sbrighino a presentare domanda di successione.

Le spese per un servizio funebre sono fiscalmente deducibili?

Sì, la persona che provvede al pagamento del servizio funebre può detrarre tali spese fino ad un importo massimo di euro 1550,00 (19%).

La dichiarazione dei redditi

Le spese funerarie sono detraibili e possono anche essere ripartite fra i parenti che hanno contribuito al costo del funerale. Ma la dichiarazione dei redditi deve essere presentata da uno degli eredi e/o parenti del defunto.

La dichiarazione di successione

Dopo aver elaborato il dolore del lutto è necessario occuparsi anche dell’aspetto pratico, ovvero la
dichiarazione di successione.

La dichiarazione di successione diventa obbligatoria nel caso in cui nei beni in eredità del defunto vi siano immobili o diritti reali sui medesimi. La dichiarazione deve essere redatta entro 12 mesi dalla data di apertura della successione che in genere si stabilisce con la data di morte del contribuente, tramite apposito modello (modello4) reperibile in ogni Ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate nel comune di residenza oppure sul sito internet http://www.agenziaentrate.gov.it

Sarà la stessa Agenzia delle entrate a stabilire le tasse e le spese da pagare. Se c’è un testamento, l’apertura avverrà presso il Notaio incaricato, oppure è possibile rivolgersi ad un Patronato.

È possibile anche riprodurre il modello in fotocopia o in formato elettronico purché sia apposta sul modello presentato la firma in originale. Nel caso di utilizzo di un modello differente la dichiarazione sarà nulla.

Esiste la vita dopo la morte?

Questo scritto non fornirà alcuna risposta perché sarebbe estremamente soggettiva; ogni singolo essere umano darebbe una risposta diversa da tutte le altre.       Esistono pareri discordanti in merito alla nostra questione. L’umanità, da quando ha la facoltà di farlo, ha sempre riflettuto sulla morte, praticando rituali e sviluppando teorie sull’aldilà, cercando di assicurarsi un posto migliore per il dopo. Molte persone credono nell’esistenza di una vita dopo la morte e molte religioni professano che esista un “luogo” di vita eterna a seconda della condotta sulla terra del singolo. 
Anche altre religioni come l´Ebraica, l´Induista, la Musulmana, credono nell’esistenza di un’anima immortale; mentre quella Buddista, invece, sostiene che dopo molte reincarnazioni l’energia mentale di un essere umano possa raggiungere uno stato di beatitudine: il Nirvana. La morte, dunque, può essere vista come un passaggio durante il ciclo delle vite.                                                                           Siccome si identifica la propria persona con il corpo, ed è certo che gli organismi biologici  sono destinati a morire, ci si convince che la morte del nostro corpo fisico sia anche la fine della nostra coscienza; ma una nuova teoria scientifica suggerisce che la morte corporale non è l’evento terminale che si crede ed è così che nasce il “Biocentrismo”; ovvero la scoperta che potrebbe offrire una visione del post mortem completamente nuova dal punto di vista scientifico.                                                                                                                                                  Il Dottor Robert Lanza, esperto in medicina rigenerativa  e attualmente direttore presso  l’Advanced Cell Technology, sostiene che la fisica quantistica sia alla base della rinnovata attenzione che la scienza sta dedicando alla coscienza umana, tanto da definire “l’anima” come una delle strutture fondamentali dell’Universo; ed è proprio grazie ad essa che la nostra vita andrebbe avanti.                  La morte della coscienza semplicemente non esiste, è solamente un pensiero di molte persone le quali credono che con la morte del loro corpo essa scompaia. Ma se fosse il compito del corpo quello di ricevere coscienza; quando il corpo muore, la coscienza non finirebbe con la morte fisica, in quanto vi sarebbero due corpi separati: quello fisico e quello astrale.                           
Conseguentemente a ciò, si potrebbe ipotizzare che un corpo nuovo assorba una nuova coscienza che migra nel nostro universo all’infinito; ovvero, l’energia della coscienza ad un certo punto si trasferirebbe in un corpo nuovo, determinando la sua immortalità.                                                            La coscienza, che cerca di dare un “ordine” a quella esperienza che chiamiamo “realtà” attraverso spazio e tempo, non è un oggetto o corpo; è portata in giro con noi come le tartarughe con i propri gusci. Quando il guscio si stacca, noi esistiamo ancora. Lo spazio e il tempo non sono delle dimensioni immutabili, come molti pensano; ma un vortice di informazioni che si verificano nella nostra mente e che determinano le nostre esperienze sensoriali.                                          La coscienza, però, diventa un problema anche per la fisica; nella fisica moderna non esiste nessuna spiegazione valida che giustifichi come un gruppo di molecole in un cervello possano creare la coscienza.                                                                                                                                                    La bellezza di un tramonto, il sapore di un pasto o l’innamoramento, sono tutti misteri ai quali la scienza non è in grado di fornire spiegazioni convincenti. Ci sono tuttavia scienze che possono spiegare i meccanismi che regolano il funzionamento del cervello rispetto ai sensi, ma non sono comunque in grado di spiegare in che modo la coscienza possa emergere dalla materia come entità autonoma soggetta anche a disturbi  come malattie mentali o depressioni.                                                                                                                                               Contrariamente a ciò, abbiamo diverse testimonianze di persone che sostengono l’esistenza di qualcosa dopo la morte, perché la nostra anima continua ad “esistere e funzionare” per un periodo relativamente lungo dopo il decesso. Infatti, quando tutti i parametri vitali diventano piatti, i medici dichiarano il decesso; ma in alcuni casi come in situazioni di infarto o di coma, il paziente, dopo essere stato clinicamente “morto”, viene riportato in vita.                                                                                                                                                              Queste persone sono state intervistate da team di scienziati, come quello della New York University Langone School of Medicine, e affermano di ricordare i medici che combattevano per salvare loro la vita e annunciavano il loro decesso dopo che il corpo non presentava più segni di vita.                                                                                                                                                             Se la coscienza – o l’anima umana – rimangono attive anche dopo la morte di un corpo fisico, e permettono al singolo essere umano di vivere alcune esperienze che possiamo chiamare  “post mortem”; chi può dire se esse siano o non siano eterne?                                                                                             Per concludere, si può dire che sebbene i singoli corpi siano destinati alla morte e al deterioramento, la coscienza viva dell’essere umano – il “chi” sono- esiste sotto forma di energia. Siccome un’energia non si può né creare né distruggere, ma solo trasformare (come afferma anche il Secondo principio della Termodinamica), dobbiamo concludere che questa “energia dell’anima” non può scomparire con la morte del corpo fisico, essendo “indistruttibile”.       

fonte:    lacruna.it

Associazione  Steine-Waldorf