Samhain.

Per i Celti, l’anno nuovo non cominciava il 1° gennaio come per noi oggi, bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione delle tenebre e del freddo, il tempo in cui ci si chiudeva in casa per molti mesi, riparandosi dal freddo, costruendo utensili e trascorrendo le serate a raccontare storie e leggende. -Il passaggio dall’estate all’inverno e dal vecchio al nuovo anno veniva celebrato con lunghi festeggiamenti, lo Samhain.La morte era il tema principale della festa, in sintonia con ciò che stava avvenendo in natura: durante la stagione invernale la vita sembra tacere, mentre in realtà si rinnova sottoterra, dove tradizionalmente, tra l’altro, riposano i morti. Da qui è comprensibile l’accostamento dello Samhain al culto dei morti. Samhain era, dunque, una celebrazione che univa la paura della morte e degli spiriti all’allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno. Durante la notte del 31 ottobre si tenevano dei raduni nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro e venivano effettuati sacrifici animali. Vestiti con maschere grottesche, i Celti tornavano al villaggio, facendosi luce con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro. Dopo questi riti i Celti festeggiavano per 3 giorni, mascherandosi con le pelli degli animali ucIn Irlanda si diffuse l’usanza di accendere torce e fiaccole fuori dagli usci e di lasciare cibo e latte per le anime dei defunti che avrebbero reso visita ai propri familiari, affinché potessero rifocillarsi e decidessero di non fare scherzi ai viventi. –

irlandando.it

The Social Zombie.

Il mondo che ci circonda, il mondo del web e dei computer, del cloud e dei Social Network ha cambiato, per sempre, la nostra esistenza e ormai ne siamo consapevoli, ma cosa accade ai nostri account Social o del cloud sul quale abbiamo salvato foto e documenti? Muoiono con noi oppure i nostri eredi “raccoglieranno” quello che abbiamo lasciato nella rete? Come ben sappiamo i dati che nel tempo abbiamo lasciato in rete con l’attività online non “muoiono”, ma restano nel mondo digitale, al punto che é stato dimostrato che circa il 5% degli utenti del più famoso Social Network al mondo sono costituiti da “zombie digitali”. Questo è un caso controverso che non ha ancora trovato risposte univoche. Tuttavia, recentemente, la Corte Federale di Giustizia tedesca ha statuito, al termine di un lungo iter giudiziario, che Facebook é tenuto a garantire agli eredi dell’utente deceduto l’accesso al profilo e all’account.

La vicenda in questione riguarda una coppia tedesca che aveva chiesto di poter accedere al profilo Social della figlia, deceduta in circostanze non del tutto chiara, per cercare ulteriori indizi. Tuttavia, Facebook aveva negato loro l’accesso. É stato questo il motivo per il quale i genitori della ragazza agirono in giudizio dinanzi al tribunale di Berlino che, nel 2015, accolse il loro ricorso in virtù del fatto che il profilo social della ragazza era da considerare come una sorta  di “diario cartaceo” che può essere ereditato. Il secondo grado di giudizio, davanti alla Corte d’Appello di Berlino ha visto un “cambio di rotta”. Pertanto, i giudici, in seguito all’appello presentato da Facebook, accolsero la posizione di quest’ultimo che riteneva invece che la concessione delle credenziali di accesso fosse una forma di violazione del diritto alla riservatezza e del diritto all’oblio. Le motivazioni addotte dalla Corte d’Appello prevedevano la garanzia del diritto alla riservatezza, sulla base della Costituzione tedesca, alla persona anche dopo il suo decesso. La vicenda, conclusasi davanti alla Corte Federale nel 2017, ha visto la “vittoria” dal punto di vista giudiziale della coppia tedesca perché per i giudici non vi era alcuna violazione delle leggi tedesche e, allo stesso tempo, della nuova normativa in materia di protezione dei dati personali (Reg.UE 2016/679).

Pertanto, con tale pronuncia si è stabilito che il profilo Facebook di un utente deceduto può essere ereditato. Nel caso in questione, a ricoprire la carica di eredi sono i genitori e sulla base del nuovo regolamento europeo questi possono accedere quando vi sono i motivi previsti per legge come sostiene il Professore Scorza.

La questione dell’eredità digitale é estremamente attuale tanto che Facebook ha provveduto all’inserimento di una “particolare opzione”, come ha affermato Laura Bononcini responsabile delle relazioni istituzionali di Facebook Italia, che é quella di individuare e indicare una persona che, nel momento in cui risulterà inattivo il profilo, riceverà le credenziali di accesso e potrà così gestire l’account dopo il decesso del “titolare” del profilo.

Il contatto erede, una volta designato, come prevede Facebook stesso, é la persona alla quale, viene chiesto di gestire l’account. Quest’ultimo si trasforma in “account commemorativo”: una modalità in cui chi é stato nominato “erede” può scrivere post, rispondere alle richieste di amicizia, modificare l’immagine del profilo e anche chiedere che venga rimosso l’account.

Facebook consente che vengano fatte solo questo tipo di azioni e non altre, come accedere ai messaggi, modificare o rimuovere post già pubblicati. Tutto ciò al fine di preservare la “riservatezza” del “titolare” del profilo.

Di questa tematica, in Italia, si occupa da alcuni anni anche il Consiglio Nazionale del Notariato che ha avviato dei progetti sia con Microsoft che con Google per la realizzazione di un “protocollo” che consenta agli eredi digitali di “interagire con gli operatori della rete” A riguardo é stato stilato un decalogo proprio per consentire di districarsi in questa articolata materia, vista anche la lacuna legislativa nel nostro paese. Innanzitutto, si consiglia di affidare a qualcuno le credenziali di accesso in modo che, in seguito al decesso del titolare di quelle credenziali e all’apertura della successione, si possano gestire profili social( se la persona ne ha uno), mentre per quanto riguarda i dati di accesso dei conti online, essendo parte dei conti bancari, sarà necessario stilare un testamento che dovrà essere letto dal notaio.

La questione riguarda anche la posta elettronica, dato che ognuno di noi può avere anche più di un indirizzo mail ad esempio quello  personale e quello professionale: cosa accade agli indirizzi mail nel momento della successione mortis causa? Le posizioni che si sono affermate nel tempo hanno visto un prevalere di alcune idee, su tutte quella che propende per una separazione in base al tipo di account (personale o professionale) e quella che afferma che gli indirizzi mail rientrino nella successione.

Anche il Professor Stefano Rodotà, nei suoi studi, era arrivato ad affrontare questo tema e ad esporlo nel libro “Il diritto di avere diritti” sostenendo che oramai noi siamo “abituati” a diffondere informazioni, a salvarle nelle banche dati. Questa diffusione dei dati personali può avere dei risvolti nell’ambito dei diritti fondamentali e sui principi fondamentali quali quello di uguaglianza o il diritto alla salute. Il passaggio, forse più importante, é quello relativo alla necessità di affermare una forma di “tutela del corpo elettronico” delle persone che diffondono i loro dati online.

Per il Professor Ziccardi, autore de “Il libro digitale dei morti” la notizia “più sconvolgente” é che nell’arco di circa trent’anni ci sanno più “morti digitali” che vivi su Facebook. Sono espressioni forti che  a tratti spaventano dal momento che presto si dovranno fare i conti con gli effetti che queste “morti digitali” provocano.

Dunque, per tornare al punto di partenza, cosa ne sarà dei dati digitali dopo la morte dell’utente? Questo é il fulcro della questione e della riflessione che da essa scaturisce. Dobbiamo prendere coscienza sia come singoli che come società, trasformata dal mondo di internet, del fatto che i dati sono eterni e che sopravvivono alla morte della persona. By iunsinitinere.it

Chissà magari un giorno verrà confermato un diritto all’oblio post-morte, perché se molti vogliono essere ricordati/ritrovati in qualche social , non è detto che altri vogliano ritornare nell’anonimato ed essere ricordati da chi li ha veramente conosciuti.

Is 150 years really the limit of human life span?

The oldest and still most widely used method for calculating life expectancy, and thus life span, relies on the Gompertz equation. This is the observation, first made in the 19th century, that human death rates from disease increase exponentially with time. Essentially, this means your chance of death – from cancer, heart disease and many infections, for example – roughly doubles every eight to nine years.

There are many ways the formula can be tweaked to account for how different factors (such as sex or disease) affect the life span within a population. Gompertz calculations are even used to calculate health insurance premiums – which is why these companies are so interested in whether you smoke, whether you are married and anything else that might allow them to more accurately judge the age at which you will die.

Another approach to figuring out how long we can live is to look at how our organs decline with age, and run that rate of decline against the age at which they stop working. For example, eye function and how much oxygen we use while exercising show a general pattern of decline with ageing, with most calculations indicating organs will only function until the average person is around 120 years old.

But these studies also unmask increasing variation between people as they grow older. For example, some peoples’ kidney function declines rapidly with age while in others it hardly changes at all.Intuitively, there should be a relationship between your chance of death and how rapidly and completely you recover from illness. This parameter is a measure of your ability to maintain homeostasis – your normal physiological equilibrium – and is known as resilience. In fact, ageing can be defined as the loss of ability to maintain homeostasis. Typically, the younger the person, the better they are at recovering rapidly from illness.

To conduct the modelling study, the researchers took blood samples from over 70,000 participants aged up to 85 and looked at short-term changes in their blood cell counts. The number of white blood cells a person has can indicate the level of inflammation (disease) in their body, while the volume of red blood cells can indicate a person’s risk of heart disease or stroke, or cognitive impairment, such as memory loss. The researchers then simplified this data into a single parameter, which they called the dynamic organisms state indicator (Dosi).

Changes in Dosi values across the participants predicted who would get age-related diseases, how this varied from person to person, and modelled the loss of resilience with age. These calculations predicted that for everyone – regardless of their health or genetics – resilience failed completely at 150, giving a theoretical limit to human life span.

But estimates of this type assume that nothing new will be done to a population, such as, no new medical treatments will be found for common diseases. This is a major flaw, since significant progress occurs over a lifetime and this benefits some people more than others.

For example, a baby born today can rely on about 85 years of medical progress to enhance their life expectancy, while an 85-year-old alive now is limited by current medical technologies. As such, the calculation used by these researchers will be relatively accurate for old people but will become progressively less so the younger the person you’re looking at.

The Dosi limit for maximum life span is about 25% longer than Jeanne Calment lived. So if you’re planning to beat it (and her), you need three important things. First is good genes, which makes living to be more than a hundred unassisted a good bet. Second, an excellent diet and exercise plan, which can add up to 15 years to life expectancy. And lastly, a breakthrough in turning our knowledge of the biology of ageing into treatments and medicines that can increase healthy life span.

Currently, adding more than 15-20% to healthy life span in normal mammals is extremely difficult, partly because our understanding of the biology of ageing remains incomplete. But it’s possible to increase the life span of much simpler organisms – such as roundworms – by up to ten times.

Even given the current pace of progress, we can confidently expect life expectancy to increase because it has been doing this since Gompertz was alive in the 1860s. In fact, if you spend half an hour reading this article average life expectancy will have increased by six minutes. Unfortunately, at that rate, the average person won’t live to 150 for another three centuries.

theconversation.com

Storia del rito funebre.

Il rito funebre o funerale è un rituale civile o religioso che si celebra in seguito alla morte di una persona.

Gli usi e le tradizioni relative a tale evento variano secondo il luogo, la fede religiosa o il desiderio del defunto e dei suoi congiunti. Il termine deriva dal latino funus, che ha molti significati e probabilmente associa il rito all’azione del calare il corpo nella sepoltura con delle funi. È celebrato in genere al cospetto della salma con la partecipazione di alcuni individui appartenenti al gruppo sociale di riferimentpo (famiglia, cerchia delle amicizie del defunto, conoscenti, colleghi etc.).

I riti funebri sembrano essere stati celebrati sin da tempi remotissimi. Nelle grotte dello Shanidar, in Iraq, sono stati scoperti degli scheletri di Neanderthal coperti da un caratteristico strato di polline: ciò ha suggerito che nel periodo di Neanderthal i morti potessero essere sepolti con un minimo di cerimoniale di cui il presunto ormeggio di cose al modo floreale potrebbe rappresentare un già arcaico simbolismo; un’elaborazione possibile di tale assunto è che già allora si credesse in un aldilà e che in ogni caso gli uomini fossero ben consci ciascuno della propria mortalità e capaci di esprimere un lutto.

profumi, gioielli, strumenti del lavoro domestico ecc. per le donne; giocattoli per i bambini); nella tomba si ponevano, inoltre, offerte votive di cibo, entro coppe, vasi, piatti ecc., quindi si eseguivano libagioni, frantumando poi parte dei recipienti utilizzati. Nel corso dei funerali pubblici e solenni riservati ai caduti in guerra, veniva pronunciato un elogio e talvolta si tenevano giochi.

Oltre al culto privato, si dedicavano ai morti celebrazioni pubbliche e ufficiali. In Grecia la meglio nota è costituita dalle Antesterie, festa che durava tre giorni nel mese detto appunto Antesterione (febbraio-marzo).

L’orazione funebre tenuta da un oratore per un personaggio illustre era detta epitaffio. Canti funebri erano il treno e l’epicedio.Nell’antica Roma, il maschio più anziano della casa, il pater familias, veniva chiamato al capezzale del moribondo, dove aveva il compito di raccogliere l’ultimo alito vitale di chi si trovava in agonia.

I funerali delle persone eccellenti venivano normalmente affidati a professionisti, veri e propri impresari di pompe funebri chiamati libitinarii. Nessuna descrizione diretta dei riti funebri è giunta fino a noi, comunque è dato supporre che, generalmente, comprendessero una processione pubblica alla tomba (o alla pira funeraria, sulla quale il corpo veniva cremato). Di tale corteo val la pena notare soprattutto che talvolta i partecipanti portavano maschere con le fattezze degli antenati del defunto. Il diritto di portare tali maschere era concesso per lo più a quelle famiglie tanto prominenti da aver ricoperto magistrature curili. Al termine della processione, quando il corteo giungeva nel Foro, veniva pronunciata la laudatio funebris del defunto.

Mimi, danzatori e musici, come pure lamentatrici professioniste (prefiche) venivano assunti dall’impresa per prendere parte ai funerali. I Romani meno scrupolosi potevano servirsi di mutue società funebri (collegia funeraticia) che svolgevano tali riti per loro conto.

Nove giorni dopo la sistemazione definitiva della salma, avvenuta mediante seppellimento o cremazione, veniva data una festa (coena novendialis), in occasione della quale veniva versato vino o altra bevanda di pregio sulla tomba o sulle ceneri. Poiché la cremazione era la scelta prevalente, v’era l’uso di raccogliere le ceneri in un’urna funeraria e deporle in una nicchia ricavata in una tomba collettiva, chiamata columbarium (colombaia). Durante questi nove giorni, la casa era considerata contaminata (funesta) e veniva ornata di rami di cipresso o tasso perché ne fossero avvertiti i passanti. Alla fine del periodo, veniva spazzata e lavata nel tentativo di purificarla del fantasma del defunto.

Sette festività romane commemoravano gli antenati di una famiglia, compresa la Parentalia che si teneva dal 13 fino al 21 febbraio, per onorare appunto gli avi, e le Lemuria, che si teneva nei primi nove mesi, in occasione della quale si temeva che fossero attivi spettri (larvæ), che il pater familias cercava di placare con l’offerta di piccoli doni.

rito funebre, presso la maggior parte delle culture, si svolge tipicamente alla presenza di una pluralità di persone e spesso è presieduto da un’autorità di riferimento sociale (in questa includendosi ovviamente i ministri del culto), politico o morale.

Il rito assolve spesso ad alcune funzioni sociali, che non sono tuttavia riscontrabili sempre ed in egual misura nei vari gruppi etnici e sociali:

l’ufficializzazione alla comunità della dipartita,
il richiamo a specifiche concettualità etiche o religiose della comunità di appartenenza,
il giudizio sul defunto,
l’espressione di solidarietà alla famiglia.
L’uscita dal gruppo sociale
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Quanto al significato di cessazione della permanenza nel gruppo sociale del defunto, i sopravvissuti che assistono al rito “prendono pubblicamente atto” del trapasso, con il quale possono peraltro avere corso (in realtà iniziano subito dopo la morte) tutti gli effetti civili della dipartita (cosiddetto diritto successorio).

Alquanto diretta, sul punto della nozione, pare l’analogia con altre cerimonie di pubblica “doverosa notifica” alla collettività: un altro esempio è il matrimonio, che ufficializza la nascita di una nuova famiglia. Alcuni studiosi hanno peraltro intravisto un’analogia fra la presenza del pubblico ai funerali e quella dei testimoni ad un matrimonio, in entrambi i casi richiedendosi una sorta di “presidio accertativo” con il quale la comunità possa accettare l’evento come avvenuto poiché alcuni suoi membri vi hanno assistito, ed a causa di ciò.

Altra analogia minore talvolta riscontrata è che la partecipazione al rito viene vissuta dagli altri sia come dovere sociale che (un po’ meno spesso) come dovere personale nei confronti degli sposi o del defunto, a seconda dell’intensità del rapporto che li lega/legava.

La celebrazione etica o religiosa dell’evento
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Quanto ai richiami di ordine etico o metafisico, il funerale può richiamare la concezione che ciascun gruppo ha nei confronti della morte, e per le religioni per cui l’anima non perisce col corpo, la celebrazione vale di suffragio (nel senso linguistico di “conferma”) dell’avvenuto passaggio allo stato spirituale, la morte del singolo può essere identificata come momento essenziale di contatto con il dio di riferimento e passaggio alla condizione del mondo ultraterreno.

Il senso del “passaggio”, il moto dinamico di transizione, pur essenzialmente antitetico alla staticità della morte scientifica (biologica) ed ai suoi noti effetti di devitalità, si individua comunemente nei riti della maggior parte delle religioni, particolarmente per le religioni rivelate: la vita persa – il rito enfatizza – sarebbe solo quella corporale mentre lo spirito, l’anima proseguirebbe la sua esperienza come entità di altro tipo.

Insieme alla considerazione che le religioni sono fedi (e dunque non convinzioni o elaborazioni, quali potrebbero essere quelle della scienza) che implicano proprio definite visioni sul post-mortem e che anche per questo si abbracciano, l’accento che il rito pone sul passaggio segnala l’importanza massima di queste celebrazioni, per alcuni versi le più significative delle rispettive teologie.[2]

Il giudizio sull’estinto
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Circa il giudizio sulla persona deceduta – come detto, non sempre parte del rito – il funerale può avere la funzione di porre in evidenza le azioni e le scelte compiute in vita dal defunto, al fine di ricavarne insegnamento utile per la comunità enucleandosene una sintesi che spesso si esprime nella orazione funebre.[3]

Trattandosi di una cerimonia che comunque si rende in onore del defunto, pare di generale diffusione una pietosa benevolenza circa le eventuali malefatte del trapassato, e di solito il ricordo mira a preferire la narrazione di fatti, scelte, ragionamenti, emozioni e quant’altro possa assumere valore di condivisibilità etica da parte della comunità: di ciò si tesse dunque la lode, ed il defunto viene – spesso con enfasi retorica – identificato con tali positività, che sono dunque parte di ciò che la comunità avrà perso se non perpetuato da altri.

L’omissione delle negatività è parte dell’ossequio funebre, ma corrisponde ad un più generale istinto umano: anche nei meri modi di dire della quotidianità, del resto, il defunto è il “caro” estinto, il “compianto”, e soprattutto la “buonanima”, quali che ne fossero le inclinazioni in vita. Al di là di chi potesse avervi rancori personali, il ricordo di un morto è sempre benevolmente considerato e secondo alcuni si tratterebbe di un retaggio di quando era generalizzata la paura dei morti.

Il giudizio è dunque in genere sempre di assolvimento, almeno per suprema pietà, quasi che (con riferimento religioso) si tenti di munire il defunto di una sorta di “referenze” per quel giorno che altri giudicheranno.

Il pianto ed il riso
Soprattutto nel mondo occidentale, la morte è vissuta con dolore (cordoglio – letteralmente dolore del cuore), rimpianto, commozione, senso di privazione del rapporto con il defunto, innescandosi il lutto.

In questo senso prevale l’interpretazione dell’evento come fatto negativo, un danno sia personale che sociale che colpisce i superstiti, oltre che il defunto; e ciò anche laddove siano maggiormente influenti i culti che considerano la morte come un avvicinamento alla deità e dunque un momento, se non positivo in sé, quantomeno non negativo.

Presso alcuni contesti il dolore della perdita è superato (o “esorcizzato”) dalla gioia, che può essere dettata:

dalla convinzione per il raggiungimento di una dimensione ultraterrena: in tali contesti il rito funebre, pur senza intaccarsene la sacralità, è segnato da passaggi festosi e talvolta ludici, e le ritualità comprendono occasioni a volte di convivio, altre volte di canto (o di esibizione poetica), oppure
dalla volontà di onorare la memoria del defunto dedicandogli un momento di piacere anziché di dolore, vivendo in suo onore un momento di vita piacevole e non di malgradita mancanza.

Sitemazione del corpo.

Recentemente, un nuovo modo di sistemazione del cadavere, detto funerale ecologico, è stato suggerito da un biologo svedese. Basato sulla tecnologia del freddo, la sua principale caratteristica consiste nel sistemare il cadavere in modo da riciclarsi massimamente nel terreno.
Tra le forme più rare di sistemazione del cadavere vi è l’esposizione agli elementi naturali, come facevano diverse tribù di indiani d’America. Oggi è ancora praticata dagli zoroastriani a Bombay, dove le torri del silenzio consentono agli avvoltoi e ad altri uccelli divoratori di carogne di cibarsi dei cadaveri esposti. Tale pratica, nota come sepoltura celeste, è praticata ancora oggi in Tibet.
Il cannibalismo post-mortem (necrofagia) è praticato in certe culture, ove è peraltro ritenuto responsabile del diffondersi di una malattia da prione chiamata kuru.
La mummificazione consiste nel disseccare i corpi attraverso l’imbalsamazione al fine di assicurarne la conservazione; gli esperti più famosi di tale procedimento furono gli antichi Egizi: molti corpi di nobili o alti funzionari furono mummificati e conservati in mausolei o, nel caso di alcuni faraoni, in piramidi. In epoca più recente sono celebri le imbalsamazioni di Lenin e Ho Chi Minh.

Fonte wikipedia.org

Quanto mi costi?

Calcolare in anticipo e in modo esatto il costo funerale completo non è facile, ma chiedendo alle onoranze funebri i prezzi abbiamo suddiviso in tre fasce (funerale essenziale, tradizionale e signorile) in tre modalità diverse (per sepoltura, cremazione e con loculo).

Il costo medio di un funerale, come risulta facilmente immaginabile, dipende dai servizi scelti, dalle condizioni di riferimento in cui l’agenzia andrà ad agire con i propri prodotti, dalla scelta dei materiali e da tante altre determinanti che rendono molto difficile cercare di arrivare a un prezzo “medio”.In tal senso, val certamente la pena ricordare la necessità di riporre la massima cautela nell’individuazione dei prezzi troppo bassi del servizio. Anche se da diversi anni sta spopolando una sorta di “outlet” del funerale economico, o la predisposizione di pacchetti “funerale low cost”, è bene rammentare che a fronte di tali riduzioni di costo, rischiano di essere altrettanto evidenti i margini di flessione nella qualità dei servizi proposti. Insomma, soprattutto quando si tratta di un servizio così delicato e professionale come un funerale, meglio evitare di cercare il risparmio a tutti i costi.Anche in virtù del costo spesso piuttosto elevato di un funerale, sta crescendo negli italiani la tendenza a finanziare il suo prezzo mediante un prestito rateizzato che possa consentire di fronteggiare in modo più sostenibile le spese dell’agenzia funebre. In tal senso, è difficile poter disporre di statistiche puntuali, ma alcune recenti ricerche hanno confermato che circa un terzo di quegli italiani che si trovano a dover affrontare la spesa di un servizio funebre, preferisce farlo ricorrendo a una linea di credito.A proposito: sul costo complessivo di un funerale pesa soprattutto il costo bara e degli accessori (circa il 50%), davanti al costo del carro funebre (20%) e a quello del personale del servizio funebre (10%).Informatevi bene cercando di avere un buon servizio al prezzo giusto.

fonte listello.it

What Physically Happens When You Die? En version

Death is declared when there is either brain death or all efforts to resuscitate a person have failed. From the moment of death, physical changes will start to take place:

Within one hour: Primary flaccidity (relaxation of muscles) will occur almost immediately followed by pallor mortis (paling of the skin).
At two to six hours: Rigor mortis (stiffening of muscles) will begin.
At seven to 12 hours: Rigor mortis is complete.
From 12 hours: Secondary flaccidity will start and be completed within one to three days.

The moment of death is not necessarily painful. While people with certain medical conditions may feel pain at the end of life, others die painlessly. Often, people with terminal conditions like cancer receive pain medication so they are comfortable at the moment of death.

We often think of the moment of death as that time at which the heartbeat and breathing stop. We are learning, however, that death isn’t instantaneous. Our brains are now thought to continue to “work” for 10 minutes or so after we die, meaning that our brains may, in some way, be aware of our death.

verywellhealth.com

The Queen died pacefully…

Con la morte della Regina Elisabetta II , ha inizio un protocollo strettissimo, che prevede che dopo aver avvisato la famiglia reale ed il premier, sia proprio quest’ultimo a dare l’annuncio luttuoso all’ufficio del consiglio privato, che sovrintende il lavoro dell’esecutivo inglese per conto del monarca.

Occorre poi darne conoscenza all’ufficio del ministero degli Esteri, che in UK è il Segretario di Stato per gli affari esteri, del Commonwealth e dello sviluppo del Regno Unito, che comincerà a comunicare la notizia ai governi dei 51 Stati membri del Commonwealth delle Nazioni, del quale la regina è ufficialmente il capo, più precisamente si darà l’annuncio dapprima a 15 Paesi seguono poi i rimanenti 36 Stati. 

“The Queen died peacefully at Balmoral this afternoon. The King and The Queen Consort will remain at Balmoral this evening and will return to London tomorrow.”

Nella nota emerge che la regina è morta serenamente a Balmoral, questo pomeriggio. Poi si aggiunge una informazione che appare incidentale, quasi inutile: “il Re e la Regina Consorte staranno a Balmoral questa sera e torneranno a Londra domani”.

Scatta quindi il D-Day (Death day), il giorno della morte, ogni giorno successivo sarà seguito dal progressivo numerico, “D+1”, “D+2”, “D+3”, fino al “D+10”. In dieci minuti totali, le bandiere a mezz’asta a Whitehall.

La famiglia reale annuncia che il funerale sarà svolto liturgicamente al decimo giorno.

Il primo ministro parla alla nazione per primo fra i membri di governo, gli altri possono solamente seguire.

Il ministro della difesa ha il dovere di gestire il commiato ed un minuto di silenzio nazionale.

La Chiesa di Inghilterra non può mancare all’appuntamento con una commemorazione alla Cattedrale anglicana di Saint Paul in Londra. Il nuovo Re ha ricevuto a udienza il primo ministro.

Da ultimo il nuovo Re parla alla nazione e al mondo.
Il giorno dopo, primo successivo alla morte, i vertici di governo sono convocati alla riunione di Saint James Palace, il palazzo reale voluto dal controverso Enrico VIII mezzo millennio fa, e qui si terrà la proclamazione di Carlo quale nuovo Re. Il tutto avviene con solennità e sobrietà: cravatta nera, abiti “del mattino” e divieto assoluto di indossare onorificenze. La stessa proclamazione viene letta al Royal Exchange nella City of London, fondato nel 1565 da Sir Thomas Gresham come centro per il commercio della città.

Re Carlo III, il nuovo nome del principe Charles Philip Arthur George, riceverà il primo ministro e il gabinetto, il governo ristretto composto oggi da Liz Truss e da 22 ministri di diritto e 8 invitati.

Il Lord Speaker e il Mr Common Speaker sospendono i lavori delle due camere del parlamento per una decade. Per il D+2, vi erano due opzioni: la morte alla Residenza Reale di Sandringham in Norfolk o quella a Balmoral Castle in Scozia.

Il terzo giorno a Westminster Hall il nuovo Re riceve la mozione di condoglianze, segue una visita che scandaglia le nazioni del Regno Unito per assistere a varie Liturgie, i “services”: dapprima va in Scozia e alla Cattedrale di Saint Giles in Edimburgo, continuerà in Irlanda del Nord al Castello di Hillsborough e alla Cattedrale di Sant’Anna a Belfast. Manca all’appello il Galles, dove il Re Carlo, già “prince of Wales”, si recherà più tardi, il settimo giorno, per incontrare il Parlamento gallese che esprimerà il cordoglio nazionale, per poi partecipare ad una liturgia nella Cattedrale nel borgo di Llandaff a Cardiff, questa cattedrale è dedicata ai santi Pietro e Paolo, oltre ai tre santi gallesi Dubricio, Teilo e Odoceo.

La visita si conclude inevitabilmente il quarto giorno, seguito, nel quinto dalla Operazione “Lion” consistente nel passaggio della bara da Buckingham Palace a Westminster Palace, qui ha inizio l’Operazione “Piuma”, tre giorni di veglia in cui la bara elevata al centro di Westminster Hall sarà offerta alla preghiera dei fedeli per tutto il giorno, salvo un’ora al giorno. Il sesto giorno vi è una prova generale del rito delle esequie ed il corteo funebre.

L’esposizione del corpo di sua maestà avverrà fino al nono giorno, in cui la famiglia reale (salvo il nuovo Re che per il settimo giorno sarà in Galles) ed altre personalità illustri dell’intero mondo avranno un accesso qualificato a Westminster Hall, comunque aperta ai comuni cittadini. 
Il decimo giorno è caratterizzato dallo svolgimento dei solenni funerali di Stato. Un ruolo significativo lo ha il Lord Marshall, il Conte Maresciallo.

Chi detiene questo titolo è Edward Fitzalan-Howard, XVIII duca di Norfolk, cattolico peraltro, ed ottavo fra i grandi ufficiali dello Stato, sottoposto al lord gran connestabile e sopra al lord grand’ammiraglio. Egli è responsabile statale dell’organizzazione dei funerali di Stato di Elisabetta II e della conseguente incoronazione del nuovo Monarca nell’Abbazia di Westminster. In situazioni ordinarie peraltro prepara la annuale Cerimonia di apertura del Parlamento del Regno Unito. Insieme a lui, anche il sovraordinato Lord Gran Ciambellano, il sesto Grand’ufficiale dello Stato, responsabile del palazzo di Westminster e della Camera dei lord, tra i compiti del lord gran ciambellano a corte vi è quello di occuparsi dell’organizzazione di manifestazioni e ricevimenti alla casa reale.

Insieme al lord gran ciambellano, incarico oggi condiviso in quote precise da vari nobili, vi è anche il lord ciambellano, un diverso funzionario capo della corte, generalmente responsabile dell’organizzazione delle funzioni di corte e “senior official” di casa reale, si tratta di Andrew Parker, Barone Parker di Minsmere in carica dal 1 aprile 2021. Ruolo essenziale è poi quello della Chiesa Anglicana che sovrintenderà alla più significativa parte delle funzioni, delle liturgie e delle processioni, che nel rituale anglicano sono definite “service”. Dovrebbe presiedere il funerale di Stato, nell’Abbazia di Westminster, l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, primate di tutta l’Inghilterra, e massima autorità spirituale della chiesa anglicana, sottoposto solamente al Governatore Supremo che è il Sovrano, dai tempi del famoso scisma del XVI secolo.

Le campane di Londra suoneranno e alle dodici in punto ci saranno 120 secondi di silenzio nazionale. Due processioni: nella capitale, Londra, e a Windsor, nel Berkshire, ove è il Castello di Windsor, che insieme a Buckingham, altra Residenza ufficiale del Sovrano del Regno Unito.

Al Castello di Windsor si terrà una ulteriore funzione liturgica nella Cappella di San Giorgio e qui la Regina sarà poi sepolta nella King George VI Chapel, luogo commemorativo dedicato al suo amato padre, con cui riposerà per l’eternità.

lanternaweb.it

Comuni con poco personale al cimitero. Agli operatori funebri tocca dare una mano, ma a che pro?

Cimiteri pronti ad accogliere salme. O forse no. Perché accade sempre più di frequente che gli operatori cimiteriali – dipendenti del municipio – non siano in un numero sufficiente per svolgere le operazioni di seppellimento (inumazione) o posizionamento del feretro nel loculo (tumulazione). Eppure le tasse per il servizio cimiteriale la famiglia in lutto le paga regolarmente! Si parla, su e giù, di 500 euro. Mica bruscolini.

L’impegno ulteriore perché il funerale finisca correttamente

L’impresa funebre, che fino a quel momento ha organizzato accuratamente ogni dettaglio del funerale, per far sì che l’ultimo passaggio al camposanto non dia adito a problematiche fastidiose e dolorose per i famigliari, si trova costretta a mettere a disposizione i suoi uomini per gli operatori cimiteriali. Si tratta di manovre di supporto non autorizzate. Anzi, ad essere precisi, i necrofori dell’impresa di onoranze funebri non potrebbero nemmeno accedere alle aree cimiteriali.

Il rischio per le imprese funebri

Il problema si ripete di sovente. In pratica alle onoranze funebri tocca fare il lavoro di competenza degli operatori cimiteriali, ovvero del Comune, senza guadagnarci il becco di un quattrino per il servizio ulteriore e avere una copertura assicurativa. Già, e se qualche uomo dell’impresa funebre si fa male durante le operazioni, chi ne risponde? La responsabilità ricadrebbe, ingiustamente, sull’impresa di pompe funebri, che ricordiamo non era autorizzata ad essere lì. Bisogna opporsi a questo sistema.

Un tentativo, per fare qualcosa

Da tecnici del settore funebre, quello che si può fare, per evitare che poi l’ultimo atto del commiato non resti incompleto perché un unico operatore cimiteriale non riesce a compiere da solo tutto l’iter per l’inumazione o la tumulazione, è di chiedere al Comune di firmare un documento attraverso il quale si assume le responsabilità per l’aiuto da parte di terzi. È un tentativo, forse anche un po’ disperato. Ma tant’è. In caso di diniego, se proprio volete, potete sempre dire al municipio che si dovranno arrangiare da soli… Chissà, se tutti adottassimo questa linea, magari qualcosa cambierebbe.

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Cani e gatti sepolti insieme ai padroni: le Regioni dove si può

Cani, gatti ma anche conigli, criceti e altri animali domestici si possono seppellire insieme ai padroni grazie alla riforma dei servizi funerari approvata in alcune città: per ora è possibile a Milano e, dal 2020, in tutta la Liguria.

Gli animali possono essere sepolti nello stesso loculo del padrone o nella cappella di famiglia, riposti in una teca separata. Una legge che potrebbe (e dovrebbe) essere estesa ad altre Regioni in cui, per il momento, la sepoltura degli animali da compagnia resta limitata al proprio giardino o ai cimiteri degli animali, dove presenti.

Qui regole e novità sulla sepoltura di cani e gatti.Milano, in diverse occasioni, si è dimostrata la città italiana più sensibile al benessere degli animali. La conferma arriva anche dopo la loro morte: qui, dopo una delibera approvata nel 2019, è legale seppellire cani e gatti con i padroni, per volontà espressa del defunto o degli eredi.

Gli animali devono essere cremati e riposti in una teca separata. Almeno per ora è vietato inserire nome, foto e data di nascita e morte relativi al cane o al gatto.

Subito dopo Milano, il consiglio regionale della Liguria ha approvato una delibera che consente di seppellire gli animali d’affezione nel loculo o tomba di famiglia.
Dal 30 giugno 2020, chi lo desidera può far tumulare cane, gatto, canarini, criceti e conigli (e ogni altro animale da compagnia) in un’urna separata e previa cremazione.Per ora, nelle altre città italiane non è legale seppellire cani e gatti con i padroni. Gli animali da compagnia, una volta morti, possono essere cremati nei centri appositi, seppelliti nei cimiteri per animali o nel proprio giardino, in questo caso, però, serve una certificazione del veterinario che escluda il rischio di malattie infettive.

Per ora, nelle altre città italiane non è legale seppellire cani e gatti con i padroni. Gli animali da compagnia, una volta morti, possono essere cremati nei centri appositi, seppelliti nei cimiteri per animali o nel proprio giardino, in questo caso, però, serve una certificazione del veterinario che escluda il rischio di malattie infettive.

In nessun caso cani e gatti si possono seppellire in terreni comunali o del demanio pubblico.Questi sono alcuni dei cimiteri per animali presenti in Italia:

Lombardia:
Milano – Il Fido Custode
Pavia – Club Caronte
Abruzzo:
Manoppello (PE) – Valle degli affetti
Calabria:
Reggio Calabria – Il Giardino di Artemide
Campania:
Maddaloni (CE) – Il Cimitero per Animali da Compagnia
Qualiano (NA) – Cimitero animali Il Riposo di Snoopy
Napoli – Cimitero per Piccoli Animali
Emilia Romagna:
Zagonara (RA) – Parco Beato
Bologna – Angeli a 4 zampe cimitero e cremazioni
Malalbergo (BO) – Il Paradiso di Tom e Jerry
Grizzana Morandi (BO) – Cimitero per Animali – Il Riposo di Snoopy
Parma – Un amico nel cuore
Friuli Venezia Giulia:
Cassacco (UD) – Il Giardino dei ricordi
Lazio:
Viterbo – Cimitero Per Cani – Gatti E Piccoli Animali
Roma – Casa Rosa
Piemonte:
Frassino (CN) – Cimitero per animali
Mondovì (CN) – Arione Cimitero per animali
Pian Rosa (TO) – Il Giardino delle Rose
Toscana:
Gavorrano (GR) – Dignipet, cimitero per animali e cremazioni
Prato (PO) – Cimitero I Cipressini
Puglia:
Foggia – Cimitero Animali Parco dei Ricordi
Veneto:
Padova – Argo, Amici per Sempre
Verona – Cimitero per Cani

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