La perdita di un animale domestico

Affrontare la perdita di un animale domestico è un’esperienza profondamente toccante, un passaggio emotivo che lascia un’impronta indelebile nell’anima. Quando un compagno a quattro zampe se ne va, non perdiamo solo un animale, ma un confidente silenzioso, un rifugio emotivo, una presenza costante che ha scandito il ritmo delle nostre giornate con affetto e dedizione incondizionata. Il legame che si crea con un animale è fatto di momenti semplici ma straordinari: lo sguardo complice, l’entusiasmo nell’attesa di una carezza, il conforto muto nei momenti difficili.

La loro partenza segna un’assenza che si fa sentire ovunque: nel silenzio improvviso della casa, nell’abitudine di aspettarsi una coda scodinzolante dietro la porta, nel vuoto lasciato da una routine costruita insieme. È un lutto autentico, eppure troppo spesso sottovalutato dalla società, che tende a minimizzare la profondità di questo dolore. Invece, per chi ha condiviso la propria vita con un animale, la perdita può essere devastante, simile a quella di un familiare. Non si tratta solo di una compagnia, ma di un amore puro, privo di filtri, che ha arricchito la nostra esistenza in modi che solo chi lo ha vissuto può comprendere.

Il dolore del distacco si manifesta in forme diverse: c’è chi si trova a fare i conti con il senso di colpa, chiedendosi se avrebbe potuto fare di più, e chi sperimenta una sensazione di solitudine profonda, perché quell’amico silenzioso che c’era sempre, ora non c’è più. A volte, il lutto per un animale è accompagnato da sintomi fisici come stanchezza, insonnia, perdita di appetito. Si tratta di una reazione naturale: quando perdiamo qualcuno che amiamo, il nostro equilibrio emotivo e fisico viene scosso.

Oltre all’aspetto emotivo, la perdita di un animale porta con sé implicazioni pratiche ed economiche che spesso vengono trascurate fino all’ultimo momento. Le cure veterinarie nelle fasi finali della vita possono essere particolarmente costose, soprattutto se si opta per trattamenti palliativi o cure intensive. Anche il momento dell’addio comporta delle scelte: esistono diverse opzioni per la cremazione, che può essere individuale o collettiva, e per la sepoltura in appositi cimiteri per animali. Alcuni preferiscono mantenere con sé un ricordo tangibile, attraverso urne commemorative, gioielli contenenti una piccola parte delle ceneri o addirittura la piantumazione di un albero in loro memoria.

Negli ultimi anni sono nate numerose agenzie specializzate che offrono servizi di commemorazione e gestione della perdita, supportando i proprietari in un momento così delicato. Alcune realizzano rituali di addio personalizzati, altre offrono spazi dedicati dove poter visitare il proprio animale, mantenendo un legame tangibile con il suo ricordo. Questi servizi non solo aiutano a dare dignità al passaggio dell’animale, ma forniscono anche un aiuto psicologico per chi rimane, facilitando il percorso di elaborazione del lutto.

Come si affronta, dunque, un dolore così profondo? Non esiste una risposta universale, ma alcuni gesti possono aiutare a trasformare il senso di perdita in un omaggio all’amore condiviso. Creare un album di foto o un diario con i ricordi più belli, scrivere una lettera al proprio animale esprimendo gratitudine per il tempo passato insieme, o dedicare uno spazio speciale della casa ai suoi oggetti più cari sono modi per mantenere vivo quel legame. Alcuni trovano conforto nell’aiutare altri animali in difficoltà, facendo volontariato in rifugi o adottando un nuovo compagno quando si sentono pronti. Non per sostituire chi non c’è più, ma per dare nuova vita a quell’amore che continua a esistere dentro di noi.

Affrontare il lutto per un animale non significa dimenticare, ma imparare a custodire i ricordi senza che il dolore li offuschi. Ogni lacrima versata è il riflesso di un amore profondo, di una connessione speciale che nemmeno la morte può cancellare. Invece di concentrarci sulla perdita, possiamo scegliere di ricordare con gratitudine ciò che il nostro animale ci ha donato: la sua lealtà, la sua gioia di vivere, il suo affetto sincero. Perché alla fine, l’amore che abbiamo ricevuto e dato resta la cosa più importante e continuerà a vivere dentro di noi, per sempre.

Near Death Experienc

Esperienze di Pre-Morte (NDE)

Le esperienze di pre-morte (Near-Death Experiences, NDE) sono fenomeni riportati da persone che si trovano in situazioni critiche, come arresti cardiaci, gravi incidenti o stati di coma, e che successivamente descrivono sensazioni straordinarie o visioni. Queste esperienze suscitano grande interesse in campo scientifico, spirituale, culturale e psicologico.




Caratteristiche comuni delle NDE

Le NDE presentano elementi ricorrenti:

1. Sensazione di pace e benessere: Le persone spesso descrivono un senso di calma, assenza di dolore e serenità.


2. Esperienze extracorporee (OBE): Sensazione di lasciare il corpo fisico e osservare la scena dall’alto.


3. Tunnel con luce: La percezione di attraversare un tunnel verso una luce brillante e accogliente.


4. Incontri con entità o persone: Alcuni riferiscono di vedere persone care decedute o figure spirituali.


5. Rivisitazione della propria vita: Un “film” che ripercorre momenti significativi, spesso accompagnato da introspezione emotiva.


6. Scelta o obbligo di tornare: La sensazione di dover tornare al corpo, spesso con un messaggio di compimento o missione futura.






Aspetti scientifici

Gli scienziati studiano le NDE per comprenderne la natura e le possibili spiegazioni:

Neurobiologia: Alcune teorie suggeriscono che le NDE siano causate da processi cerebrali in stato critico, come l’ipossia (mancanza di ossigeno).

Produzione di sostanze chimiche: Il rilascio di endorfine e DMT (dimetiltriptamina) può indurre visioni o stati alterati di coscienza.

Attività cerebrale residua: Studi EEG mostrano che il cervello può continuare a funzionare per pochi minuti dopo l’arresto cardiaco.

Ipotesi quantistiche: Alcuni scienziati esplorano teorie che coinvolgono la fisica quantistica per spiegare fenomeni extracorporei.





Aspetti spirituali e religiosi

Molte culture e religioni interpretano le NDE come esperienze trascendenti:

Cristianesimo: La luce viene spesso interpretata come un incontro con Dio o con un angelo.

Buddismo e Induismo: Le NDE sono talvolta collegate al concetto di karma o alla transizione verso una nuova reincarnazione.

Cultura laica: Le NDE possono essere vissute come una conferma dell’esistenza di un’energia o coscienza superiore.





Aspetti psicologici

Le NDE possono avere un impatto profondo sulla psiche:

Cambiamenti di vita: Chi le vive riporta spesso una maggiore empatia, spiritualità e distacco dai beni materiali.

Superamento della paura della morte: L’esperienza può ridurre o eliminare la paura del morire.

Trauma post-esperienza: Alcune persone faticano a integrare l’NDE nella loro vita quotidiana, sentendosi isolate o incomprese.





Testimonianze

Ecco alcune esperienze comuni riportate:

1. Rivivere ricordi d’infanzia: Una persona descrive di aver rivisto ogni momento della sua vita con una chiarezza incredibile.


2. Incontro con una figura luminosa: Un uomo in arresto cardiaco ha raccontato di aver dialogato con una “presenza amorevole”.


3. Decisione di tornare: Una donna in coma ha detto di aver scelto di tornare per prendersi cura dei suoi figli.






Cultura e NDE

Film e libri hanno contribuito a diffondere il fenomeno, ad esempio:

Film: “Hereafter” di Clint Eastwood e “L’ultima Tempesta” trattano temi correlati.

Libri: “Proof of Heaven” di Eben Alexander, un neurochirurgo che racconta la sua NDE.





I Funerali del Futuro

Mentre il mondo cambia rapidamente, anche i riti funebri stanno evolvendo per adattarsi alle esigenze e ai valori della società moderna. Esploriamo come i funerali del futuro potrebbero essere ecosostenibili, personalizzati e abbracciare le nuove tecnologie per onorare i defunti in modo più significativo.

Tecnologie Innovative per l’Addio

Ologrammi Commemorativi

Proiezioni tridimensionali dei defunti permetteranno ai parenti di interagire con il loro essere amato anche dopo la scomparsa.

Servizi Digitali

Piattaforme online faciliteranno la condivisione di memorie, foto e video per celebrare la vita del defunto.

Funerali Virtuali

Persone in tutto il mondo potranno partecipare ai riti funebri in remoto, attraverso realtà aumentata e videoconferenze.

Opzioni di Sepoltura Ecosostenibili

Tombe Ecologiche

Tombe biodegradabili e pratiche funebri a basso impatto ambientale come la cremazione a freddo diverranno più diffuse.

Foreste Cimiteriali

Aree naturali adibite a sepoltura, dove le salme vengono inserite nel suolo per nutrire nuova vita, senza monumenti permanenti.

Personalizzazione e Digitalizzazione dei Riti

Servizi su Misura

Famiglie potranno creare cerimonie uniche che riflettono la vita e i valori del defunto.

Memorie Digitali

Ricordi, messaggi e omaggi virtuali sostituiranno gradualmente i fiori e gli oggetti fisici.

Tecnologie Emozionali

Esperienze immersive come realtà virtuale e contenuti multimediali arricchiranno i momenti di lutto e di celebrazione.

Sfide e Opportunità per un Futuro più Umano

Mantenere la Dignità

Garantire che le nuove tecnologie e i servizi funebri rafforzino anziché diminuire l’umanità e il rispetto per i defunti.

Accessibilità per Tutti

Assicurare che le opzioni future siano accessibili indipendentemente dalle condizioni economiche o dalle capacità tecnologiche.

Tradizioni Rispettate

Preservare e incorporare riti e credenze tradizionali per onorare la storia e la cultura di ogni comunità.

Forse non esaustive ma sicuramente vicine al nostro futuro.

Claudio

Non disturbare il sonno dei morti.

E. B. S. Raupach




Sebbene in passato non sia mancata la popolarità a questo racconto, celebrato a più riprese in antologie e saggi affini alle tematiche gotiche – e correttamente riconosciuto come uno dei primi racconti di vampiri della letteratura occidentale, invero probabilmente superato dal solo “Der Vampir” di Ignaz Ferdinand Arnold (1801) – “Wake Not The Dead!” è accompagnato da una storia assai travagliata per quanto riguarda l’attribuzione della paternità dell’opera. Nello specifico, questa è stata spesso erroneamente attribuita all’autore tedesco Ludwig Tieck (1773-1853), equivoco ripetuto e diffuso al grande pubblico da Peter Haining nella sua riproposizione in lingua inglese con il titolo alternativo di “The Bride of the Grave” contenuta nella celebre raccolta Gothic Tales of Terror del 1972. Nonostante tra gli studi tedeschi di fine XIX secolo non vi fossero dubbi che la storia originale “Lasst die Todten ruhen!”, comparsa sulle pagine del Minerva. Taschenbuch für das Jahr 1823, fosse indiscutibilmente opera del tedesco Ernst Benjamin Salomo Raupach (1784-1852), l’errore di attribuzione pare essersi generato in concomitanza con il buon successo della traduzione in lingua inglese, considerando che tale mistificazione a favore di uno degli autori romantici più apprezzati della Germania appare specialmente antologizzata tra gli studi e raccolte britanniche e statunitensi. Non vi sono tuttavia dubbi sulla paternità dell’opera; in particolare il racconto appare correttamente attribuito a Raupach da Karl Goedeke nel suo compendio di letteratura tedesca Grundriss zur Geschichte der deutschen Dichtung (1905), così come da Stefan Hock nel suo libro Die Vampyrsagen und ihre Verwertung in der deutschen Literatur (1900), che pure ne cita la fonte come il Minerva. La prima traduzione in lingua inglese, a cui va certamente riconosciuto il merito della buona diffusione al pubblico, appare sempre nel 1823 nell’antologia Popular Tales and Romances of the Northern Nations, raccolta in cui gli autori non sono riportati in coincidenza delle singole storie, bensì citati in prefazione come presenti nella raccolta – che appunto comprendeva Tieck come autore di “Der blonde Eckbert”. Tale raccolta è menzionata anche da Haining come fonte della prima versione del racconto in lingua inglese, offrendoci dunque la probabile soluzione di tale equivoco.



Ernst Benjamin Salomo Raupach (1784 – 1852) fu un drammaturgo tedesco. Nacque a Straupitz, in Slesia, figlio del pastore del villaggio. Dopo gli studi di Teologia all’università di Halle, nel 1804 ottenne una borsa di studio a San Pietroburgo, dove si dilettò nella scrittura delle sue prime tragedie. Nel 1817 fu nominato professore di letteratura e storia tedesca in un prestigioso collegio affiliato all’Università. Lasciò San Pietroburgo nel 1822 e dopo alcune peregrinazioni (tra le cui mete ritroviamo l’Italia), si recò a Weimar con la speranza di farsi notare da Goethe; a seguito della sua fredda accoglienza si stabilì nel 1824 a Berlino, dove trascorse il resto della sua vita scrivendo per il teatro, in cui la sua influenza fu notevole, se non totale, per vent’anni. Morì a Berlino il 18 marzo 1852.

La veglia funebre. Origini e tradizioni italiane.

La veglia funebre è un momento di condivisione e raccoglimento attorno alla persona defunta. È sicuramente considerato un momento molto delicato e carico di dolore per la famiglia, ma in questi casi, presentarsi è il miglior modo per dare conforto o riceverlo.

Potrebbe essere visto come un ultimo saluto, con il coraggio di portare a galla e rivivere tutti i momenti positivi ma anche negativi passati con quella persona.

È un momento che precede la tumulazione del defunto, in cui ci si riunisce per salutare per l’ultima volta quella persona che si ha tanto amato, prima che venga ufficialmente sepolta.

Le origini della Veglia funebre e il suo significato

Questa tradizione risiede le sue radici in origini molto antiche, ancor prima dell’arrivo della religione. Il motivo principale è perché l’uomo ha sempre sentito il bisogno di accompagnare il defunto verso il suo viaggio, oltre l’aldilà.

Infatti, nonostante sia sempre stato caratteristico notare usanze diverse tra i vari popoli, è ancor più notevole osservare come, oggigiorno, queste tradizioni permangono e mantengono una certa importanza tra le famiglie italiane.

Sebbene sia ormai sempre più comune affidarsi ad un’agenzia funebre che mette a disposizione la camera ardente per l’esposizione e l’ultimo saluto al corpo del defunto, è bene ricordare che prima questa pratica veniva svolta all’interno delle abitazioni.

In Calabria, per esempio, i parenti possono vegliare il corpo del defunto solo durante il giorno perché, con l’arrivo della notte, il posto viene ceduto agli amici che devono essere uomini.

Oppure, in Sardegna le donne siedono attorno al defunto con le mani al petto, gli amici e i parenti vegliano il defunto durante il giorno, mentre la notte è consentito solo agli uomini.

Sono tradizioni che persistono negli anni e che risiedono in origini di un tempo ormai remoto e, potremmo dire, cozzano con quello che pensa attualmente la nostra società. Ma, nonostante ciò, questo ci fa comprendere profondamente quanto sia importante per l’uomo accompagnare il defunto fino all’ultimo, a voler così dimostrare la sua vicinanza.

Veglia funebre in casa

Come abbiamo già anticipato, portando alla luce esempi di tradizioni meridionali, la veglia funebre è un’usanza antica che, con i giorni odierni, sta scomparendo.

I parenti del defunto preferiscono far gestire la situazione ad agenzie funebri che, con la massima professionalità e rispetto, mettono a disposizione delle camere ardenti per far sì che avvenga l’ultimo saluto.

Tuttavia, organizzarla in casa e se fatta bene, risulta essere l’opzione più gradevole e opportuna, perché si viene a creare un’atmosfera più intima e concede anche tempi più lunghi per salutare la persona amata.

I fiori ricoprono un ruolo fondamentale perché rimandano ad un’atmosfera più gradevole e rispecchiano la bellezza di un’anima che ormai non c’è più.

In conclusione, la veglia funebre rappresenta, come abbiamo visto, una chiave della tradizione, un ponte che collega il passato con il presente, ma rappresenta anche un’ultima connessione che si cerca per salutare e per mostrare la propria vicinanza verso la persona che tanto abbiamo amato e che ormai non c’è più. Si tratta di un momento importante e delicato, per tutta la famiglia.

Veglia funebre.

Video generato con Kling AI, musica by Pixabay free royality

Ai resurection: far rivivere le  foto dei defunti.

Con l utilizzo dell’ intelligenza artificiale è possibile ormai da tempo far “vivere” foto . Grazie all’ utilizzo di chatBot e informazioni inseriti dai parenti sarà possibile ricreare conversazioni, chat con persone ormai defunte. Un nuovo bussiness di proposta nel futuro del comparto funebre? Quindi non solo svolgere le attività delle onoranze ma integrare se i dolenti lo vogliono nuove possibilità di ricordare il proprio caro, infatti gli avatar dei morti sono essenzialmente deepfake: le tecnologie utilizzate per replicare una persona vivente e una persona morta non sono intrinsecamente diverse. I modelli di diffusione generano un avatar realistico che può muoversi e parlare. È possibile allegare modelli linguistici di grandi dimensioni per generare conversazioni. Quanti più dati questi modelli inseriscono sulla vita di qualcuno, comprese foto, video, registrazioni audio e testi, tanto più fedelmente il risultato imiterà quella persona, viva o morta.

La Cina si è rivelata un mercato maturo per tutti i tipi di duplicati digitali. Ad esempio, il Paese ha un solido settore dell’e-commerce e i marchi di consumo assumono molti livestreamer per vendere prodotti. Inizialmente, si trattava di persone reali, ma come riportato dal MIT Technology Review lo scorso autunno, molti marchi stanno passando a influencer clonati dall’intelligenza artificiale in grado di trasmettere in streaming 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Solo negli ultimi tre anni, il settore cinese che sviluppa avatar IA è maturato rapidamente, afferma Shen Yang, professore di intelligenza artificiale e media all’Università Tsinghua di Pechino, e le repliche sono migliorate, passando da video renderizzati di minuti ad avatar 3D “live” che può interagire con le persone.

Quest’anno, afferma Sima, ha visto un punto di svolta, con la clonazione dell’IA diventata accessibile per la maggior parte delle persone. “L’anno scorso costava dai 2.000 ai 3.000 dollari, ma ora costa solo poche centinaia di dollari”, dice. Ciò è dovuto alla guerra dei prezzi tra le società cinesi di intelligenza artificiale, che stanno lottando per soddisfare la crescente domanda di avatar digitali in altri settori come lo streaming.

In effetti, la domanda di applicazioni che ricreano i morti ha anche potenziato le capacità degli strumenti che replicano digitalmente i vivi.

Silicon Intelligence offre entrambi i servizi. Vedremo nei prossimi anni se anche l’Italia si avvicinerà a questa nuova proposta artificiale.

L’infinito mondo del AI potrebbe avere risvolti anche nel comparto funebre, sperando che non decada in una triste ridondanza di un lutto continuo e mai  superato, grazie ad un uso artificiale e artificioso con la rappresentazione di un nostro caro.

Funerale digitale e reputazione digitale.

Il funerale digitale è una opportunità che offre per le persone decedute, consentendogli di ottenere e mantenere una reputazione positiva.

Alcune società offrono servizi permette a ciascun individuo di scegliere che tipo di eredità reputazione associata al suo nome desidera lasciare ai posteri.

l’importante legame tra la reputazione online e l’eredità di una persona con visibilità. Senza contare che la reputazione online, ricade sempre anche sulla famiglia e sugli amici del defunto.

Un’analisi dell’Università di Oxford sostiene che gli account Facebook di utenti deceduti potrebbero superare quelli dei vivi entro cinquant’anni.

Si tratta di una tendenza che ha serie ripercussioni sul modo in cui ci occupiamo del patrimonio digitale.

Lo studio propone due scenari:

Dal 2018 il social network non ha registrato nessun nuovo utente. E, nel 2100, il numero dei defunti in Asia raggiungerà circa il 44%.
India (14,8%), Stati Uniti (8,2%), Indonesia (5%) e Brasile (4,6%) sono i paesi con la più alta percentuale di questi account.

Una pubblicazione inappropriata o non consensuale può distruggere la reputazione online e avere effetti devastanti su una persona e sulla sua famiglia, per sempre. 

Sebbene il Diritto all’Oblio sia garantito dal GDPR, si presenta come un meccanismo di difficile attuazione.

D’altra parte, Google impiega troppo tempo per analizzare tutte le richieste di rimozione di informazioni da Google che riceve e, in molti casi, le respinge.

In mondo dove ogni tweet, pubblicazione sui social può essere quasi eterna ci si pone sempre più il problema di come poter cancellare account di defunti e informazioni fuorvianti presunte e/o reali possono lasciare un segno indelebile anche su una persona ormai defunta.

Emerge così la necessità di chiunque lo voglia di non svolgere solo una cerimonia funebre reale ma che questa sia accompagnata da un funerale digitale, dove poter esercitare il proprio diritto all’olio e riposare per sempre e lasciare nel bene e nel male alle persone più vicine del caro estinto un ricordo.

Esistono oggi alcune società che già s’impegnano in questo, ad ristabilire un equilibrio tra vita reale e digitale.

Tra queste reputationup. com è la più conosciuta.

La morte rappresenta nell’arte.

Il soggetto della morte nell’arte è stato rappresentato nel corso dei secoli con vari stili passando dapprima dall’antichissima tecnica del mosaico. Proprio l’opera presente a Napoli assunse un ruolo simbolico, anticipando quelle che saranno anche delle successive rielaborazioni sul tema.

In questo mosaico il teschio è appeso ad un filo di piombo che dondola sopra una farfalla posta sopra una ruota. È proprio qui che troviamo tutti gli elementi simbolici che poi hanno dato il titolo all’opera Memento Mori. Il teschio rappresenta la morte, la farfalla l’anima, la ruota la fortuna.

Nel corso del Medioevo santi, soldati, e uomini in generale sono stati raffigurati mentre vengono trafitti da una lama o uccisi nel peggiore dei modi. Osservandoli notiamo chi i loro volti sono praticamente impassibili mentre subiscono le più atroci torture e non possiamo fare altro che accennare ad un sorriso. Quello che pensiamo è: “muoiono in modo atroce, e non gliene importa nulla!”

La domanda che sorge spontanea è: perché?

Osservando in particolar modo le figure dei santi notiamo che questi sono quasi contenti. Il motivo risiederebbe nel fatto che il santo, in quanto tale, è sicuro della sua ascesa diretta in Paradiso, per cui non la sua morte non può essere drammatica.

Diverso è il caso della morte di un uomo normale. Il guerriero è consapevole che prima o poi morirà, l’uomo comune invece probabilmente preferisce non immaginare cosa accadrà dopo la sua morte. Ciò si basa sul fatto che durante il Medioevo la Chiesa cercava di incutere paura affermando di non dover cedere al peccato per poter raggiungere il Paradiso.

È solo con la pittura di Giotto che i personaggi inizieranno a cambiare, si comincerà a preferire la rappresentazione della realtà rispetto ad immagini idealizzate.A partire dalla seconda metà del Duecento nasce l’iconografia della Morte chiamata anche La Nera Signora, che rimarrà tale fino alle fine del Seicento. Si tratta di uno scheletro animato, spesso sorridente, che in alcuni casi conserva ancora brandelli di pelle.

L’enorme affresco Trionfo della Morte, eseguito nel 1446 e conservato presso la Galleria Regionale della Sicilia nel Palazzo Abatellis di Palermo, è forse l’opera più rappresentativa di questa iconografia.

In questo affresco troviamo la Morte mentre fa irruzione in un rigoglioso giardino a dorso del suo destriero, anch’egli ridotto quasi a scheletro, e scaglia frecce a uomini e donne sotto gli occhi quasi indifferenti di alcuni personaggi.

Nonostante la scena risulti fortemente drammatica e il contrasto tra la vita e la morte sia evidente, non compare neanche una goccia di sangue.

Un’altra opera fortemente drammatica è il dipinto di Alessandro Magnasco, Furto Sacrilego. La scena è tratta da un evento realmente accaduto: un furto avvenuto presso la chiesa di Santa Maria di Campomorto a Siziano, nei pressi di Pavia. In questo dipinto gli scheletri trascinano negli inferi i ladri che avevano profanato la chiesa. Realizzata nel 1731-1735, è oggi conservata presso il Museo Diocesano di Milano.

La morte nell’arte non la ritroviamo solo tramite personificazioni animate della morte stessa, ma anche ad esempio attraverso la figura del teschio. La ritroviamo in alcuni dipinti di santi, in particolar modo sulla figura di San Girolamo.

Il santo è raffigurato come un uomo anziano, nudo, e avvolto solo da un drappo rosso. A volte ai suoi piedi è presente il cappello da Cardinale a dimostrazione che egli rinuncia alla gloria terrena.

Molto più spesso è rappresentato nell’atto di scrivere nel suo studio, o nell’atto di colpirsi il petto con una pietra in gesto di penitenza, ma ciò che sicuramente ci balza subito all’occhio è la presenza del teschio sempre accanto a lui a simboleggiare come la vanità è destinata a finire.

Tra i dipinti più belli del santo troviamo quello realizzato da Caravaggio conservato presso la Galleria Borghese a Roma. La luce colpisce San Girolamo e il teschio poggiato sulla scrivania facendoli emergere dallo sfondo completamente scuro.

Tuttavia i teschi presenti nei ritratti dei santi sottolineano la saggezza e la consapevolezza della loro morte che era un pensiero costante. Li spingeva a raggiungere la perfezione, è impossibile sfuggire alla morte e i santi non volevano dimenticarlo.

La morte nell’arte non è presente solo nella pittura, ma anche in numerose sculture, basti pensare alla famosissima Pietà di Michelangelo, conservata nella Basilica di San Pietro a Roma. La figura della Vergine Maria sorregge delicatamente il corpo di Cristo.

Ed è sempre a San Pietro che troviamo un’altra scultura altrettanto importante: il sepolcro di Papa Urbano VIII scolpito da Gian Lorenzo Bernini nel 1628. Il Papa è raffigurato in atteggiamento maestoso, ma sotto di lui appare uno scheletro nell’atto di collocare l’epitaffio sul sepolcro, come se volesse ricordare al Papa che la vita non è eterna.

Bernini non si ferma qui, intatti è sempre sua la scultura del sepolcro di Papa Alessandro VII realizzata nel 1672 e collocata sempre all’interno della Basilica di San Pietro. L’opera è a dir poco scenografica: il marmo bianco delle figure contrasta in modo netto con il bronzo dorato dello scheletro che emerge da sotto un drappeggio in marmo mostrando una clessidra simbolo dello scorrere del tempo che sta volgendo al termine.

arteinbreve. it

La casa della consolazione.

Un porticato affacciato sul lago, una passeggiata coperta, una tettoia volante che, sospesa su colonne bianche, disegna un paesaggio atmosferico, fatto di linee e di luce, e racchiude un interno accogliente, un luogo per il ricordo condiviso. È il Meguri No Mori, Funeral Hall della città di Kawaguchi in Giappone
Il contatto con gli elementi naturali, come l’acqua, la vegetazione e la luce, ha un effetto rasserenante e consolatorio, e l’architettura giapponese tradizionalmente include elementi di naturalità, magari in miniatura, in un disegno di armonia e di pacificazione. Un tempio per il commiato, in un crematorio, è un tema perfetto, per Toyo Ito.

Nel suo attraversare epoche e luoghi con progetti anche molto diversi, dalle piccole case unifamiliari, come la bellissima White U che, nel 1976, lo portò alla ribalta internazionale, ai grandi edifici complessi, come la mediateca di Sendai e il National Taichung Theater di Taiwan, il maestro giapponese ha lavorato a sovvertire la percezione dell’edificio, giocando con effetti di trasparenza di leggerezza che tendono a una sua personale idea di smaterializzazione.

da : internimagazine.it

Socrem.Nascita della cremazione in Italia.

L’Associazione nasce a Milano

l’8 febbraio del 1876, con il nome “Società per la cremazione dei cadaveri”.

I promotori sono influenti personaggi di quel periodo: tra loro il medico filantropo Gaetano Pini, il senatore Malachia de Cristoforis – che diviene il primo Presidente della SOCREM milanese – ed altri esponenti del mondo scientifico, politico e culturale quali Agostino Bertani, Giovanni Polli, Giuseppe Mussi, Celeste Chiericetti.

All’idea cremazionista, nel tempo, aderiscono altri illustri testimoni, prevalentemente espressione di movimenti scientifico-positivisti, di ambienti medico-igienisti, con una forte componente di ispirazione laico massonica.

Tra i nomi più noti spicca quello di Giuseppe Garibaldi, che con lettera autografa scritta a Felice Cavallotti il 25 gennaio 1876 – lettera conservata nell’archivio storico della SOCREM Milano – manifesta la sua adesione alla nascente Associazione milanese.



Molti altri personaggi si sono passati idealmente il testimone della scelta di farsi cremare: artisti come Arrigo Boito (musicista e librettista), Ernesto Bazzaro (scultore), Tranquillo Cremona (pittore), Emilio Praga (poeta); politici come Filippo Turati, Anna Kuliscioff, Claudio Treves.

E, venendo a tempi più recenti, hanno scelto la cremazione persone di fama quali lo psicologo Cesare Musatti, il presentatore Enzo Tortora, la giornalista Camilla Cederna, l’ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini, il giornalista Indro Montanelli, il regista Giorgio Strehler, la scrittrice Gina Lagorio.

Abbiamo più volte usato la frase “idea cremazionista”: ci sembra che, al riguardo, sia molto significativo questo brano, che riporta le ultime volontà di Luigi Pirandello:

Sia lasciata passare in silenzio la mia morte.
Agli amici, ai nemici preghiera, nonchè di parlarne sui giornali, ma non farne pur cenno.
Nè annunzi, nè partecipazioni.
Morto non mi si vesta. Mi s’avvolga, nudo, in un lenzuolo.
E niente fiori sul letto e nessun cero acceso.
Carro d’infima classe, quello dei poveri.
Nudo.
E nessuno m’accompagni, nè parenti, nè amici.
Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta.
Bruciatemi. E il mio corpo, appena arso, sia lasciato disperdere, perchè niente, neppure la cenere, vorrei avanzare di me.
Ma se questo non si può fare, sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti dove nacqui.

Questa una parte della cremazione in Italia. Altre notizie potete reperirle sul sito di Socrem.