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Il fotogiornalismo, in particolare, è intrinsecamente legato al soggetto, poiché, sin dal suo inizio, è stato saldamente fondato sulla guerra, con Roger Fenton, Valle dell’ombra della morte, (uno degli oltre trecento catturati durante la guerra di Crimea) la prima rappresentazione iconica di questo tipo. Come tutte le sue immagini, la morte umana non è raffigurata, ma le centinaia di palle di cannone che tappezzano la strada, simboleggiano lo spargimento di sangue che ha avuto luogo lì.
Gli ultimi anni hanno visto immagini sorprendenti che rappresentano la morte di un tipo diverso: quella del nostro pianeta. Poche regioni esemplificano questa distruzione ecologica in modo più vivido della foresta pluviale amazzonica; il più grande del mondo, comprende oltre la metà della restante foresta pluviale della terra, ma è in rapido declino, accelerato in modo drammatico dai recenti incendi che hanno avvolto gran parte della regione.
Fotografo spagnolo Sebastián Liste ha documentato gran parte della devastazione, inclusa questa straordinaria immagine di una chiesa travolta dalle fiamme. Intriso di simbolismo apocalittico: il bagliore infernale delle fiamme che penetrano nell’oscurità; la croce solitaria; agisce sia come un cupo testamento degli incendi, sia come potente metafora della distruzione del nostro pianeta nel suo complesso.
Come abbiamo visto, il rapporto della fotografia con la morte è sia lungo che storico; un rapporto che ha prodotto alcune delle immagini più importanti della storia e che senza dubbio continuerà. L’incombente ineludibilità della morte lo rende un argomento che risuona profondamente con tutti noi.

Nan Goldin è una leggendaria fotografa che vive tra NYC, Parigi e Berlino. Dopo un lungo decennio di depressione è tornata sulle labbra di tutti per aver rilasciato un’intervista a The Observer intitolata: “I wanted to get high from a really early age”.
Nata a Washington D.C. nel 1953, Nan è cresciuta nei suburbs di Boston, in una famiglia della borghesia ebraica. La passione per la fotografia è sbocciata in giovane età, come forma di ribellione e via di fuga dalla rigidità del nucleo familiare. Armstrong è stato la guida di Nan all’interno di un nuovo mondo affascinante. A quel tempo la giovane fotografa ha iniziato il progetto che l’avrebbe resa celebre: The Ballad of Sexual Dependency. Oggi la serie è considerata uno dei capolavori della fotografia contemporanea. Le sono serviti 15 anni per collezionare all’incirca 800 scatti d’amore, sesso, alcol, droga, violenza e morte. Alcune delle foto sono crude, altre disturbanti, ma sempre pregne di realismo.
fonte darlin.it