La vita del defunto in un QR Code.




Il trend ha già messo radici. In tutto il territorio tedesco sono circa una dozzina i camposanti con opzione “commemorazione online”, e la tendenza sembra raccogliere sempre più interessati. Non mancano naturalmente i detrattori del progetto: al cimitero di Kölln è stato dato il veto all’applicazione delle targhette QR, in quanto il contenuto delle pagine online non sarebbe strettamente controllabile dalle autorità e potrebbe pertanto oltrepassare i limiti del regolamento cimiteriale.

Due professori tedeschi, Thorsten Benkel (Universität Passau) e Matthias Meitzler (Goethe Universität, Frankfurt am Main), stanno esplorando una particolare branca della sociologia, quella che loro chiamano “Thanato-sociologia”, incentrata sul tema della morte e del trapasso e su come questo si sviluppa nella società contemporanea.

Nel corso degli ultimi anni hanno visitato 686 cimiteri in tutto il territorio tedesco, e hanno attestato una tendenza sempre più marcata verso la digitalizzazione delle tombe. “Il lutto e il ricordo vengono potenziati attraverso il ricorso alle nuove tecnologie: il codice QR, ad esempio, rappresenta un luogo alternativo per queste pratiche. Gli sviluppi di tale processo non saranno rapidi ma si orienteranno decisamente verso un’integrazione sempre maggiore dei nuovi strumenti digitali nell’atto commemorativo”, sostengono Benkel e Meitzler.

Quali saranno le successive evoluzioni di questo capitolo di storia digitale, non è ancora certo; ma se questi ne sono i più recenti frutti, allora forse non sembra fuori luogo provare a cercare qualche indizio nei romanzi di Isaac Asimov e Philip K. Dick.

limitte.com

Anche in Italia si sta diffondendo questa possibilità, seppur ancora poco usata , con lo sviluppo di nuove tecnologie potremmo ricordare i nostri cari con ricordi sempre più vividi che il tempo non potrà seppellire.

Recompose


Recompose: il progetto made in Usa per trasformare i defunti in compost

Compost umano per la salvaguardia del pianeta: in poche parole si parla di trasformare i defunti in “concime”. Il progetto si chiama “Recompose” e i primi risultati sono stati presentati all’American Association for the Advancement of Science. Nello Stato di Washington la legge che legalizza il progetto sarà attiva dal primo maggio 2020 e la pratica prevede il posizionamento della salma in una cassa riempita di trucioli, paglia ed erba medica. Per favorire la decomposizione, l’ambiente viene riscaldato a più di 65 gradi, in modo tale da permettere ai microbi di smaltire i corpi in poche settimane. Infatti, dopo circa 30 giorni i resti umani possono essere sparsi in un campo, tra le piante, su un albero e in modo del tutto naturale visto che, stando alle analisi effettuate, il terriccio prodotto dal compost umano soddisfa gli standard di sicurezza stabiliti dalla US Environmental Protection Agency per la presenza di metalli pesanti. C’è chi sostiene che porterà numerosi benefici in termini di impatto ambientale e chi dice che “dà un significato a ciò che accade ai nostri corpi dopo la morte”. In Italia per ora questo sistema è vietato da un regio decreto. Esiste però un progetto leggermente diverso e più legato alla spiritualità che al mero bisogno ambientale.

Negli Stati Uniti, e in generale nei paesi di cultura anglosassone-protestante, i “cimiteri verdi”, ovvero i boschi nati dalla trasformazione biologica e naturale del corpo umano, sono diffusi da tempo. Ma è lo Stato di Washington il primo negli Usa ad approvare il compost umano: la legge, è stata approvata dal governatore democratico Jay Inslee nel 2019 ed entrerà in vigore da maggio 2020.

In cosa consiste? Si tratta di un’alternativa, dopo la morte, alla tradizionale sepoltura o cremazione. Il processo, conosciuto come “recomposition“, consiste nel collocare il corpo del defunto all’interno di un contenitore per farlo decomporre in un terreno ricco di nutrienti e restituirlo eventualmente alle famiglie o spargerlo in un campo. In poche parole, il defunto viene trasformato in concime.

Recompose, l’azienda che a Seattle ha avviato il primo impianto di compostaggio umano dove i defunti saranno trasformati in terriccio, ha presentato i risultati dei suoi esperimenti al meeting dell’American Association for the Advancement of Science.




Katrina Spade, fondatrice e Ad di Recompose

“Le preoccupazioni sui cambiamenti climatici sono state un fattore determinante e il motivo per cui tantissime persone hanno già espresso interesse per il servizio – spiega alla BBC News Katrina Spade, fondatrice e Ad di Recompose -. Abbiamo già oltre 15 mila persone iscritte alla nostra newsletter. Il progetto è andato avanti molto rapidamente a causa dell’urgenza dei cambiamenti climatici e della consapevolezza che dobbiamo intervenire”, aggiunge Spade, spiegando di aver avuto l’idea di una riduzione organica naturale circa 13 anni fa, quando a soli 30 anni ha iniziato a riflettere sul proprio lascito.

La scienziata del suolo Lynne Carpenter-Boggs della Washington State University di Pullman, dopo aver portato a termine una serie di sperimentazioni, ha dimostrato che attraverso questa nuova tecnica i microbi riescono a smaltire i corpi in poche settimane. Dopo 30 giorni i resti umani possono essere sparsi in un campo, tra le piante, su un albero. In modo del tutto naturale, visto che stando alle analisi effettuate, il terriccio prodotto dal compost umano soddisfa gli standard di sicurezza stabiliti dalla US Environmental Protection Agency per la presenza di metalli pesanti. Come riporta l’Agi “Sebbene il processo sia in realtà piuttosto semplice, ci sono voluti quattro anni di ricerca scientifica per perfezionare la tecnica – spiega Lynne Carpenter Boggs, che si è occupata dello studio -. Il compostaggio del bestiame è una pratica consolidata nello stato di Washington, dovevamo solo capire – prosegue la ricercatrice – come adattare la tecnica ai tessuti umani e garantire che i resti”.

Secondo i promotori, il procedimento ha quindi un buon impatto positivo a livello ambientale perché i resti umani non lasciano tracce negative nei terreni: non percolano sostanze chimiche nel suolo, come accade invece nel caso della tradizionale sepoltura, né rilasciano anidride carbonica in aria, come nel caso della cremazione. “Dà un significato a ciò che accade ai nostri corpi dopo la morte” ha detto Nora Menkin, direttore esecutivo di People’s Memorial Association, ente che aiuta a programmare i funerali. La “recomposition” porterà però anche vantaggi economici perché costa meno di un funerale. La spesa media sarebbe di 5mila e 500 dollari contro gli almeno settemila per una tradizionale sepoltura (dati per il 2017 della National Funeral Directors Association) come riporta il Messaggero.

Il compost è dunque l’ultimo trovato della scienza per smaltire i cari estinti con riguardo alla salvaguardia del pianeta. La pratica prevede il posizionamento del corpo in una cassa riempita poi con trucioli, paglia ed erba medica. Per favorire la decomposizione l’ambiente viene riscaldato a più di 65 gradi.




E in Italia?

Sono però presenti dei progetti simili in fase di start up. Nel nostro Paese, infatti, accanto all’inumazione in bare, è prevista solo la cremazione e la dispersione per le ceneri. È però attivo il progetto Capsula Mundi: un contenitore dalla forma arcaica che richiama quella dell’uovo, realizzato con un materiale biodegradabile, nel quale viene posto il corpo del defunto in posizione fetale o le ceneri. Da lì nascerà un albero “simbolo di unione tra cielo e terra, segnerà il luogo della memoria della persona scomparsa – raccontano i creatori del progetto, i designer Anna Citelli e Raoul Bretzel -. Albero dopo albero, il cimitero diventerà un bosco, un luogo libero da segni e da architetture commemorative.

fruitbookmagazine.it

Vedo un posto vuoto a tavola.

Vedo un posto vuoto a tavola.
Di chi è? Di chi altro? Chi voglio prendere in giro?
La barca attende.

Non c’è bisogno di remi
né di vento. La chiave l’ho lasciata
nel solito posto. Tu sai dove.
Ricordati di me e di tutto quello che abbiamo fatto insieme.
Ora stringimi forte. Così.

Dammi un bel bacio
sulle labbra. Ecco. Ora
lasciami andare, carissima.

Lasciami andare.
Non c’ incontreremo più in questa vita,perciò ora dammi un bacio d’addio. Su, ancora uno.
E un altro. Ecco. Adesso basta.
Adesso, carissima, lasciami andare.
È ora di avviarsi.

Raymond Carver

Vivere senza emozioni?

Vivere senza emozioni?


Le persone alessitimiche non hanno difficoltà nel percepire l’emozione, ma non hanno imparato a dare valore al proprio mondo emotivo, ritenendolo inutile o considerandolo come una debolezza. Questi individui manifestano con più frequenza alterazioni psicosomatiche e sono più propensi a soffrire di disturbi psichici come, disturbi alimentari e dipendenze.

Inizialmente si riteneva che l’alessitimia fosse una caratteristica specifica delle malattie psicosomatiche. Oggi, al contrario, si è osservato come sia una predisposizione aspecifica verso vari disturbi, sia fisici che psichici, caratterizzati dall’anestesia
Caratteristiche della personalità alessitimica
Basta mettersi per un momento nei panni di una persona con alti livelli di alessitimia per comprendere quanta sofferenza psicologica comporti il vivere costantemente in una nebbia in cui si confondono sentimenti e desideri. Le caratteristiche principali delle persone alessitimiche sono:

difficoltà ad identificare e descrivere le emozioni;
scoppi improvvisi di emozioni intense come rabbia, pianto o paura;
incapacità di connettere gli eventi interni con specifiche situazioni da cui hanno origine: una persona alessitimica tenderà a raccontare nei minimi dettagli una litigata con un proprio caro senza però riuscire a dire che era arrabbiato;


difficoltà a distinguere gli stati emotivi soggettivi dalle componenti somatiche scatenate dall’emozione: le emozioni sono espresse prevalentemente attraverso la componente fisiologica;
povertà dei processi immaginativi e onirici;


stile cognitivo orientato verso la realtà: sono concentrati su tutto ciò che è esterno alla vita psichica, mostrano un pensiero razionale che descrive azioni ed esperienze senza investimenti, come se l’individuo fosse spettatore più che attore della propria vita.


Alessitimia: quali possibili cause?
Le cause dell’alessitimia possono essere ricercate nel rapporto con i genitori durante il periodo dell’infanzia, dal quale dipende buona parte dello sviluppo psicoaffettivo di ogni persona. Spesso l’alessitimia nasce in risposta ad un contesto familiare in cui non è presente una relazione affettiva adeguata che permetta al bambino di sviluppare le capacità di mentalizzazione utili a riconoscere e modulare i propri stati emotivi. Problematiche come:

appartenenza ad un nucleo familiare autoritario in cui c’è poco spazio per l’espressione emotiva
separazione dai genitori
eventi traumatici
carenze affettive
possono avere effetti deleteri sulla capacità di comprensione e comunicazione dei propri stati emotivi.



Cosa fare?


È raro che una persona con alessitimia sia consapevole delle proprie difficoltà e che quindi chieda aiuto. Spesso queste persone si rivolgono ad uno specialista nel momento in cui compaiono altri disagi più invalidanti cui l’alessitimia è correlata.

L’alessitimia non è un fenomeno del tipo “tutto o nulla”: la persona non è totalmente incapace ad entrare in contatto con le proprie emozioni. A partire dalle risorse di ciascuno, pertanto, un percorso di psicoterapia potrà servire ad allenare e migliorare le capacità di riconoscere, esprimere e regolare le proprie emozioni.


PhD S.Pappalardo

unobravo.com

Una storia sulla morte . Arte.tv

Cosa ci aspetta dopo la Morte”? Vecchia quanto l’Umanità, questa domanda sintetizza lo spauracchio che permea tutte le società del mondo e che ha ispirato innumerevoli artisti nel corso dei secoli. Un affascinante viaggio nel mondo dell’Aldilà, nei rituali di addio tra le diverse culture e Civiltà.
Regia :
Sebastian Scherrer
Paese :
Germania
Francia
Italia
Anno :
2022

Le metafore religiose di Einstein

Einstein qualche volta usò metafore religiose per sostenere le sue idee, come quando, per sottolineare la sua difficoltà ad accettare la casualità insita nella meccanica quantistica scrisse a Bohr che “Dio non gioca a dadi con l’universo”, ma la sua visione religiosa era molto personale. Criticò l’ateismo dichiarato di Bertrand Russell, sostenendo che “La convinzione profondamente appassionante della presenza di un superiore potere razionale, che si rivela nell’incomprensibile universo, fonda la mia idea su Dio”. In un articolo sul New York Times Magazine del 9 novembre 1930, scrisse che “È difficile spiegare questo sentimento [la religione cosmica] a qualcuno che ne è completamente privo, specialmente se non esiste nessuna raffigurazione antropomorfica che possa corrispondere. (…) L’esistenza di ognuno di noi viene percepita come una specie di prigione e ricerchiamo un’esperienza dell’universo come un singolo significante tutto. I geni religiosi di tutte le epoche si sono distinti per questo tipo di sentimento religioso, che non concepisce né dogma né Dio a immagine dell’uomo; e così non ci possono essere chiese i cui principali insegnamenti siano basati su questi principi”. Il padre della relatività tuttavia non mescolò mai le sue idee religiose con la sua attività scientifica, e Andrews è abbastanza accorto da ammetterlo. La sua tesi non è rozza e non vuole appropriarsi di Einstein come persona, ma delle sue idee come scienziato. Per farlo, intavola una lunga discussione filosofica e ripercorre le tappe della nascita della teoria di Einstein per sostenere che l’assoluta separazione tra oggetto e soggetto della concezione prima meccanicista e poi positivista dell’universo è stata messa in crisi dalla relatività, che mette necessariamente in relazione il fenomeno osservato con l’osservatore. “In tutta l’opera di Einstein, l’universo meccanicista si dimostrò insoddisfacente. Ciò fu reso evidente dalla scoperta del campo elettromagnetico e dal fallimento della fisica newtoniana di spiegarlo con concetti meccanicisti. Poi ci fu la scoperta delle geometria quadridimensionale e, con essa, l’idea che le strutture geometriche della fisica newtoniana non potevano essere separate dai cambiamenti nello spazio e nel tempo che la teoria dei campi comportava. (…) Einstein utilizzò Newton e le equazioni differenziali di Maxwell nella teoria dei campi per sviluppare un tipo di razionalità chiamata invarianza matematica. L’invarianza matematica stabilì un’autentica ontologia nella quale il soggetto coglie le strutture oggettive e l’intrinseca intellegibilità dell’universo”.

“Le categorie di Einstein non sono una qualche forma di a priori kantiano, ma concetti che sono liberamente inventati e si devono giudicare in base alla loro utilità, alla loro capacità di promuovere l’intelligibilità del mondo, che dipende dall’osservatore. La differenza tra il suo pensiero e quello di Kant sta proprio in questo fatto: Einstein comprende le categorie come invenzioni libere invece che come inalterabili(condizionate dalla natura della comprensione). Einstein dichiara che in fisica il reale va considerato come un tipi di programma, al quale non si è obbligati a legarsi a priori”. Capita l’antifona? Con quei cattivoni di Newton e Kant dio era stato cacciato dalla casa della fisica, con Einstein egli può rientrare dalla finestra della libera invenzione! Sconfitto il dualismo epistemico, Einstein ridarebbe fiato alla teologia scientifica, curioso ossimoro che si ripete nell’articolo di Andrews, il quale può così affermare senza ritegno che“Se il mondo è in realtà una creazione di Dio, allora esiste un terreno ontologico per un impegno teologico nelle scienze della natura. Non è un impegno arbitrario, che regredisce all’impegno newtoniano, ma è un dialogo naturale, basato sulla fede fondamentale che il Dio di cui parla la teologia cristiana è lo stesso Dio che creò il mondo che le scienze naturali investigano”. Così l’autore può concludere che “L’influenza di Einstein sulla teologia naturale ha giocato un ruolo rivitalizzante fornendo dati matematici e fisici che supportano la conclusione metafisica che Dio esiste. L’impatto indelebile di Albert Einstein non ha separato la scienza dalla religione, al contrario, sembra che abbia fatto precisamente l’opposto”. E anche Einstein è arruolato nell’Armata del Bene.

Tratto da Max L. E. Andrews (2012). “Albert Einstein and Scientific Theology

In Memorian….l’album del funerale.

Mettendo un po’ di ordine, ho ritrovato l’album del funerale di mio nonno, ancora intatto con foto in bianco e nero ancora perfette,

sembra che dal lontano 1964 ad oggi il tempo non abbia scalfito minimamente questo memorian fotogafico.

Purtroppo, caro nonno non ti ho mai conosciuto, ma riguardando il tuo funerale non posso che esternare l’emozione che trasmette. Non sò quando sia nata e poi persa questa consuetudine; infatti, non avete fatto l’album del vostro matrimonio cari nonnni,ma in quelle foto si nota la cura del carro, gli intarsi della bara, il dolore di mia nonna e parenti per la tua perdita.

Nelle foto si intravede uno scorcio di una Milano ormai passata, dei lontani anni’60.

Sicuramente l’emozione che suscita riguardando queste fotografie che il tempo non ha ingiallito, resterà eterno, più di qualunque forma di arte digitale che oggi esista, perché questo album se pur racconti un momento infelice, è sicuramente una piccola opera d’arte di valore affettivo e qualitativo.

Criogenesi ….una risposta alla morte?

Il 12 gennaio 1967, James Bedford, professore di psicologia dell’Università della California, fu ibernato all’età di 73 anni. Si tratta della prima ibernazione della storia e il suo corpo è tuttora conservato. Questa pratica, nota anche come criogenesi, si fonda sul concetto che un giorno sarà possibile riportare in vita persone che sono state “congelate” e che potranno essere guarite dalle malattie che hanno provocato la loro morte, grazie ad avanzate procedure scientifiche.

Per definizione, la criogenesi, o crionica, viene definita come la pratica di preservare la vita mettendo in pausa il processo di morte utilizzando temperature sotto lo zero con l’intento di ripristinare una buona salute con la tecnologia medica in futuro. Questa sorta di processo di “congelamento” è molto simile ad alcune strategie utilizzate nel mondo animale per sfuggire a condizioni estreme e severe.

Nonostante ciò, l’abbassamento della temperatura può essere indotto artificialmente, come nel caso dell’ipotermia terapeutica, una tecnica ampiamente utilizzata nella pratica clinica, per esempio durante la cardiochirurgia, in quegli interventi in cui il cuore deve essere fermato per molto tempo o nei casi di sofferenza cerebrale. In questi casi, però, la temperatura raggiunge i 32 gradi, e serve generalmente con lo scopo di limitare il danno cerebrale conseguente ad arresto cardiaco.

Il concetto alla base della criogenesi è molto simile a quanto appena descritto: essa consiste nell’abbassamento graduale ma rapido della temperatura corporea di persone dichiarate legalmente morte, fino al raggiungimento della temperatura dell’azoto liquido. Il tutto deve avvenire entro mezz’ora dalla morte: in questo modo il processo di decomposizione si blocca.ate queste premesse, è possibile l’ibernazione sull’uomo? Nel mondo sono tre le aziende che si occupano di criogenesi: l’Alcor in Arizona, il Cryonic Institute vicino a Detroit e il KryoRus in Russia. Il procedimento che viene applicato per portare a termine il processo di criogenesi prevede diverse fasi. La crioconservazione dipende dalla rapidità con cui può iniziare la procedura. Generalmente, questo processo viene iniziato subito, entro mezz’ora dal decesso. In questi primi minuti, immediatamente in seguito all’arresto cardiaco, gli organi sono ancora vitali. Di conseguenza, per evitare che il cervello subisca dei danni, la circolazione sanguigna e la respirazione vengono ripristinate artificialmente.

A questo punto, il paziente viene trasferito in un bagno di acqua ghiacciata e il suo sangue viene sostituito con una soluzione per la conservazione degli organi. I crioprotettori utilizzati vengono perfusi direttamente nel flusso sanguigno e sono necessari per impedire un congelamento incontrollato. Un abbassamento della temperatura troppo rapido può provocare la formazione di cristalli di ghiaccio, che possono danneggiare le membrane cellulari e causare danni a tutti gli organi, incluso il cervello.

Una volta raggiunta la corretta temperatura, i tecnici organizzano il trasferimento nelle sedi apposite dove effettuare la criogenesi.  Una volta arrivato a destinazione, i tecnici regolano la temperatura in modo da portare gradualmente il corpo a -196 ° C, che crioconserva il paziente allo stato solido ed, infine, trasferiscono il corpo in contenitori metallici, dove viene conservato a temperature inferiori allo zero, utilizzando azoto liquido. Il corpo del paziente è quindi protetto dal deterioramento e può essere conservato a lungo termine.Farsi ibernare non è sicuramente una cosa economica. I costi variano da centro a centro ma in ogni caso si aggirano intorno ai 50 mila dollari. Il più caro è il servizio di Alcor, che chiede circa 200 mila dollari per la criopreservazione di tutto il corpo e 80 mila per il solo cervello. Cryonics ha tarriffe leggermente inferiori, mentre la più economica è la KryoRus chiede 36 mila dollari per tutto il corpo e 18 mila per il cervello.Sarà possibile in futuro rianimare i corpi ibernati? A questa domanda non esiste una risposta certa. La fiducia nel progresso tecnologico e nelle scoperte scientifiche è uno dei pilastri su cui si fonda la criogenesi. Non solo, anche la certezza che la personalità e la memoria di un individuo rimangano integre all’interno della struttura del cervello anche quando la sua attività viene interrotta e che sarà possibile ripristinare la completa attività cerebrale delle persone criopreservate. Non ci sono risposte ad oggi a tutte queste ipotesi, poichè non esiste alcuna tecnica in grado di provarlo.Tuttavia, gli scienziati che la praticano credono fortemente nelle potenzialità di questa tecnica. Come mai? Nel corso degli ultimi anni alcuni studiosi sono stati in grado di riportare in vita campioni biologici, criopreservati e conservati in azoto liquido. Fra questi si contano interi insetti, alcuni tipi di anguille e molte tipi di tessuti umani e organi di mammiferi.

/biomedicalcue.it

Piattaforma informatica Regione Lombardia attività funebri e cimiteriali.

Regolamento regionale 14 giugno 2022, n. 4 – Regolamento di attuazione del Titolo VI bis della legge regionale 30 dicembre 2009, n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità) ha sviluppato i temi previsti dal Titolo VI bis della l.r. 33/2009 e ha incluso anche disposizioni necessarie all’attuazione delle previsioni legislative nazionali, come quelle sulla cremazione e sulla dispersione delle ceneri.

In via d’ordine generale i principali contenuti del nuovo regolamento sono:

  • definizione dei criteri di proporzionalità in base ai quali calcolare la dotazione minima delle imprese funebri e dei centri servizi
  • indicazioni sulle caratteristiche strutturali delle case funerarie, sul numero massimo dei feretri in custodia e sui tempi della custodia stessa, sulla loro ubicazione
  • definizione di alcuni obblighi di correttezza e trasparenza, in attesa dell’adozione di un codice deontologico per le imprese funebri
  • l’elencazione dei luoghi in cui può svolgersi l’osservazione delle salme, restandone escluse le sale in cui si svolgono i riti di commiato; sale nelle quali possono pertanto trovarsi solo feretri sigillati
  • aspetti applicativi in riferimento alla cremazione, alla dispersione delle ceneri e all’affidamento delle urne cinerarie
  • disposizioni relative ai piani cimiteriali

Completano il regolamento gli allegati dedicati a:

1. requisiti strutturali delle case funerarie; 
2. allegati tecnici per la predisposizione dei piani cimiteriali e dei progetti di costruzione di nuovi cimiteri, di ampliamento o variante di quelli esistenti; 
3. caratteristiche tecniche dei loculi
4. caratteristiche strutturali, impiantistiche e gestionali degli impianti di cremazione.

In allegato sono disponibili le FAQ sul regolamento regionale.

Il regolamento prevede la realizzazione della piattaforma informatica relativa alle imprese funebri. 

La piattaforma GeAF – Gestione Attività Funebri è pensata per fornire alle imprese funebri, ai comuni e alle ASST un servizio telematico utile alla gestione delle attività amministrative correlate al decesso e alla compilazione della relativa modulistica, assicurando al contempo uniformità e semplificazione di tale modulistica. La piattaforma consentirà inoltre di monitorare i volumi di attività delle imprese funebri e dei centri servizi, nel rispetto di quanto disposto dal Titolo VI della l.r. 33/2009

Il rilascio della prima fase della piattaforma relativa all’anagrafica delle imprese e dei centri servizi è avvenuto lo scorso 20 settembre. La piattaforma è accessibile all’indirizzo  https://www.previmpresa.servizirl.it/geaf.