Come compilare un necrologio senza scadere nel ridicolo più patetico.

Evento estremo ed ineluttabile dell’esistenza stessa, di cui rappresenta il lato oscuro, la morte, come nascita, matrimonio e tutte le date socialmente rilevanti, del resto, ha necessità di essere comunicata.
Il motivo è evidente a tutti coloro che, allo scuro di un lutto appena accaduto anche solo in un’occasione si siano trovati a chiedere ad un conoscente “e mamma come sta, sempre una roccia”, oppure ad inviare corrispondenza alla gentile attenzione di soggetti, nel frattempo passati, da questa valle di lacrime al mistero dell’oltremondo.
Diffondere il mesto messaggio nei piccoli centri è di solito facile e diretto: gli annunci affissi lungo le strade, infatti, si leggono più che sui giornali, grazie alla loro immediatezza. Nelle grandi metropoli, invece, non resta che affidarsi ai quotidiani.
Per ottenere un risultato pregevole e di buon gusto però, è indispensabile essere sobri e sintetici. Un necrologio non è un’orazione funebre, un testamento spirituale del defunto né tanto meno il ritratto del suo profilo morale, ma è solo l’informazione su di un decesso.

Questo documento rientra quindi nella categoria della “pubblicità notizia”, siccome è semplicemente un avviso, rivolto alla cittadinanza che c’ informa di una scomparsa.

In linea di massima sono sufficienti nome e cognome + luogo di morte e specificazione del soggetto che annuncia il mesto evento, il di più, secondo il sommo detto evangelico viene dal maligno (o dal cattivo gusto)

Il giorno 8 febbraio 1998 si è spenta
(serenamente/dopo lunga malattia)
(La contessa, Prof. Avv… Et similia)
Carlotta Isabella Necrofora Serbelloni Mazzanti Vien dal Tumulo (tuttologa, gufologa, poetessa macabra ed entreneuse al bar dell’angolo).
Ne danno (la triste/dolorosa) notizia (annuncio)
il consorte (marito) (inconsolabile/costernato)
ed i figli (in lutto).

I termini “esequie” e “funerali” sono “pluralia tantum” ossia vocaboli derivati direttamente dalla lingua latina che esigono sempre la forma plurale, quindi non si dirà mai il funerale e l’esequia, bensì “I FUNERALI” e “LE ESEQUIE”

É buona norma riportare i dati della persona scomparsa in quest’ordine:
titolo accademico o nobiliare
+ nome di battesimo
+ cognome.

La consuetudine burocratica di anteporre il cognome al nome riesce oltremodo dozzinale ed inelegante, perché è tipica di un ambiente troppo spersonalizzato e tecnico, come appunto l’ambito amministrativo.

Il necrologio non è un atto di citazione in tribunale e nemmeno un freddo certificato redatto all’anagrafe, quindi, è meglio non ricorrere ad un uso gergale della lingua tipico di un commissariato di polizia, assieme a formule in stile pagine gialle di questo tipo:

Riccardelli, Dott, Ing, Gran Duca Guidobaldo Maria.

Se i famigliari del defunto, per celebrare i meriti del loro caro scomparso, voglio apporre a fianco del nome le onorificenze o i titoli conseguiti dal de cuius si opterà per di più alto rango o in ogni caso più sentito come intimo dal defunto.
Risulta, infatti, piuttosto pacchiano introdurre il nominativo della “cara salma” con una sequela interminabile di aggettivi ed appellativi di questo genere:

Illustrissimo, nonché Chiarissimo Onorevole e già Senatore Repubblicano del Regno d’Italia (??!), nonchè Professor Dottore Ingegnere, Cavaliere dell’acqua calda, non di meno Gran Farabutto, Ladrone di Stato ed in ultimo amatissimo Presidente della società calcistica Borgorosso football club + (finalmente) nome e cognome.

Forse la morte, nella folle competizione che caratterizza i rapporti sociali dell’era contemporanea, rappresenta davvero uno dei pochi momenti davvero democratici (nell’attesa del Giudizio Universale) della nostra esistenza, perché riguarda tutti, nobili o popolani, ricchi o squattrinati, studenti e docenti come spesso ci ricordano gli inquietanti affreschi della danza macabra.

É allora inutile infarcire i necrologi con simili corredi di titoli così barocchi.
Se la cerimonia di commiato prevede una sosta in parrocchia o nella cappella delle camere ardenti per la liturgia eucaristica in suffragio si scriverà, con precisione, nel necrologio, che la Santa Messa o la Liturgia Eucaristica sarà officiata o, ancor meglio, celebrata nella chiesa di XYZ.
Altre formule di dubbia legittimità, invece, sono altamente sconsigliate.
In altri casi (rito della “levata”, semplice preghiera al cimitero, funerale civile o d’altra confessione religiosa si ricorrerà ad una formula più vaga e generale come:

– “la liturgia funebre (o esequiale), la triste (o mesta) cerimonia, il rito funebre, la funzione funebre,l’ultimo (estremo) saluto, il commiato, i funerali, la commemorazione
Si terrà (avrà luogo)…

Tecnicamente non sarebbe sbagliato definire la Santa Messa o la cerimonia anche come “funzione funebre (o religiosa), si tratta, infatti, di un’espressione più generale, di registro molto elegante, che comprende i diversi significati del termine “rito” ed è mutuata direttamente dalla terminologia ecclesiastica.

L’impresario di successo dovrà dimostrare di saper padroneggiare perfettamente questa terminologia così specifica, consigliando ai dolenti la formula più appropriata.

In caso d’esequie laiche si potrà ragionare, più compiutamente, di “servizio funebre”

Se il funerale su svolgerà secondo il rito cristiano ortodosso non si parla mai di Santa Messa, bensì di Divina Liturgia.
La formula

“munito (o munita) dei conforti religiosi”

è legittima solo se al malato o al moribondo è davvero stata amministrata l’unzione degli infermi, assieme all’Eucaristia; dichiarare il falso, anche se per pietà ed in articulo mortis, non è mai segno di un animo nobile.

“S’è cristianamente addormentato”
è frase da utilizzare solo in caso di un defunto che, in vita, si sia distinto per una fervida fede o per opere di carità.

Stilemi quali:
“E’ tornato/a alla casa del Padre”
oppure:
“Si è addormentato nel bacio (o abbraccio)del Signore”
ed in ultimo:
“Ha chiuso la sua giornata (missione) terrena

sono da limitare, preferibilmente, alle esequie di prelati e religiosi o, comunque, di persone, anche se laiche, caratterizzate, in vita, da una granitica fiducia nella cristiana speranza della vita eterna. Un’espressione simile, anche se più laica, è da ravvisare nella frase:
“ha terminato la propria esperienza terrena”
perché l’allusione alla vita eterna è senza dubbio maggiormente sfumata e lascia adito anche ad interpretazioni più secolarizzate o disilluse.

La creatività letteraria dell’italica intelligenza, per una strana ragione, davanti ad un funerale non resiste, si scatena, rompe impetuosa gli argini del buon gusto e dilaga, spesso, su orribili, manifesti stampati con la complicità delle stesse imprese funebri.
Ecco un breve elenco degli stereotipi letterari o retorici assolutamente da rigettare:

1. Nipotini innocenti, ma mal consigliati dai genitori, che sbandierano la loro incrollabile certezza di riunirsi un giorno, lassù, con l’adorato nonno, su cirri vaporosi e candide nubi rosa degni del pennello dei maestri rinascimentali.
2. Signori che apprendono della morte di qualcuno “prima increduli e poi arrabbiati”. E ovviamente non si contano i “costernati”, gli “affranti”, e gli sconvolti (di vascorossiana memoria?).
3. Campeggiano, poi, bellamente sulle pagine dei quotidiani le espressioni pacchiane di coloro che “chinano mestamente la cervice di fronte ad un decreto superiore e inappellabile”. (…)
4. Ci sono, poi, parenti ottimisti e indovini, nonché profondi conoscitori delle divine decisioni che invadono le cronache mortuarie, perchè sanno benissimo come, nel regno celeste, l’anima proba del diletto congiunto Guidobaldo Maria sia finalmente felice: e sorrida loro per sempre dalle vette celesti. Simili dichiarazioni così impegnative risultano forzature anche sul piano dottrinario. Solo in caso di bimbi, deceduti dopo il Santo Battesimo, è ammissibile questa certezza, supportata anche da argomentazioni teologiche. Per un neonato, sulla lapide o sul ricordino, si potrebbe addirittura apporre solo la data del giorno in cui è stato amministrato il sacramento del Battesimo.
5. Vi sono sterminate schiere di persone (…) che, pur non avendo alcun legame di parentela col defunto partecipano tuttavia della sua dipartita come se fossero il coniuge o il congiunto più stretto rimasto. Errore di bon ton: se non si è parenti si partecipa, se mai, al dolore della famiglia per il lutto, ma nulla di più.

Chi si accosti alla delicatissima arte dell’intessere elogi funebri, insomma, ricordi l’antico brocardo latino: “verba volant, scripta manent” ovvero la parola scritta è assai più difficile e compromettente rispetto al più volatile messaggio verbale.
Il necrologio ideale è dettato da eleganza e squisita compostezza, sono allora da evitare eccessive e spericolate licenze stilistiche, come commozioni esagerate e sentimenti gridati.
Il necrologio è pur sempre l’ultimo saluto, non conviene allora degradarlo ad estrema buffonata per opera d’improbabili e sgraziati lirici.
Nota della redazione: i nomi riportati negli esempi sono completamente frutto di invenzione, qualsiasi omonimia o riferimento diretto a persone reali è da ritenersi puramente casuale.

per atri articoli interessanti potete vi consiglio di consultare funerali.org

Pensare ad un ELOGIO

La parola elogio deriva dal greco per "lode"

In termini di funerale, un elogio funebre è un'opportunità per tenere un discorso commemorativo. Permette il tempo di ricordare e concentrarsi sulla persona che è morta. L'elogio funebre medio di solito dura tra i 5 ei 10 minuti. Non c'è molto tempo per illustrare una persona e la sua vita, quindi è importante essere concisi e usare il tempo in modo efficace.

La maggior parte di noi ritiene importante che la vita e la personalità del defunto siano ben rappresentate durante una cerimonia funebre. Un celebrante verrà addestrato su come scrivere e pronunciare un buon elogio funebre. Tuttavia qualcuno che non conosceva il defunto potrebbe non essere la persona più adatta per fornire questa parte del servizio. I membri della famiglia potrebbero sentirsi incapaci di parlare da soli e preferirebbero che l'elogio fosse pronunciato da un amico o da qualcuno che conosceva bene la persona amata.

Essere invitato a scrivere un elogio funebre è un onore ma può anche sembrare un compito arduo: da dove inizi?

Prima di tutto questo non è qualcosa da affrettare, quindi concediti un sacco di tempo. Parlare con gli amici e la famiglia del defunto è un buon punto di partenza. Fai domande, ottieni informazioni, condividi aneddoti e ricordi divertenti.

Pensa a chi ti rivolgerai. Non tutti al funerale conosceranno molto bene il defunto, quindi è utile includere una "storia in vaso" sintetica e informativa della loro vita. Dove hanno lavorato, vissuto, socializzato, praticato hobby ecc. Potresti menzionare familiari o amici intimi nel discorso. Un buon elogio funebre avrà un equilibrio di fatti, storie e umorismo. È facile cadere nella trappola di scrivere un pezzo molto formale, ma il tuo pubblico si impegnerà molto di più se il tono è leggero e colloquiale. Scrivi dal cuore e non affinare troppo il tuo discorso. Soprattutto, sii onesto nel tuo elogio, non ha senso descrivere un santo o parlare di qualità straordinarie che la persona non possedeva!

Dopo aver redatto un discorso scritto, provalo con alcune persone diverse, idealmente questo dovrebbe includere un membro della famiglia del defunto. Sicuramente migliorerà la tua fiducia se sai che le tue parole hanno l'approvazione della famiglia. Ricorda anche che anche l'elogio più bello scritto può essere rovinato se l'oratore si limita a leggere le parole dalla pagina. Prova e familiarizza con il discorso in modo che fluisca quando vieni a pronunciarlo. Probabilmente ti sentirai apprensivo ed emotivo mentre parli, quindi è utile avere delle note davanti a te, come promemoria delle parole chiave.

È immensamente soddisfacente aver pronunciato un elogio funebre di successo. Può essere una grande fonte di conforto per le famiglie che sentono che tu e loro avete reso giustizia alla memoria della persona amata.



fonte:https://www.funeralmagazine.co.uk/eulogy/

Italian Funeral Traditions ( And still dont die)

Throughout life, there are many different occasions or events that happen that people like to celebrate or commemorate in some way. At the end of life, a funeral takes place and this is both an occasion for mourning and also the celebration of a person’s life. Each culture and religion have their own traditions, customs, and superstitions relating to funerals. The following are some of the customs for funerals in the Italian culture.

Superstitions
One Italian superstition is that the souls of the dead never actually leave the earth. To make sure they leave successfully, the Italians perform a variety of rituals. One of these is burying loved ones with their favorite items. Also, Italians will often not speak the name of a person following their death as they fear it will bring the person back from the dead.
Food
As soon as people hear of a death, they will take food around to the home of the deceased’s family. This food is then both eaten by the family and offered to anyvisiting guests. Typical examples of food gifts include wine, fruit baskets, casseroles, and desserts.

Funeral Posters
In Italy, funerals are usually open to any villagers who want to attend the ceremony and burial. To make sure the locals are aware of the details, it is common for a family in mourning to put up posters advertising the funeral arrangements.

Mourning
In the past, wealthier Italian families would often pay for people to come and wail at the funeral of their loved one. This tradition has declined over the years as modern Italians like to show respect and dignity at a funeral and do not consider wailing a part of this. However, there is still a recognized period of mourning following a death.

Flowers
In many cultures, flowers are an important and symbolic element of a funeral and this is certainly the case in Italy. Not only will flowers adorn the church and the casket, they are also given to the family of the deceased as gifts.

Funeral Services
Catholicism is the predominant religion in Italy, so burial services are in line with Catholic rituals. A full mass with the last rites, a vigil, and a funeral liturgy is the standard procedure. Usually, a eulogy is delivered by a family member or close friend.

The Casket
Most Italians follow the Catholic tradition of having an open casket prior to the funeral. People who visit the deceased will often kiss them on their forehead or cheek. Touching the hand of the deceased is also a sign of respect.

The Funeral Procession
Traditionally, mourners would follow a horse-drawn carriage carrying the casket to the burial site. These days, the casket is likely to be carried in a hearse with mourners following along in their own vehicles.

The Burial Site
Mourners gather around the grave site. Often, each mourner will toss a handful of dirt or a rose over the casket. In Italy, it is quite rare to be buried in the ground due to a lack of space. Instead, graves are stacked in concrete mausoleums.

Funeral Attire
It is traditional for all mourners attending a funeral in Italy to wear black. Historically, the spouse of the deceased will continue to wear black for an extended period as a sign of their mourning. However, in modern Italy, many people choose not to carry out this particular tradition. Like all cultures, Italians have a range of traditions, customs, and superstitions relating to death and funerals. To a certain extent, many of these have changed over time. However, there are still many of the funeral traditions that modern Italians continue to follow.

hardcoreitaluans.blog

Quali sono i rischi per gli operatori delle pompe funebri

Tutti i defunti sono considerati potenzialmente infettivi per qualsiasi operatore o altra persona (inclusi i familiari) che vengono a contatto diretto con la salma. I dati SIROH – Studio Italiano Rischio Occupazionale da HIV e altri agenti patogeni trasmissibili per via ematica – mostrano che dal 2003 al 2014 il personale coinvolto nella cura e preparazione delle salme è incorso in incidenti con lesioni cutanee, percutanee e mucolitiche ad alto rischio di infezione. Il rischio biologico e di contaminazione nei casi di decessi per cause naturali all’interno delle mura domestiche o in struttura ospedaliera è tra i più elevati.

I rischi più imminenti, per esempio, nella constatazione del decesso riguardano:

L’ispezione del defunto con probabile contatto con i liquidi organici e le feci;
La percolazione derivante da lesioni cutanee o orifizi naturali;
La contaminazione delle superfici esterne (camici, occhiali, mascherine);
La contaminazione accidentale dei moduli e della documentazione utilizzata per la registrazione del decesso.
I rischi comportano l’osservazione e l’attuazione delle procedure corrette al fine di eliminare o contenere qualsiasi potenziale contaminazione. Le misure preventive partono dalla basilare igiene delle mani con il lavaggio delle stesse prima di procedere a qualsiasi adempimento pratico e amministrativo. L’applicazione delle procedure non è garanzia di efficacia e protezione e devono sempre essere affiancate dalla corretta valutazione dei rischi con l’obiettivo di mettere in atto le azioni più opportune di sensibilizzazione e addestramento. Le linee guida, infatti, predispongono anche la realizzazione di percorsi formativi e di aggiornamento per tutti gli addetti ai lavori. Il datore di lavoro, da parte sua, ha il dovere di garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori e di mettere a loro disposizione tutti gli strumenti per la formazione e per l’adeguata operatività sul campo.

Le disposizioni messe in atto dal protocollo di prevenzione consistono principalmente in:

Protezione degli occhi: utilizzo di occhiali di II Categoria DPI e occhiali a maschera di III categoria (UNI EN 166);
Protezione delle mucose: visiera di III Categoria (UNI EN 166);
Protezione delle vie respiratorie: mascherine facciali filtranti con o senza valvola (III Categoria), semi-maschera riutilizzabile con filtri (Categoria III), mascherina chirurgica (dispositivo medico)
Protezione del corpo: camice (III Categoria), tuta completa (EN 340);
Protezione delle mani: uso di guanti monouso (III Categoria EN 420);
Protezione degli arti inferiori: uso di copri-scarpe e calzari (di I, II e III categoria EN 340).
Le linee guida indirizzano gli operatori anche nell’impiego di nuove tecnologie e suggeriscono il ricambio delle mansioni nella manipolazione delle salme nelle varie fasi di operatività (tumulazione, estumulazione, interramenti e simili).

Fonte : istitutoceleriloveri.it

Cremazione come avviene?

L’elemento centrale del processo di cremazione è il forno crematorio, una struttura in grado di trattare i resti dei corpi umani ad alte temperature, accelerando in tal modo l’ottenimento del risultato desiderato.

Il forno crematorio è generalmente realizzato sovrapponendo due distinte parti dell’impianto, separate l’una dall’altra con del materiale refrattario. La combustione potrà invece avvenire ricorrendo a diversi sistemi, come ad esmepio l’arroventamento delle pareti del forno attraverso l’uso di resistenze elettriche o di gas, o ancora tramite il ricorso alla fiamma diretta. In ogni caso, le temperature che si raggiungono all’interno della struttura saranno in grado di raggiungere i 900 – 1.000 gradi.

La cremazione avviene immettendo nel forno crematorio la bara con la salma: posizionata su una superficie piana, la bara viene poi condotta all’interno del forno attraverso delle guide metalliche che la spingono nella parte superiore dell’impianto.

In questo modo il corpo del defunto e la bara prendono rapidamente fuoco, e le cenere e le ossa calcificate potranno cadranno nella parte inferiore del forno, dove giungerà a compimento la combustione.

Grazie alla presenza di un idoneo sistema di ventilazione, la circolazione dell’aria (e quindi dell’ossigeno) necessaria per la combustione sarà garantita per l’intera durata del processo, il quale sarà comunque sottoposto a periodico monitoraggio da parte degli operatori, che potranno controllare l’evoluzione dello stesso attraverso degli appositi spioncini posizionati sulle pareti del forno.

Dopo qualche ora, concluso il processo, i resti verranno spinti all’esterno dell’impianto, lungo una zona di raffreddamento. In tale zona le ceneri verranno raccolte e poste su un setaccio a vibrazione, che potrà eliminare le polveri più fini,  conservando solamente quei resti che andranno poi a subire l’ultimissima fase del trattamento.

Come abbiamo avuto modo di riassumere nelle righe precedenti, i resti vengono ulteriormente trattati con un’ultima fase nel processo: una calamita separerà infatti il materiale metallico contenuto nelle ceneri (chiodi della bara, protesi, ecc.) consentendo di individuare le effettive ceneri da raccogliere e sigillare all’interno di un’urna, che verrà poi consegnata ai parenti. Si tenga conto che la legislazione italiana vigente non permette la dispersione “libera” delle ceneri: ne parleremo in un separato focus.

Aprire un’agenzia funebre?

Si tratta di un settore dalle altissime potenzialità ma non è così semplice poter avviare un’attività del genere. E’ necessario sviluppare un lato altamente professionale e al tempo stesso anche sensibile. Non si tratta di vendere semplici beni e servizi ma di aiutare persone in un momento non facile della propria esistenza. Quando viene a mancare una persona cara, è fondamentale che nel più breve tempo possibile, siano svolte precise operazioni. L’agenzia funebre si occupa del disbrigo delle prime pratiche e interviene con puntualità e professionalità per organizzare al meglio un funerale. Dobbiamo quindi conoscere alla perfezione il nostro ambiente di lavoro, tutti gli aspetti burocratici da seguire così come i ruoli e i compiti stabiliti. Analizziamo cosa è necessario fare per poter avviare con successo un’agenzia di onoranze funebri e come poter gestire al meglio questa attività.

Uno sguardo sul settore delle pompe funebri oggi
I servizi funebri rappresentano una colonna stabile dell’economia: il numero dei decessi in Italia è aumentato a circa 650 mila unità l’anno, per questo si parla di un vero e proprio business di oltre 1,8 miliardi di euro che fornisce lavoro a circa 25 mila occupati diretti e altrettanti nell’indotto.

Nonostante tutto, questo settore è alle prese con gli stessi problemi di altri settori:

potere d’acquisto piu’ basso da parte degli italiani;
concorrenza delle imprese low-cost;
normative locali non allineate.
Un settore che conta 6 mila imprese di onoranze funebri, il doppio di quelle censite 15 anni fa ma che sta registrando un calo dei fatturati, sia perché le famiglie spendono meno per onorare i defunti, tagliando non tanto i servizi quanto le forniture (cofani e urne low cost), sia perché si va diffondendo sempre più la pratica della cremazione (decisamente più economica rispetto alla classica sepoltura).

La cremazione sta crescendo in Italia a ritmi superiori al +10% l’anno ed è l’opzione prescelta oggi per un funerale su quattro (con punte dell’80%), in tutta la regione Lombardia, e il minimo (2,5% dei decessi) in Sicilia. Si sta sviluppando anche il business delle cerimonie laiche e delle case funerarie (funeral house), inesistenti fino a pochi anni fa, oggi circa 300 attive in Italia (tutte concentrate al Nord).

C’è una domanda in forte crescita di spazi laici per il commiato dove consentire a parenti e conoscenti di stare vicino al defunto prima dell’addio definitivo e c’è richiesta di nuovi servizi di tanato prassi e imbalsamazione, così come di pacchetti completi “chiavi in mano”, perché la famiglia colta da un lutto vuole affrontare il trauma, non la burocrazia.

E’ ovvio che se da un lato non mancano le opportunità di guadagno, dall’altro è opportuno valutare i cambiamenti di domanda da parte della clientela così come anche l’aspetto fortemente competitivo legato a questo settore. Tante sono le attività presenti sul nostro territorio così come tanti i servizi diversificati che valorizzano/specializzano una determinata attività.

I servizi funebri sono una struttura economica a tutti gli effetti e come tale non possono assolutamente sottrarsi alle leggi di mercato. Chi vuole sopravvivere in questo settore deve necessariamente mettere in campo strategie per essere competitivi, cioè utilizzare una parte del proprio budget ad azioni di marketing utili per dar vita a nuove idee, generare fiducia nel brand, stabilire un legame con il territorio e incrementare il proprio business. Si vedono sfide e opportunità legate alla digitalizzazione, alle nuove mode social e al marketing 4.0 ed è evidente di come questa attività sia profondamente cambiata negli anni (vi segnaliamo questo articolo che affronta questo argomento nello specifico: Marketing Onoranze Funebri per aumentare il fatturato).

Requisiti e documentazione necessaria per aprire agenzia funebre o centro servizi funerari
Vediamo cosa dobbiamo fare per creare un’attività funebre.

Primo passo: è necessario presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) del comune nel quale si intende avviare.

La presentazione della SCIA consente di erogare i propri servizi sull’intero territorio regionale. Si tratta di una dichiarazione per modificare, trasferire, chiudere o iniziare un’attività produttiva ed ha effetti immediati, cioè l’imprenditore può teoricamente iniziare a lavorare dalla data presentata sulla dichiarazione.

Gli enti competenti hanno 60 giorni per verificare le informazioni fornite e possono adottare provvedimenti solamente in caso di inidoneità perché vale il silenzio assenso. La SCIA compilata va inviata al Comune anche per via telematica se si è in grado, il quale Comune entro 30 giorni li deve comunicare alla ASL territoriale che deve effettuare le opportune verifiche per concedere o meno l’autorizzazione.

I requisiti necessari possono essere suddivisi in 2 categorie: requisiti soggettivi e oggettivi.

1) Requisiti soggettivi:

possedere i requisiti previsti dalla normativa antimafia;
designare un direttore tecnico responsabile dell’attività funebre, per svolgere le pratiche amministrative e la trattazione degli affari;
scegliere almeno quattro operatori funebri o necrofori come previsto dal Regolamento. Gli operatori funebri devono essere assunti con regolare contratto di lavoro stipulato direttamente con chi avvia l’attività. In alternativa possono essere assunti anche attraverso consorzi o contratti di agenzia.
Sia per il direttore tecnico che per gli operatori funebri e necrofori è previsto un percorso formativo obbligatorio. I corsi professionali migliorano le competenze professionali di coloro che operano o che intendono operare in questo settore e permettono l’acquisizione del previsto titolo professionale, indispensabile per poter accendere un corretto rapporto di lavoro con imprese funebri.

2) Requisiti oggettivi:

Il locale dove si svolge il servizio funebre deve avere una destinazione d’uso compatibile con quella prevista dal piano urbanistico comunale. Deve rispettare le norme e le prescrizioni specifiche dell’attività, per esempio quelle in materia di urbanistica, igiene pubblica, igiene edilizia, tutela ambientale, tutela della salute nei luoghi di lavoro, sicurezza alimentare, regolamenti locali di polizia urbana annonaria.

L’attività deve avere:

una sede commerciale idonea, dedicata al disbrigo delle pratiche amministrative, alla vendita di casse ed articoli funebri e a ogni altra attività connessa al funerale;
almeno un’auto funebre conforme al Regolamento Regionale e un’adeguata autorimessa.
Le imprese funebri possono anche avvalersi della collaborazione di altre agenzie, ossia funzionare come attività di centro servizio funebre. In questo caso devono comunicarlo nel proprio oggetto sociale ed è necessario che siano in possesso di particolari requisiti disciplinati da alcune norme ISO e UNI.

Se si vuole gestire anche sale del commiato, dopo aver avviato l’attività di agenzia funebre è necessario richiedere l’autorizzazione per la gestione di suddette sale.

L’autocertificazione dei requisiti morali di altri soggetti deve essere allegata alla documentazione se, oltre al richiedente, ci sono altri soggetti tenuti alla dichiarazione di possesso dei requisiti soggettivi morali.

La copia dei formali contratti stipulati con società terze deve essere allegata alla documentazione se il richiedente non possiede direttamente la rimessa e/o le autofunebri e/o gli operatori funebri.

L’elenco, la tipologia delle autofunebri e la copia dei libretti di idoneità devono essere allegati alla documentazione se la società richiedente possiede autofunebri.

La nomina degli operatori funebri deve essere allegata alla documentazione se i soggetti hanno stipulato regolare contratto di lavoro con il richiedente.

Gli ultimi passi per iniziare a lavorare si possono velocizzare grazie ad una comunicazione unica che informa telematicamente tutti gli enti preposti dell’inizio attività. Bisogna compilare il modello di inizio attività e aprire la partita Iva presso l’agenzia delle entrate, i contribuenti tenuti all’iscrizione nel registro delle imprese o in quello delle notizie economiche e amministrative (REA) devono usare la comunicazione unica.

A questo punto bisogna andare alla camera di commercio e iscriversi nel registro pubblico delle imprese. E’ un’operazione molto veloce e diretta.

Per l’invio telematico è sufficiente un’abilitazione, una casella di posta elettronica certificata e una firma digitale (si può far riferimento a un patronato o un commercialista).

Spese da affrontare
Argomento alquanto delicato. Tutto dipende dai servizi che eroghiamo e da come gestiamo un servizio di onoranze funebri. Due possono essere le possibili soluzioni:

Semplice Agenzia Funebre che si appoggia a un centro servizi in toto o solo in parte (dipende da cosa eroga);
Centro servizi funebri.
Per quanto riguarda l’agenzia funebre è sufficiente avere una sede legale, un catalogo e appoggiarsi a un centro servizi che eroga tutto il necessario per un funerale. I costi di investimento sono minimi:

costi di avvio attività e apertura p.iva;
costi relativi alla formazione professionalizzante (Direttore Tecnico)
costi relativi alla sede prescelta soggetta o meno a un canone mensile di locazione e alle eventuali spese connesse;
costi legati alla promozione/marketing.
Volendo possiamo evitare le spese legate all’acquisto di un carro funebre e anche all’assunzione di personale affidandoci in parte o completamente a uno o più centro servizi. In questo modo ci occuperemo solo della gestione con il cliente o al massimo degli aspetti burocratici da seguire quando si affronta un funerale.

Lo svantaggio è ovviamente legato a una marginalità di guadagno decisamente bassa visto che si dovranno coprire tutti i servizi e il personale messi a disposizione da una ditta esterna. E’ necessario quindi puntare molto sulla promozione, il passaparola e una buona rete di contatti per avere un ritorno che ci permetta di mantenere viva la nostra attività.

Per quanto riguarda invece l’apertura di un centro servizi funebri, le spese da affrontare sono piuttosto importanti: servono infatti ampi locali per poter immagazzinare l’attrezzatura necessaria e mezzi di trasporto speciali (che hanno costi abbastanza ingenti), senza parlare poi del personale.

Quindi, a meno che non si disponga di un buon capitale di partenza, è necessario affidarsi a istituti di credito, banche o finanziarie che siano. Al fine di ottenere i finanziamenti richiesti, si dovrà dimostrare di sostenere le spese e ottenere il giusto ritorno economico. Un buon progetto imprenditoriale, sostenuto da un business plan ben strutturato, rappresenterà un buon biglietto da visita con cui presentarsi.

Ad ogni modo il consiglio che diamo è quello di preparare sempre un piano di business ben curato e che si basi su una descrizione dettagliata dell’attività e del mercato di riferimento (area geografica, tipologia di clienti, servizi da erogare, competitors, strategia promozionale) così come di un ottimo prospetto economico previsionale che analizzi i costi da sostenere per l’apertura dell’attività, per la gestione e i possibili guadagni almeno per almeno i primi tre anni di attività. Dobbiamo prepararci come si deve per evitare spese impreviste ma soprattutto una cattiva gestione che potrebbe portare al fallimento.

Come iniziare nel modo giusto
Aprire un agenzia funebre non è semplice ma nemmeno impossibile. E’ necessario prepararsi bene e capire tutto ciò che dovremo affrontare per avviare un’attività del genere. E’ un settore che si differenzia per tutta una serie di aspetti: saremo circondati da situazioni spiacevoli e momenti davvero non facili per la nostra clientela (e anche per noi). Dobbiamo essere sensibili ma al tempo stesso professionali, senza farci eccessivamente coinvolgere da tutto ciò che è legato alla perdita di una persona, per quanto difficile possa essere.

E’ un ramo altamente competitivo, a ritmi piuttosto accelerati e soggetti a repentini cambiamenti di domanda da parte della clientela. In poche parole, dobbiamo essere preparati al meglio, con la giusta formazione, essere sempre aggiornati e generare un ottimo piano di business….pensiamoci bene !

Fonte: TSS target solution