Nine perfect strangers.

Una serie interessante, che affronta diversi argomenti emblematici della vita e della morte….che dire: una Nicole splendida, con un volto incapsulato nel tempo , …come se sapienti mani di un tanatoesteta le abbiamo scolpito il viso……..per sempre!

In breve la trama:

Nove perfetti sconosciuti si recano in un lussuoso ritiro spirituale di dieci giorni, del quale non sanno assolutamente niente tranne quello che loro immaginano che sia: una Spa lussuosa, spirituale, dove trovare calma, tranquillità, meditare e tutte le tradizionali attività di altri famosi centri benessere.

Il nome del luogo è Tranquillum House, un resort benessere che promette di “trasformare e sanare” i propri ospiti paganti. Nonostante la bellezza mozzafiato del posto, della struttura, la calma serafica dello staff, il resort si dimostra diverso da quello che gli ospiti immaginavano, e sembrano prossimi a scoprire e rivelare molti segreti reciproci e della proprietaria del resort: l’enigmatica, estremamente calma, eterea, misteriosa, pacifica quanto inquietante Masha.

Fonte Wikipedia

Nan Goldin

Nan Goldin è una leggendaria fotografa che vive tra NYC, Parigi e Berlino. Dopo un lungo decennio di depressione è tornata sulle labbra di tutti per aver rilasciato un’intervista a  The Observer intitolata: “I wanted to get high from a really early age”.

Nata a Washington D.C. nel 1953, Nan è cresciuta nei suburbs di Boston, in una famiglia della borghesia ebraica. La passione per la fotografia è sbocciata in giovane età, come forma di ribellione e via di fuga dalla rigidità del nucleo familiare. Armstrong è stato la guida di Nan all’interno di un nuovo mondo affascinante. A quel tempo la giovane fotografa ha iniziato il progetto che l’avrebbe resa celebre: The Ballad of Sexual Dependency.  Oggi la serie è considerata uno dei capolavori della fotografia contemporanea. Le sono serviti 15 anni per collezionare all’incirca 800 scatti d’amore, sesso, alcol, droga, violenza e morte. Alcune delle foto sono crude, altre disturbanti, ma sempre pregne di realismo.

fonte darlin.it

Departures (2008)

Giovane violoncellista rimasto senza lavoro torna con la moglie nella città natia, nella casa della sua infanzia. Accetta un posto di cerimoniere funebre: lavare, vestire, truccare e sistemare i defunti nella bara. Inizi difficili, esperienze traumatiche, il disagio di non rivelare alla moglie il mestiere che fa per permetterle di continuare gli studi. Ma grazie al vecchio istruttore impara l’antica dignità del suo compito, una migliore conoscenza di sé stesso, l’occasione di rappacificarsi con il passato, il conforto ai parenti dei morti, la capacità di convivere con il dolore. Film dolente e intenso nella sua analisi, particolarmente significativo per gli spettatori che in Occidente vivono in una cultura incline all’inutile rimozione della morte, spesso incapaci di darle il rispetto e l’onore che merita. Ha il suo culmine emotivo nella morte del padre, che aveva abbandonato il protagonista bambino. La commozione è sempre controllata, sublimata negli intermezzi musicali al violoncello. Fotografia: Takeshi Hanada. Musiche: Joe Hisaishi. Oscar 2008 per il miglior film straniero.

Tanatoprassi

La tanatoprassi è l’insieme delle cure rivolte e del «trattamento estetico delle salme prima delle esequie»[1]. La parola deriva dal grecothanatos ‘morte‘ e praxis ‘pratica’.[2] Il professionista che svolge i trattamenti di tanatoprassi è definito tanatoprattore.In Italia, mentre il Regolamento di polizia mortuaria include specifiche disposizioni riguardo alla pratica dell’imbalsamazione, quasi niente è previsto relativamente alla tanatoprassi.

Secondo quanto afferma l’Istituto Nazionale Italiano di Tanatoprassi, la tanatoprassi prevede un’iniezione nel sistema arterioso di un fluido conservante e una serie di cure estetiche che consentono di mantenere un’immagine integra del defunto, ritardando per alcune settimane il processo di decomposizione. Inoltre viene garantito il naturale ritorno in polvere del corpo in un tempo massimo di 10 anni, mentre un corpo che non ha subito nessun trattamento può richiedere dai 40 agli 80 anni.[3]

La tanatoprassi presenta i suoi vantaggi anche nell’ambito della medicina legale[3], infatti fermando la decomposizione della salma si fissano i tessuti e le lesioni come in una preparazione istologica, consentendo così di eseguire le indagini più facilmente: ad esempio studiare meglio la traiettoria di un proiettile ed avere un apporto ai metodi di identificazione medico-legale. In caso di una riesumazione, resa necessaria da indagini giudiziarie, si avranno sicuramente risultati migliori su un cadavere trattato, rispetto a un cadavere in decomposizione.

La tanatoprassi non è da confondere con l’imbalsamazione perpetua, ma è un metodo di conservazione temporanea; fa sì che le salme possano essere conservate dai 10 ai 15 giorni prima della sepoltura.

fonte Wikipedia

Santa Clarita diet

Forse non molto conosciuta, Santa Clarita Diet è una serie televisiva statunitense creata da Victor Fresco e interpretata da Drew Barrymore e Timothy Olyphant. Breve trama:gli sposi Sheila e Joel lavorano come agenti immobiliari a Santa Clarita, in California. La vita della coppia prende una piega inaspettata dopo che Sheila affronta un drammatico cambiamento, diventando un non morto che si ciba di carne umana.

Purtroppo la serie si è conclusa prematuramente….per chi ha black humor , perchè non dargli uno sguardo.

Margherita Hack

Ognuno in maggior o minor misura può contribuire  al progresso, rispettando il prossimo, uomo o animale, rifuggendo dalla violenza e dal razzismo.

Dead like me

Dead Like Me è una serie televisiva statunitense e canadese creata da Bryan Fuller e andata in onda tra il 2003 e il 2004.

La protagonista della serie è Ellen Muth insieme a Mandy Patinkin nella parte di mietitori che “vivono” e lavorano a SeattleWashington.

Girata a Vancouver, British Columbia, la serie è stata creata da Bryan Fuller per la rete Showtime, dove ha funzionato per due stagioni nel 2003 e nel 2004, prima di essere cancellata.

La diciottenne Georgia “George” Lass (interpretata da Muth) è sia protagonista della storia sia narratrice della stessa. George muore presto nell’episodio pilota. Diventa uno dei “non morti” e impara presto che il suo compito è quello di rimuovere le anime delle persone, preferibilmente prima che muoiano, per condurle nel luogo della vita ultraterrena. Con la morte, George si lascia la madre e il resto della sua famiglia alle spalle, in un momento in cui i suoi rapporti con loro erano su un terreno infido.

Questa serie esplora la vita e le esperienze di un piccolo gruppo di mietitori, così come i cambiamenti della famiglia di George dopo la morte della ragazza.

Lo jettatore

Alexander Dumas

La figura dello iettatore appare figlia dell’Illuminismo napoletano ed emerge per la prima volta nel 1787 in un libello del giurista Nicola Valletta, intitolato Cicalata sul fascino volgarmente detto jettatura, che rappresenta il primo saggio sull’argomento.[10] Valletta inaugura un lungo filone di trattati: nel XIX secolo se ne trovano infatti ad opera di Marugj (Capricci sulla jettatura, 1815), Schioppa (Antidoto al fascino detto volgarmente jettatura, 1830), Pitrè (La jettatura e il malocchio in Sicilia, 1884) e altri.[6][11]

Nota Benedetto Croce che prima della Cicalata non si trova alcuna traccia della iettatura nella letteratura sulle credenze magiche. Ciò lascerebbe supporre che la credenza non esistesse affatto, se non fosse che il Valletta, citando anche un poemetto di Cataldo Carducci, ne parla come di un fenomeno antico che ha soltanto cambiato nome. Del resto, lo iettatore si può ritenere una sorta di forma moderna, svincolata dalla magia, dello spargitore intenzionale di malocchio.

La credenza nella iettatura si diffuse tra le classi agiate, mentre quella nella magia restava confinata nelle campagne. Questa tendenza è stata ricostruita come «magismo secondario», «ascesa del folklore», e sarebbe dovuta alla delusione della speranza che scienza e tecnologia potessero rimediare all’insicurezza dell’uomo, mentre ne determinano piuttosto l’aggravamento (Lanternari).[V’è chi, considerando la diffusione della credenza nella iettatura tra le classi colte, che tuttavia vi guardavano tra il serio e il faceto, parla di «compromesso fra l’antico fascino stregonesco […] e i temi del razionalismo settecentesco» (De Martino).[Sulla stessa linea altri parlano di nascita, con il concetto di iettatura, di un «terzo stato» intermedio tra scienza e magia, di un «sottoprodotto irrazionale» tipico di ogni epoca positivista, come lo fu anche la letteratura fantastica

Gli illuministi napoletani assistettero a una vera proliferazione di iettatori – cioè alla diffusione della credenza –e tentarono di spiegare razionalmente il fenomeno, ad esempio in termini di mesmerismo e in riferimento a una supposta trasmissione di influssi magnetici.[19] Il medico Giovanni Leonardo Marugj interpreta il potere dello iettatore come una forza fisica esercitata da minute particelle che emanerebbero dal corpo del portatore di sventura e investirebbero le cose e le persone circostanti. Non si trattava di un’idea nuova, ma che si innestava su una lunga tradizione filosofica che fin dal medioevo attribuiva agli occhi la capacità di irradiare amore e odio (affascinare), ai corpi la facoltà di spargere vapori o effluvi di natura positiva e negativa.

V’è sempre negli ambienti colti napoletani un sottofondo d’ironia verso la credenza, che gli autori dei trattati sul tema rendono anzi esplicito a premessa delle loro opere. L’intento scherzoso da loro dichiarato spinge Croce a sottovalutare la serietà dei vari saggi, mentre per altri esso è solo finzione letteraria, utile piuttosto a legittimare la trattazione di un fatto irrazionale nel quale gli autori continuano a credere. Tale atteggiamento ambivalente dei napoletani è stato descritto come «combinazione colta di scetticismo e credulità, di paura reale e di enfasi scherzosa, di coscienziosa esecuzione del rituale protettivo e di comica ambiguità nella mimica e nella espressione del volto».

Gli sforzi degli illuministi potrebbero spiegarsi come tentativi di dissolvere una zona d’ombra, razionalizzandola, in coerenza con la fiducia nella ragione umana, ma non mancano compiute ricostruzioni delle cause per cui proprio a Napoli sorse una teoria della iettatura, che per alcuni dipese da una maggiore arretratezza dell’illuminismo napoletano (De Martino), per altri dall’isolamento della capitale, incapace di trasmettere il razionalismo dei lumi al resto del regno (De Rosa), per altri ancora, semplicemente, dall’adozione di un «diverso modello di razionalità» che pure nel Settecento alimentò altre «scienze popolari di matrice empirico-divinatoria» (Ferrone).

fonte wikipedia