Invito alla lettura.

“Il libro ha un titolo troppo ambizioso per essere vero, perché è ovvio che nessuno conosce il valore della vita” commenta il Professor Maffettone. “Quello che sappiamo è che un tema così centrale è poco affrontato nella filosofia occidentale, mentre è tipico nella filosofia indiana e cinese. L’arte e la religione offrono un approccio più diretto rispetto alla filosofia, che però ha il vantaggio di cogliere le complessità più in profondità. La filosofia impiega più tempo ma attraverso molta riflessione ci arriva meglio”.

Rivisto dopo vent’anni dalla prima pubblicazione, il libro sostiene la tesi che non ci siano evidenze immediate per comprendere il valore della vita, ma interpretazioni plurali e personali. “La mia teoria è che il vero valore della vita consista nel pensare alla vita. Secondo Socrate, una vita che non viene esaminata con regolarità non vale la pena di essere vissuta. Questa scelta critica non si affida alla prima intuizione ma cerca di connettere il tutto, di costruire una riflessione tra il soggettivo e l’oggettivo e di passare attraverso etica e metafisica”.

L’intento del libro è arrivare a un pubblico più ampio possibile, non solo fra i lettori di filosofia.”Tutte le filosofie occidentali del Novecento hanno in comune l’anti-metafisica. A mio avviso, invece, la metafisica e la speculazione perpetua non devono esaurirsi perché le visioni del mondo sono tante e ognuna ha una buona ragione per sostenere il proprio valore della vita. Il pluralismo è nella struttura del mondo così come lo pensiamo. Non è un incidente, è la regola”.

Se nel mondo classico vigeva la concezione di una realtà unica, oggi è concepibile solo un pluralismo intrinseco. “Da una parte, l’etica ha un valore soggettivo e comporta sempre un pluralismo intrinseco. Dall’altra, c’è una componente oggettiva del valore come unità organica: la somma delle parti è inferiore al tutto e la vita si misura nella totalità e non nelle singole parti, come la musica di un’orchestra. Il concetto di felicità come autorealizzazione (Eudaimonia) di Aristotele, per quanto pensato per un mondo arcaico fatto di poche persone privilegiate, è sempre attuale per la dissociazione basilare che pone: cerchiamo di capire quello che vogliamo per noi ma pretendiamo un responso oggettivo e universale”.

Anche la letteratura aiuta a cogliere la complessità del problema. Le storie e gli scritti di Lev Tolstoj ricorrono in molti momenti del libro legando la ricerca del valore della vita all’esperienza della morte. “L’aneddoto della fuga da casa a ottantadue anni di Tolstoj dimostra che una scelta di vita drammatica può avvenire a ogni età, non solo da giovani. Nel racconto La morte di Ivan Il’ič compariva già una riflessione fondamentale sulla mortalità dell’uomo, che è sempre soggettiva, molto personale. La morte deve essere coerente con i principi perseguiti in vita dall’uomo: come la morte di Socrate, che sceglie di rispettare fino in fondo quella stessa legge che lo ha condannato. Perché quali altre evidenze abbiamo per valutare il valore della vita se non quello che abbiamo realizzato e predicato durante essa?”

L’ultima parte del libro è dedicata all’analisi dei casi che incrociano etica e politica. “Non c’è niente di intuitivo nelle questioni di bioetica e non ci sono soluzioni facili” conclude il Professor Maffettone. “La verità è che ogni decisione sulla vita è anche politica perché coinvolge le scelte delle persone. Nessuno sa quando e come una vita possa definirsi come tale e coloro che si ritengono certi per intuizione sbagliano. La scienza non dice mai cose del genere, solo le decisioni etico-politiche possono farlo. Occorre bilanciare interessi e valori diversi prima di trarre qualunque conclusione politica, appellandosi quando possibile all’idea che siano coloro che poi subiranno le conseguenze delle leggi a decidere”.

da Luiss University Press

Otto Dix

Otto Dix (Gera2 dicembre 1891 – Singen25 luglio 1969) è stato un pittore tedesco, esponente di spicco della “Neue Sachlichkeit” .

Dipinse le sue opere più note durante gli anni della fragile Repubblica di Weimar, incentrate su temi forti e rappresentati con crudezza: la guerra e la morte al fronte, i reduci storpi nelle città del dopoguerra, le deformità, il rapporto tra eros e morte, oltre a numerosi ritratti e gli autoritratti che realizzerà con costanza per tutta la vita.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Dix si arruolò entusiasticamente volontario nell’esercito tedesco. In qualità di sottufficiale combatté sia sul fronte occidentale, contro l’esercito inglese e francese, che sul Fronte Orientale, contro l’esercito russo; nel corso della guerra fu ferito e decorato più volte.

L’esperienza della guerra scioccò profondamente Dix[1], trasformandolo in un convinto pacifista: una parte importante dell’opera di Dix rifletterà proprio quel tragico periodo. Solo dopo alcuni anni arriverà a realizzare su quel tema la sua opera più intensa e significativa. Si tratta del polittico su legno intitolato “La guerra”, realizzato a Dresda nel 1932, dopo un lungo periodo di incubazione, appena un anno prima che Hitler ottenesse la carica di cancelliere.

Nel pannello centrale, tra corpi maciullati ed in decomposizione, emerge un’unica figura viva, uno spettrale soldato con maschera antigas; sovrasta il tutto uno scheletro impigliato fra travi d’acciaio, che sembra puntare l’indice della mano destra verso qualcuno o qualcosa. Successivo cronologicamente è “Le Fiandre”, dipinto nel 1936, ultima opera sulla grande guerra, una drammatica esemplificazione della vita dei soldati in trincea.

Nel 1933, con la presa del potere da parte di Adolf Hitler, Dix fu considerato un artista degenerato[5], perse l’incarico di professore all’Accademia di Dresda e gli venne proibito di esporre le proprie opere, alcune delle quali furono esibite nell’esposizione nazista d’arte degenerata[5] e furono poi bruciate. Trasferitosi sul lago di Costanza, fu costretto a dedicarsi esclusivamente alla pittura di paesaggio, evitando i temi sociali.

In quanto veterano pluridecorato della Prima guerra mondiale, allo scoppio della Seconda guerra mondiale Dix fu nuovamente richiamato nell’esercito tedesco; catturato dalle truppe francesi, fu rilasciato nel 1946. Nel dopoguerra riprese l’attività artistica realizzando soprattutto allegorie religiose e scene di sofferenze legate alla guerra. Otto Dix morì a Singen, in Germania, il 25 luglio 1969.

Angelo Possenti Art

Qui di seguito alcune opere di Angelo Possenti…appena avrò informazioni vi linkeró dove poter apprezzare tutte le opere di Angelo Possenti, la sua arte ed espressività.

Danza macabra #1 -#2 -#3

Stecchiti. Le vite curiose dei cadaveri.

di Mary Roach

Pensate che una salma, possa essere solo un corpo inerte e da piangere?Leggete Le vite curiose dei cadaveri di Mary Roach e aprite la vostra mente a nuove interessanti opportunità.

 Ironica, brillante, a tratti comica, Mary Roach, ci trascina in un curioso viaggio.

Per esempio, potete scegliere di trascorrere un soggiorno presso la Body Farm di Alcoa Hwy, dove polizia scientifica e medicina legale studiano la decomposizione di corpi lasciati all’aperto in preda alle più diverse condizioni atmosferiche. Lo scopo? Migliorare sempre di più i metodi utilizzati per stabilire l’ora di decesso, procedura che in un’indagine investigativa ha indubbiamente la sua rilevanza.

Se preferite invece attività più adrenaliniche, perché non aiutare le case automobilistiche a rendere più sicure le automobili, diventando omini di crash test? Infatti i manichini utilizzati (i famosi dummies) sono tarati su corpi veri affinché la simulazione dei danni sia il più accurata possibile e si possano raggiungere livelli di sicurezza sempre più elevati.

Non dimentichiamo, naturalmente, il campo medico. A meno che non vogliate prestarvi al vostro prossimo ricovero come cavia per uno specializzando chirurgo, l’utilità della donazione di corpi alla scienza medica è innegabile, sia per la sperimentazione di nuove procedure che per la pratica sul campo.

Insomma, possiamo pensare ad una uscita di scena originale, e probabilmente utile!