Come le opere sopravvivono al tempo.

L’espressione artistica osa affrontarne ogni tematica superando le reticenze che nella cultura contemporanea hanno reso complesso il rapporto tra vita e morte. Non sappiamo se per l’audacia tipica dell’arte o per la “compliance”, ma l’arte sopravvive alla morte stessa. L’arte sopravvive all’artista che la genera e dura a lungo nel tempo. Se pensiamo alla vita media di un’opera d’arte, anche la più fragile, comprendiamo essere di gran lunga superiore alla vita degli esseri umani e già questo dice molto del rapporto tra arte, vita e morte.

L’aspetto dell’arte che coinvolge la disciplina della conservazione e restauro è l’aspetto della conservazione materiale delle opere d’arte. L’obiettivo di conservare l’opera d’arte nel tempo nel suo aspetto materiale. In una dimensione vitale.
Partendo dal presupposto che l’arte si esprime attraverso l’elaborazione sapiente della materia, per lo stesso assioma, letto in maniera inversa, la materia che ci attornia attraverso mani sapienti e menti creative diviene arte. Questa premessa è doverosa perché l’arte, soprattutto quella antica, è spesso costituita nella sua essenza fisica da materie semplici, materie prime tratte dalla natura. In fondo, se si escludono i materiali di sintesi, anche il mondo che ci circonda è costruito a partire da materie prime naturali piuttosto semplici, reperibili in natura. Considerazioni che possono valere per tutta l’arte dai secoli più remoti sino a gran parte dell’arte recente, tranne che per certi filoni dell’arte contemporanea i cui supporti per le espressioni artistiche meriterebbero un discorso a parte, poiché possono essere videoregistrazioni, audio o supporti immateriali. Tuttavia, pur nella specificità del mezzo espressivo, anche in quel caso potremmo individuare lo stesso sapiente presupposto di gestione dello strumento virtuale anziché della materia.
In definitiva i manufatti artistici hanno una vita che, seppur più lunga di quella umana, ha comunque un tempo più o meno prevedibile. La disciplina del restauro ha come obiettivo principale la cura e la conservazione dei manufatti nella loro essenza materiale, ha la finalità di allungare la vita della materia che compone le opere d’arte.
Il concetto di cura e conservazione delle opere d’arte è piuttosto complesso e coinvolge discipline umanistiche e scientifiche allo stesso tempo, l’utilizzo di materiali della tradizione e sperimentazione degli ultimi ritrovati delle innovazioni tecnico scientifiche.
Per semplificare potremmo individuare una duplice componente dell’azione conservativa di un’opera: una pertinente alla sfera umanistica, quella attinente all’ambito concettuale che definisce l’obiettivo, il fine e le caratteristiche estetiche dell’intervento conservativo. E un’altra, la seconda, quella scientifica, che stabilisce il percorso e le modalità conservative dell’intervento partendo dalla specifica e peculiare materia che compone l’opera. Per affrontare questo secondo aspetto dovremmo entrare in dettagli che attengono alla sfera della chimica e della fisica, della compatibilità tra i materiali antichi e quelli contemporanei ed esplicare il concetto basilare della reversibilità dell’intervento di restauro.
In sostanza il restauro è una continua lotta ideale tra bene e male; si tratta di una disciplina piuttosto recente, una materia dove nulla è chiaro, palese e scontato, una disciplina che richiede metodo, attenzione e studio. Flessibilità nel modificare l’atteggiamento e il percorso a seconda delle esigenze specifiche che il singolo caso potrà porre.
Per fare un esempio, conservare un manufatto deve consentire la vita dello stesso e dovrà perciò evitare che gli interventi divengano “mummificazioni”. Premesso che il restauro, come ogni attività e disciplina umana, è soggetto alle mode e a variazioni di atteggiamento conservativo.

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