La tanatoprassi è l’insieme delle cure rivolte e del «trattamento estetico delle salme prima delle esequie»[1]. La parola deriva dal grecothanatos ‘morte‘ e praxis ‘pratica’.[2] Il professionista che svolge i trattamenti di tanatoprassi è definito tanatoprattore.In Italia, mentre il Regolamento di polizia mortuaria include specifiche disposizioni riguardo alla pratica dell’imbalsamazione, quasi niente è previsto relativamente alla tanatoprassi.
Secondo quanto afferma l’Istituto Nazionale Italiano di Tanatoprassi, la tanatoprassi prevede un’iniezione nel sistema arterioso di un fluido conservante e una serie di cure estetiche che consentono di mantenere un’immagine integra del defunto, ritardando per alcune settimane il processo di decomposizione. Inoltre viene garantito il naturale ritorno in polvere del corpo in un tempo massimo di 10 anni, mentre un corpo che non ha subito nessun trattamento può richiedere dai 40 agli 80 anni.[3]
La tanatoprassi presenta i suoi vantaggi anche nell’ambito della medicina legale[3], infatti fermando la decomposizione della salma si fissano i tessuti e le lesioni come in una preparazione istologica, consentendo così di eseguire le indagini più facilmente: ad esempio studiare meglio la traiettoria di un proiettile ed avere un apporto ai metodi di identificazione medico-legale. In caso di una riesumazione, resa necessaria da indagini giudiziarie, si avranno sicuramente risultati migliori su un cadavere trattato, rispetto a un cadavere in decomposizione.
La tanatoprassi non è da confondere con l’imbalsamazione perpetua, ma è un metodo di conservazione temporanea; fa sì che le salme possano essere conservate dai 10 ai 15 giorni prima della sepoltura.
fonte Wikipedia
